“Tutti i corpi gravitano gli uni verso gli altri, e questa è la causa per la quale i pianeti si
mantengono nelle loro orbite.”
— Isaac Newton, Philosophiæ Naturalis Principia Mathematica, Libro III, 1687 (parafrasi)
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Per quasi due millenni, dopo Aristotele, era opinione condivisa che il mondo si dividesse in due: il mondo sublunare, dove i corpi gravi cadono perché “cercano il loro luogo naturale” verso il centro della Terra, e il mondo celeste, dove gli astri si muovono di moto eternamente circolare per una sostanza diversa, la “quintessenza”. Le due fisiche — terrestre e celeste — non parlavano fra loro.
Tra il XVI e il XVII secolo questa frontiera viene smantellata. Tycho Brahe accumula osservazioni astronomiche di accuratezza senza precedenti; Keplero, sul materiale di Tycho, ricava tre leggi empiriche sul moto dei pianeti; Galileo, con il cannocchiale, mostra che la Luna ha montagne e Giove ha satelliti (e quindi i corpi celesti sono “come la Terra”). Sarà però Newton, nel 1687, a fornire la sintesi: una unica legge, la legge di gravitazione universale, descrive sia la caduta della mela sia il moto della Luna, sia le orbite dei pianeti sia le maree. La fisica “terrestre” e quella “celeste” diventano un’unica fisica: il cosmo è, fisicamente, omogeneo.
In questo capitolo: la legge di Newton, le leggi di Keplero come sua conseguenza, e la trattazione energetica delle orbite (con il concetto fondamentale di velocità di fuga). Vedremo che la stessa legge che fa cadere un sasso governa il moto dei satelliti artificiali e dei sistemi binari di stelle a milioni di anni-luce.
Newton afferma che fra due qualunque corpi materiali esiste una forza di attrazione, diretta lungo la retta che li congiunge, di modulo proporzionale alle masse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza che li separa.
Legge 13.1 — Legge di gravitazione universale
Legge di gravitazione universale Due corpi puntiformi di massa \(m_1\) e \(m_2\), separati da una distanza \(r\), si attraggono con una forza il cui modulo vale:
Unità SI: \([F]={\mathrm{N} }\), \([G ]={\mathrm{N} \mathrm{m} ^{2} / \mathrm{kg} ^{2} }\), \([m]={\mathrm{kg} }\), \([r]={\mathrm{m} }\).
dove \(\hat {r}_{1\to 2}\) è il versore diretto da \(1\) verso \(2\) e il segno meno indica attrazione.
Alcune osservazioni importanti.
Newton sapeva, fin dalla pubblicazione dei Principia, che la costante \(G \) doveva avere un valore numerico ben definito, ma non fu in grado di misurarla: la gravitazione fra masse di laboratorio è così debole da risultare quasi inosservabile. La prima misura diretta venne realizzata nel 1798 da Henry Cavendish, oltre un secolo dopo Newton.
Definizione 13.1 — Costante di gravitazione universale
Costante di gravitazione universale La costante di gravitazione universale ha valore:
Unità SI: \([G ]={\mathrm{N} \mathrm{m} ^{2} / \mathrm{kg} ^{2} }\).
L’esperimento di Cavendish utilizzava una bilancia di torsione: due sferette di piombo erano fissate alle estremità di un manubrio orizzontale sospeso a un sottile filo di torsione; avvicinando due grosse masse, anch’esse di piombo, alle sferette, la lieve forza gravitazionale provocava una rotazione del manubrio, che si poteva misurare osservando la deflessione di un fascio di luce riflesso da uno specchietto solidale al filo. Conoscendo la costante di torsione del filo (calibrata a parte) si risaliva alla forza, e quindi a \(G \).
La costante \(G \) è la meno conosciuta fra tutte le costanti fondamentali della fisica: a oggi è nota con un errore relativo di circa \(2\times 10^{-5}\), contro errori di \(1\times 10^{-10}\) o migliori per la maggior parte delle altre. Misurarla con precisione resta una delle sfide sperimentali aperte della fisica contemporanea.
Consideriamo un corpo di massa \(m\) posto alla superficie della Terra (massa \(M_{\oplus }\), raggio \(R_{\oplus }\)). La forza gravitazionale che la Terra esercita su di esso vale:
Confrontando con la forma locale del peso, \(\vec{F}_{\!P} = m\,g \), si ottiene immediatamente:
Unità SI: \([g ]={\mathrm{m} / \mathrm{s} ^{2} }\), \([G ]={\mathrm{N} \mathrm{m} ^{2} / \mathrm{kg} ^{2} }\), \([M_{\oplus }]={\mathrm{kg} }\), \([R_{\oplus }]={\mathrm{m} }\).
Sostituendo i valori \(G = 6.674\times 10^{-11}\,{\mathrm{N} \mathrm{m} ^{2} / \mathrm{kg} ^{2} }\), \(M_{\oplus } = 5.972\times 10^{24}\,{\mathrm{kg} }\), \(R_{\oplus } = 6.371\times 10^{6}\,{\mathrm{m} }\), si trova \(g \approx 9.82\,{\mathrm{m} / \mathrm{s} ^{2} }\), in ottimo accordo con il valore standard \(9.81\,{\mathrm{m} / \mathrm{s} ^{2} }\).
A quota \(h\) sopra la superficie, la distanza dal centro della Terra è \(r = R_{\oplus } + h\), e la gravità locale vale
Per una quota di \(10\,{\mathrm{k} \mathrm{m} }\), \(h/R_{\oplus } \approx 1.6\times 10^{-3}\): \(g \) diminuisce dello \(0.3\,{\% }\), variazione spesso trascurabile.
Attenzione!
Massa inerziale e massa gravitazionale Nella formula \(\vec{F}_{\!P} = m\,g \) la massa \(m\) compare due volte: una nella legge di Newton come massa inerziale (resistenza all’accelerazione) e una nella legge di gravità come massa gravitazionale (sorgente del campo). Tutti gli esperimenti finora condotti — da Galileo con le sfere sul piano inclinato fino agli esperimenti satellitari odierni — mostrano che le due masse coincidono. Questo principio di equivalenza è alla base della relatività generale di Einstein.
Tra il 1609 e il 1619 Giovanni Keplero, analizzando le osservazioni accuratissime di Tycho Brahe, formula tre leggi empiriche che descrivono il moto dei pianeti del Sistema Solare. Newton, