Dodici lezioni progressive (più una) per imparare l’armonia — con un orecchio di riguardo per il jazz — suonando davvero, senza saper leggere la musica e senza uno strumento tradizionale.
Funziona su iPad, telefono e computer · tocca lo schermo d’avvio per sbloccare l’audio · su schermi piccoli: un dito preme, due dita spostano, il pinch ingrandisce
Ogni lezione dura 15–25 minuti e ha la stessa forma: un’idea musicale, i passi da fare alla tastiera (cioè nell’app), esercizi con un criterio di verifica, e una sfida per chi vuole andare oltre. Fai le lezioni in ordine: ognuna usa quello che la precedente ha messo nelle dita. Non serve alcun prerequisito — nemmeno sapere cos’è un accordo: lo scoprirai suonandolo.
1Casa e tensione
15 minuti · nessun prerequisito
Tutta la musica tonale vive di un’alternanza: stare a casa e desiderare di tornarci. Questa lezione te la mette nelle orecchie in cinque minuti; il resto del corso è capire quante strade esistono fra le due.
Alla tastiera
Apri Esegui e tocca lo schermo d’avvio. Lascia tutto com’è: tonalità Do, modo MAG, timbro piano.
Premi ▶ via: parte il metronomo e il radar in alto a destra comincia a girare. Un giro di lancetta = una battuta.
Tocca il primo tastone, Do. Sopra il nome leggi 🏠 casa: sei sulla tonica, il punto di riposo.
Ora guarda il tastone Sol: dice ⚡ tira. Toccalo e resta in ascolto: senti che la musica è rimasta a mezz’aria?
Non risolvere subito. Conta quattro battiti col radar, poi torna su Do — che nel frattempo è diventato 🏁 risolve. Quel sollievo ha un nome: cadenza.
Per capire
Le faccine non descrivono l’accordo in sé: descrivono come suonerà partendo da quello che sta suonando adesso. Per questo cambiano ogni volta che cambi accordo: l’armonia è una rete di relazioni, non un elenco di oggetti. Il Sol (quinto grado, V) contiene la nota Si, che dista un solo semitono dal Do: quella nota — la sensibile — è l’ago che punta verso casa.
Esercizi
1.1 — Il gioco della sospensione
Suona Do → Sol e cronometra quanto riesci a restare sul Sol prima che l’orecchio ti costringa a risolvere. Poi fallo con un compagno: chi cede per primo?
Sai indicare, canticchiando, la nota del Sol che “spinge” verso il Do.
1.2 — Cadenze a orecchio chiuso
Un compagno suona, tu volti le spalle allo schermo. Lui alterna a caso Do→Sol→Do e Do→Fa→Do. Riconosci quale delle due sequenze contiene la vera “spinta”?
Almeno 8 risposte giuste su 10. Il Fa (🌊 si apre) allarga; il Sol tira: sono due gesti diversi.
1.3 — Tre timbri, una tensione
Ripeti la cadenza con archi e poi con organo. La tensione è nel timbro o negli accordi?
Sai rispondere e motivare: la tensione resta identica, quindi abita nelle note, non nel suono che le veste.
Sfida
Trova sulla tastiera un terzo accordo che “tira” (⚡). Suggerimento: guarda le faccine mentre sei su Do. Scoprirai il Si° — strano, instabile, senza quinta giusta: ci torneremo alla lezione 6.
2Le tre famiglie
20 minuti · richiede: lezione 1
Sette gradi sembrano tanti. In realtà l’orecchio li smista in tre famiglie funzionali: quelli che riposano, quelli che aprono, quelli che spingono. Impararle significa poter accompagnare qualunque canzone semplice già stasera.
Alla tastiera
Su Do (suonalo), leggi le faccine di tutti e sette i tastoni. Trascrivi su carta tre colonne: riposo (🏠), apertura (🌊, 😌 scivola), spinta (⚡).
Metti pattern battuto e tempo 72. Suona il giro più famoso del mondo: Do → Lam → Fa → Sol, una battuta ciascuno (cambia sul primo battito: guarda la lancetta).
Ora invertilo: Do → Fa → Lam → Sol. Stesso materiale, racconto diverso.
Per capire
I nomi ufficiali delle famiglie: tonica (I, e i suoi parenti vi e iii), sottodominante (IV e ii), dominante (V e vii°). I numeri romani sopra i tastoni sono il vero nome degli accordi: maiuscoli se maggiori, minuscoli se minori. Il giro I–vi–IV–V che hai appena suonato regge metà del pop dagli anni Cinquanta a oggi.
Esercizi
2.1 — Un accordo per famiglia
Componi a orecchio una frase di 4 battute usando un solo accordo per famiglia più il ritorno a casa (es. I → ii → V → I). Prova tutte le combinazioni ii/IV e V/vii°.
Ogni frase “chiude”: se finisci su ⚡ l’orecchio protesta — e adesso sai perché.
2.2 — La stessa casa in un’altra città
Sulla ruota in alto a sinistra tocca Sol: tutta la tastiera si rinomina. Risuona il giro I–vi–IV–V leggendo i numeri romani, non i nomi.
Ti accorgi che le dita fanno gli stessi gesti: hai appena scoperto perché i musicisti pensano per gradi.
2.3 — La ruota che brilla
Torna su Do e osserva la ruota: Sol e Fa brillano. Tocca Sol, guarda chi brilla ora. Spostati sempre su una tonalità brillante, per sei salti.
Il viaggio è stato morbido: le tonalità che brillano condividono 6 note su 7 con la corrente (regola: distanza d sul circolo delle quinte ⇒ 7−d note comuni).
Sfida
Accompagna una canzone che conosci davvero (Knockin’ on Heaven’s Door, Stand by Me, metà del repertorio da falò) trovandone il giro solo con le tre famiglie. L’interruttore C D E sotto la ruota ti dà i nomi anglosassoni se il tutorial che consulti li usa.
3Le note comuni
20 minuti · richiede: lezione 2
Perché certi cambi d’accordo scivolano e altri staccano? La risposta è aritmetica: quante note i due accordi hanno in comune. Esegui te la mostra (i tre puntini sotto ogni nome) e in questa lezione te la fa sentire con un trucco da compositori: il pedale.
Alla tastiera
Suona Do e leggi i puntini sugli altri tastoni: Lam e Mim ne accendono due (😌 scivola), Rem zero (🌶 stacca).
Nella riga melodia scegli pedale: una nota acuta — la tonica — si mette a battere sopra tutto.
Suona lentamente Do → Lam → Fa: il pedale non cambia mai, eppure cambia colore a ogni accordo. Sta dentro tutti e tre (è una loro nota comune!).
Ora suona Sol: il pedale stona quasi — il Do non appartiene all’accordo di Sol. La dissonanza che senti è la mancanza di una nota comune, in diretta.
Per capire
Due accordi con 2 note comuni su 3 sono parenti stretti: il cambio si sente appena (i compositori lo usano per far “respirare” senza muovere). Zero note comuni = massimo contrasto. Il pedale è il test sperimentale: una nota tenuta ferma rivela, stonando o fondendosi, la parentela di ogni accordo che le passa sotto. È fisica prima che musica: consonanza = rapporti semplici fra frequenze.
Esercizi
3.1 — La catena morbida
Costruisci la sequenza più lunga possibile in cui ogni cambio abbia almeno 2 puntini accesi. Scrivila su carta coi numeri romani.
Riesci ad arrivare ad almeno 6 accordi senza mai “staccare”.
3.2 — Il salto voluto
Ora il contrario: componi 4 battute che contengano esattamente un cambio a zero note comuni, piazzato dove vuoi creare sorpresa.
Chi ascolta indica al volo “il momento strano” — e coincide col tuo 🌶.
3.3 — Pedale detective
Con pedale acceso, un compagno suona accordi a caso. Tu, senza guardare, alzi la mano quando il pedale “entra” nell’accordo.
8 su 10: il tuo orecchio ora conta le note comuni da solo.
4Il tempo e il silenzio
20 minuti · richiede: lezione 2
L’armonia vive nel tempo: quando cambi conta quanto cosa suoni. In questa lezione fai amicizia col radar, con la quantizzazione — la rete di sicurezza che rende ogni tocco puntuale — e col tastone più sottovalutato: la pausa.
Alla tastiera
Guarda il radar: la lancetta compie un giro per battuta, i raggi si accendono sui battiti. Sotto, i simboli ♩♪♬ scelgono la suddivisione del clic.
La riga aggancio decide quando entra un tuo tocco: battuta = al prossimo “uno” (prova: tocca un accordo in ritardo apposta — entra perfetto comunque); divisione = alla prossima suddivisione scelta.
Metti divisione + ♪ e suona cambi sugli ottavi: senti la grana più fine.
Ora l’ottavo tastone, pausa: mentre un accordo suona, toccalo. Il silenzio arriva in tempo, sulla griglia — perché anche il silenzio è un evento musicale.
Prova il metro 3/4: il radar ha tre raggi, il valzer è servito.
Per capire
Il ritmo armonico è la velocità con cui cambiano gli accordi — indipendente dal tempo del brano. Una ballata può avere ritmo armonico lento (un accordo per due battute) e un brano lento può cambiare accordo a ogni battito. E il silenzio è ritmo armonico anche lui: nel jazz, dove non suoni definisce lo stile quanto dove suoni.
Esercizi
4.1 — Il metronomo interiore
Spegni il clic (🔔 clic) lasciando il radar visibile. Suona I–IV–V–I cambiando sull’uno a occhio. Poi copri anche il radar e prova a orecchio.
Riaccendendo il clic, i tuoi cambi cadono ancora vicini all’uno.
4.2 — Domanda e silenzio
Frase di 4 battute: accordi nelle battute 1–2, pausa secca sull’uno della 3, ripresa nella 4. Il vuoto al posto giusto vale un accordo.
Il silenzio arriva esattamente sull’uno (guarda il radar): se è lì, si sente come intenzione e non come esitazione.
4.3 — Valzer minimo
In 3/4, tempo 96: giro I–V–V–I, un accordo per battuta, pattern b/acc.
Riconosci il “um-pa-pa”: basso sull’uno, accordo sul due e tre.
5Scrivere un giro
25 minuti · richiede: lezioni 2 e 4
Finora hai suonato; ora componi. La striscia in fondo è uno spartito jazz in miniatura: battute bianche, stanghette, e ogni accordo scritto nel punto esatto in cui suona. La cosa più importante che imparerai: lo spartito memorizza gradi, non nomi — il tuo giro si trasporta da solo.
Alla tastiera
Tocca ✚ scrivi (diventa oro). Scegli la durata coi simboli o=intero d=metà ♩♪♬.
Con d selezionato tocca Do, poi Lam; passa a ♩ e tocca Fa, Sol. Sulla carta è nato:
|d Do d Lam |♩ Fa ♩ Sol |
Esci da ✚ scrivi e premi ▶ loop: parte allineato alla battuta e gira; il simbolo in esecuzione si accende.
Il momento magico: mentre il loop gira, tocca Sol sulla ruota. Il giro diventa Sol–Mim–Do–Re senza fermarsi: stessi gradi, altra tonalità.
Correzioni: tocca un simbolo sulla carta per selezionarlo (bordo oro) — le durate ora modificano lui, ✕ lo elimina, ⌫ svuota tutto. ⤢ apre la vista a tutta pagina, da leggio.
Esercizi
5.1 — Otto battute con una pausa
Scrivi un giro di 8 battute che contenga almeno una pausa scritta (in modalità scrivi il tastone pausa inserisce un silenzio della durata scelta). Fallo girare col pattern che preferisci.
Al loop, il silenzio cade dove l’avevi pensato e il giro riparte pulito.
5.2 — Ritmo armonico a tre velocità
Stesso materiale (I, vi, IV, V), tre versioni: (a) un intero per accordo, (b) una metà, (c) mezze e quarti misti. Ascoltale in loop una dopo l’altra.
Sai dire con parole tue cosa cambia nel carattere quando il ritmo armonico accelera.
5.3 — Il giro degli altri
Scambia il dispositivo con un compagno: ciascuno trasporta il giro dell’altro in tre tonalità diverse usando solo la ruota, e verifica a orecchio che “sia lo stesso pezzo”.
Sapete entrambi spiegare perché è lo stesso pezzo: i gradi non sono cambiati.
Sfida
Riscrivi il tuo giro in 3/4 (il metro reimpagina le battute) e aggiusta le durate perché torni a chiudere sull’uno. Chi torna prima al giro che “quadra” ha capito la divisione.
6Le settime: il colore del jazz
20 minuti · richiede: lezione 5
Da qui in poi il corso gira verso il jazz. Il primo passo è una quarta nota sopra la triade: la settima. Non cambia la funzione dell’accordo — cambia l’aria che respira.
Alla tastiera
In Do, guarda i chip dentro i tastoni. Sul Sol trovi 7: toccalo. È il Sol7, la dominante con dentro una marcia in più (il tritono Si–Fa).
Sul Do il chip si chiama 7+: settima maggiore (Do maj7), vellutata. Sul Rem trovi 7 (Rem7, minore settima). Sul Si°: ø, il semidiminuito.
Nota il dettaglio: ogni grado ha la sua settima naturale — l’app te la offre già giusta, perché i chip mostrano solo ciò che sta nella scala.
Suona il giro I–vi–IV–V due volte: triadi semplici, poi tutto in settime (7+, 7, 7+, 7). Benvenuto negli anni Cinquanta.
Per capire
Sigla
Nome
Ricetta
Carattere
7+ (maj7)
settima maggiore
triade M + 7ª M
morbido, sospeso, “bossa”
7
settima di dominante
triade M + 7ª m
tira: contiene il tritono
m7
minore settima
triade m + 7ª m
rotondo, discorsivo
ø (m7♭5)
semidiminuito
triade dim + 7ª m
ombroso, da minore
Quattro specie per quattro mestieri: nel jazz quasi ogni accordo è una di queste. La lezione 7 le mette in fila nell’ordine che conta.
Esercizi
6.1 — Con e senza
Riscrivi il giro della lezione 5 aggiungendo le settime (in modalità scrivi puoi toccare direttamente il chip: il passo memorizza anche la variante). Alterna in loop versione liscia e versione in settime.
A occhi chiusi le distingui sempre; sai dire quale delle due “resta più aperta” alla fine di ogni accordo.
6.2 — Caccia alla specie
Un compagno suona una settima a caso (7+, 7, m7 o ø); tu, senza guardare, nomini la specie.
7 su 10. Trucco d’ascolto: il “7” è l’unico che chiede qualcosa.
6.3 — Nona e oltre
Esplora sui tastoni i chip 9, add9, 6/9, 13. Scegli i tre colori che ti piacciono di più e usali in un giro di 4 battute.
Sai dire su quali gradi certi chip non compaiono — e il perché ormai lo sospetti: la scala non contiene la nota che servirebbe.
7II–V–I, la molecola
25 minuti · richiede: lezione 6
Se il jazz fosse una chimica, il II–V–I sarebbe la molecola d’acqua: ovunque. È una cadenza in tre mosse — preparazione, tensione, casa — e da sola manda avanti interi songbook.
Alla tastiera
In Do, con le settime: Rem7 (chip 7 sul ii) → Sol7 → Do7+. Una battuta, una battuta, due battute. Ripetilo finché le dita lo sanno.
Ascolta il movimento delle fondamentali: Re → Sol → Do. Scendono di quinta in quinta: è la discesa più naturale che esista in armonia.
Scrivilo nello spartito: ♩♩ no — meglio: d Rem7, d Sol7, o Do7+. Loop.
Attiva basso → walk e melodia → cantabile: la molecola respira. Poi il rito di passaggio: trasporta il loop in tutte e dodici le tonalità con la ruota, una alla volta.
Per capire
Perché proprio ii–V–I? Ogni anello prepara il successivo per quinta discendente, e le specie di settima si incastrano: m7 → 7 → maj7. L’orecchio riconosce il pattern anche fuori dalla tonica: i jazzisti lo usano come mattone per viaggiare (un ii–V può puntare a qualunque bersaglio — lo vedrai coi chip ambra alla lezione 10). Nel repertorio: Autumn Leaves è una collana di ii–V–I; Tune Up, tre di fila che scendono.
Esercizi
7.1 — Le dodici stazioni
Il loop del ii–V–I che gira; a ogni ripetizione sposti la ruota di una posizione (in senso orario). Dodici fermate, ritorno a Do.
Non hai mai perso il “dove sono”: i numeri romani sui tastoni restano ii, V, I.
7.2 — Minore molecola
Passa al modo MIN: il ii–V–i minore diventa ø → 7 → m (in Lam: Siø, Mi7, Lam). Suonalo e confrontalo col fratello maggiore.
Riconosci il semidiminuito come “il ii del minore”: è il suo habitat naturale.
7.3 — Autumn Leaves in miniatura
Scrivi e metti in loop: ii–V–I–IV · viiø–III7(*)–vi, metà a battuta. (*) il III7 non è diatonico: per ora usa il iii semplice; alla lezione 10 tornerai qui a metterci il chip ambra giusto.
Il giro gira rotondo e hai una domanda aperta — il segno che la prossima lezione serve.
8Il basso che cammina
20 minuti · richiede: lezione 7
Il contrabbasso del jazz non “tiene” l’accordo: cammina — una nota per battito, in un discorso continuo che collega gli accordi. Esegui ha un camminatore vero a bordo, e in questa lezione impari a guidarlo (e a rubargli i segreti).
Alla tastiera
Riga basso → walk. Tempo lento, 72. Aggancio su battuta. Suona il tuo ii–V–I e ascolta solo il grave (il cursore verde accanto ai modi del basso lo alza fino a farlo dominare).
Il segreto del camminatore: sull’uno la fondamentale, sui battiti forti interni note dell’accordo, sui deboli passaggi di scala, e sull’ultimo battito una nota d’approccio cromatico a un semitono dal prossimo accordo.
Per sentire l’approccio al lavoro devi prenotare: tocca l’accordo successivo prima che finisca la battuta. Il basso “lo annuncia” atterrandogli accanto. Prova a prenotare tardi: l’annuncio sparisce.
Confronta con 1–5 (fondamentale e quinta: il basso “country”) e ottave: tre mestieri diversi per il registro grave.
Esercizi
8.1 — L’annunciatore
Giro lento di 4 accordi, cambi prenotati con anticipo. Conta quante volte senti la nota d’approccio “fuori dalla scala” appena prima del cambio.
Una per battuta di cambio: è il cromatismo al servizio della direzione, non contro.
8.2 — Chi guida?
Stesso giro due volte: (a) walk col pattern b/acc, (b) walk col pattern ottavi. In quale versione il basso “comanda” di più?
Sai motivare: quando l’accompagnamento sta sui battiti deboli (comping), il grave resta il narratore.
8.3 — Dettato di basso
Volume del basso al massimo, accordi quasi a zero: un compagno suona un II–V–I in una tonalità a scelta; tu, ascoltando solo la linea, dici quando avviene ogni cambio.
Li becchi tutti: l’approccio cromatico te li telefona.
Sfida
Ricava a orecchio la regola del camminatore (è descritta al punto 2) e scrivila come algoritmo su carta: input l’accordo corrente e il prossimo, output le 4 note della battuta. Confrontala con quella di un compagno: convergete?
9I modi: dorico e misolidio
25 minuti · richiede: lezione 6
Il jazz moderno non abita solo in maggiore e minore: abita nei modi — scale che condividono le note ma spostano il centro di gravità. Due su tutti pagano il biglietto: il dorico (il minore che sorride) e il misolidio (la casa del blues).
Alla tastiera
Riga modo → DOR, tonalità Re. Guarda i numerali: i, ii, ♭III, IV, v… Quel IV maggiore su tonica minore (Rem → Sol) è la firma dorica.
Suona a lungo solo Rem7 e Sol7 alternati, pattern ottavi, melodia fiorita: è l’aria di So What di Miles Davis. Nessuna cadenza: si sta, non si va.
Ora MIX, tonalità Sol: il primo grado ha già il chip 7 diatonico — il “7” sulla tonica, cosa impossibile in maggiore. È il suono di metà del rock e di tutto il blues.
Gioco di prestigio conclusivo: scrivi un giro i–IV in DOR, mettilo in loop, e cambia modo in MIN senza fermarlo: il IV si spegne in iv. Una nota di scala, un mondo di differenza.
Per capire
I modi non sono scale “nuove”: sono la stessa collana di note indossata partendo da un’altra perla. Per questo in Esegui cambi modo e tutto si riconfigura coerentemente: qualità dei gradi, numerali (♭III, ♭VII…), varianti disponibili, perfino le note che il camminatore e la melodia scelgono. L’armonia modale (Miles, i Doors, metà delle colonne sonore) preferisce il colore alla direzione: pochi accordi, tanta atmosfera.
Esercizi
9.1 — Ritratti in quattro modi
Stesso giro di due accordi (i–IV o I–♭VII dove esiste) in DOR, MIX, LID, FRI. Per ciascuno scrivi un aggettivo.
I tuoi aggettivi e quelli di un compagno si somigliano più di quanto il caso permetterebbe: i modi hanno un carattere oggettivo.
9.2 — Il pedale sui modi
Melodia pedale e giro modale in loop: la tonica ribattuta tiene insieme colori diversi. Poi cambia tonalità senza cambiare modo: il pedale si sposta con lei.
Sai spiegare la differenza fra cambiare tonalità e cambiare modo — con un esempio suonato, non a parole.
9.3 — L’esperimento locrio
Modo LOC: tonica diminuita, nessun accordo stabile. Prova a “chiudere” una frase. Non ci riuscirai — ed è la dimostrazione per assurdo di cosa serve una tonica.
Sai dire quale intervallo manca alla tonica locria per essere casa (la quinta giusta).
10Fuori dalla scala: i chip ambra
25 minuti · richiede: lezione 7
Finora hai suonato dentro la scala. Ma il sapore jazz viene spesso da fuori: accordi cromatici presi in prestito per un attimo. In fondo a ogni tastone trovi tre chip ambra — il colore dice: «questo non è della scala».
Alla tastiera
In Do, sul I: Do°7, Do7, Dom. Tre visite guidate fuori porta:
°7 di passaggio — suona Do → Do°7 → Rem7: il diminuito scivola fra I e ii come un gradino cromatico. (È il gesto di Goodbye Stranger: lo riconoscerai alla lezione 12.)
Dominante secondaria — sul ii trovi Re7: è «il V del V». Suona Do → Re7 → Sol7 → Do: la tensione si mette in fila indiana.
Prestito modale — Dom in Do maggiore, o il celebre iv minore: Do → Fa → Fam → Do. Struggimento istantaneo (i Beatles ci hanno costruito una carriera).
Nota: anche i chip ambra sono ancorati al grado. Scrivili nello spartito e trasporta: Do°7 in Sol diventa Sol°7.
Per capire
Tre meccanismi, una logica: il °7 riempie cromaticamente lo spazio fra due gradi (quattro note a distanza uguale: un accordo-scala mobile); la dominante secondaria tratta qualunque accordo come una tonica momentanea e gli manda il suo V7 (è il ii–V portatile della lezione 7); il prestito modale ruba un accordo al modo parallelo (Do maggiore che prende in prestito da Do minore). Il jazz è per metà l’arte di uscire dalla scala sapendo perché.
Esercizi
10.1 — Il gradino
Riprendi il giro I–vi–IV–V e infila un solo °7 di passaggio dove suona meglio (prova fra I e ii, o fra IV e V a mezza battuta, durata ♪).
Il giro “sale le scale” invece di saltare: il cromatismo si sente come un passetto, non come un errore.
10.2 — La catena delle dominanti
Scrivi: Mi7 → La7 → Re7 → Sol7 → Do (i primi tre sono chip ambra sul iii, vi e ii). È la discesa di quinte tutta in dominanti: il finale di mille standard.
Ogni anello “tira” il successivo; il basso in walk la percorre come un’autostrada.
10.3 — Debito saldato
Torna all’esercizio 7.3 e sostituisci il iii col Mi7 (il III7 vero di Autumn Leaves).
Ora il vi arriva chiamato: la domanda aperta della lezione 7 è chiusa.
11Anticipazioni: il ritmo che parla
20 minuti · richiede: lezioni 4 e 5
Il jazz si riconosce prima dal ritmo che dalle note: gli accordi arrivano un attimo prima del battito — l’anticipazione. Con le pause scritte, la sai comporre al millimetro.
Alla tastiera
La ricetta base: al posto di ♩ accordo sull’uno, scrivi ♪pausa + ♪ accordo: l’accordo cade sul levare. In loop, con walk sotto, è subito jazz.
Costruisci la “charleston” del comping: ♩ accordo · ♪ pausa · ♪ accordo · d pausa — colpo sull’uno e sul “e” del due, poi aria.
Rifinisci a orecchio col clic in ♪ e aggancio divisione per sentire dove cadono davvero i levare.
Esercizi
11.1 — Prima e dopo
Stesso giro armonico in due versioni: tutto sui battiti, poi con metà degli attacchi anticipati di un ottavo. Falle ascoltare: quale “dondola”?
Chi ascolta indica la versione jazz senza saperne il motivo — tu sì.
11.2 — Dettato ritmico con le sillabe
Aggiungi alle battute le sillabe (virgolette nel pannello ⇅ brano: Do:0.5"ta"…) e canta il ritmo armonico prima di farlo suonare.
La tua voce e il loop coincidono: stai leggendo il ritmo, non indovinandolo.
11.3 — Il vuoto sull’uno
Scrivi una battuta il cui uno è una pausa (l’accordo arriva solo sul levare). È il gesto più radicale del comping.
Il tempo non si perde: il walk tiene l’uno mentre l’armonia lo tace.
12Un brano vero: Goodbye Stranger
25 minuti · richiede: lezioni 8 e 10
Ora hai tutti gli attrezzi per aprire un brano vero e capirlo dal di dentro. Nel pannello ⇅ brano il pulsante esempio carica la progressione di Goodbye Stranger dei Supertramp (1979) — con sillabe ritmiche al posto del testo, che resta ai legittimi proprietari.
Alla tastiera
⇅ brano → esempio: 23 passi in La♭, spartito pronto. ▶ loop, basso walk, e apri la vista ⤢ per leggere comodo.
Analisi della strofa — La♭ → La♭°7 → Re♭/La♭ → La♭: riconosci il °7 di passaggio della lezione 10? E il Re♭/La♭ è il IV con la tonica al basso (slash): tutto si muove sopra un basso fermo. Tre accordi, un solo perno.
Il ponte — La♭7/Sol♭ → Fam7 → Re♭ → Si♭m7: il basso ora scende per gradi (La♭–Sol♭–Fa…): la linea di basso come architettura.
Il ritornello — spunta perfino un La♭+ (triade aumentata) e il giro chiude con Si♭m–Mi♭7: eccolo, il ii–V della lezione 7, nascosto in un brano pop.
Gran finale: trasporta il brano in Do con la ruota, loop in corsa. Ogni sigla si rinomina (Do, Do°7, Fa/Do…) ma il racconto armonico è identico.
Esercizi
12.1 — La mappa del brano
Su carta, etichetta ogni passo dell’esempio con lo strumento del corso che lo spiega: °7 → lez. 10, slash e basso discendente → lez. 8, ii–V → lez. 7, aumentato → fuori scala.
Nessun passo resta senza etichetta: il brano è fatto solo di cose che ora conosci.
12.2 — Il tuo brano
Prendi una canzone che ami, cerca le sigle, e scrivila nel formato del pannello (una riga d’esempio: Do:2"parole" Lam:2"parole"). Importala, mettila in loop, cantaci sopra.
Esporta il testo e conservalo: hai il tuo primo lead sheet digitale, trasportabile in ogni tonalità.
12.3 — La variazione d’autore
Riscrivi la strofa dell’esempio sostituendo il °7 con un’altra uscita dalla scala a tua scelta (una secondaria? il prestito?). Confronta in loop con l’originale.
Sai argomentare quale versione preferisci e per quale meccanismo armonico.
13Extra — Il blues di dodici battute
25 minuti · richiede: lezioni 9 e 10
Il blues è il paradosso più fecondo dell’armonia: tre dominanti che non risolvono da nessuna parte — e stanno benissimo così. È anche il terreno d’incontro di tutto il corso: dominanti fuori scala, misolidio, walking, anticipazioni.
Alla tastiera
In Do maggiore, scrivi le dodici battute con gli interi (o), usando i chip ambra per avere il 7 anche su I e IV:
Loop, walk, tempo 96, pattern b/acc. L’ultima battuta (Sol7) è il turnaround: rilancia il giro.
Variante furba: passa al modo MIX in Do — il I7 diventa diatonico e i tastoni ti danno il blues senza chip ambra. Due strade, stesso suono: hai appena toccato con mano che il blues abita nel misolidio.
Rifinitura jazz: nelle battute 7–8 infila un °7 di passaggio; nella 12 anticipa il Sol7 di un ottavo (♪pausa+♪accordo).
Esercizi
13.1 — Blues in tre città
Trasporta il blues in Fa e in Si♭ (le tonalità dei fiati) con la ruota, senza fermare il loop.
In ogni tonalità sai indicare al volo dove sono I7, IV7, V7.
13.2 — Il quick change
Variante: battuta 2 → Fa7 (il “cambio rapido”). Confronta in loop le due aperture.
Riconosci a orecchio, in un blues qualunque, se c’è il quick change.
13.3 — Concerto finale
Melodia fiorita, basso walk, i volumi bilanciati a gusto tuo, vista ⤢ aperta: dodici battute che girano da sole mentre tu, con le mani libere, entri ed esci dal loop toccando i tastoni per improvvisare le variazioni.
Hai suonato cinque minuti senza guardare queste istruzioni. Il corso è finito; la musica no.
AAppendice: mappa dei simboli
da tenere a portata di mano
Le faccine (relative all’accordo che sta suonando)
Simbolo
Parola
Significato
🏠
casa
la tonica: punto di riposo
⚡
tira
tensione che chiede risoluzione (V, vii°)
🏁
risolve
arrivo a casa dalla tensione
🌊
si apre
il IV: allarga lo spazio
😌
scivola
≥2 note comuni: passaggio morbido
🌶
stacca
0 note comuni: contrasto netto
🌗/🌞
si vela / si accende
il cambio scurisce o illumina
🎯
sei qui
l’accordo corrente
I tre puntini contano le note comuni con l’accordo corrente. I chip bianchi sono varianti dentro la scala; i chip ambra escono dalla scala (°7 di passaggio, dominante secondaria, prestito maggiore/minore).
Le durate dello spartito
Simbolo
Valore
In 4/4
o
intero (semibreve)
tutta la battuta
d
metà (minima)
due battiti
♩
quarto (semiminima)
un battito
♪
ottavo (croma)
mezzo battito
♬
sedicesimo (semicroma)
un quarto di battito
Il formato del pannello ⇅ brano
tonalità: Ab ← imposta la ruota (nomi italiani o inglesi)
# questa è una riga di commento
Ab:4 Abdim7:2 Db/Ab:2 ← sigla:durata in quarti
Fm7:4"parole sotto la sigla" ← virgolette = testo nel lead sheet
P:1 ← P = pausa (anche P:0.5"respiro")
Sigle riconosciute: maggiori e minori (anche italiane: Solm7), 7, maj7, m7, dim7/°7, m7b5/ø, aug/+, sus2/sus4, 6, 6/9, 9, add9, 11, 13, e gli slash (Db/Ab). ⇧ esporta salva il tuo brano nello stesso formato.
Scorciatoie e gesti
Tastiera fisica: 1…7 gradi, 0 pausa, spazio avvia/ferma. Schermi piccoli: un dito preme, due dita spostano la vista, il pinch ingrandisce (fino alla panoramica dell’intera app); su iPad il pinch ingrandisce al volo e richiudendo verso l’inizio si torna al layout normale.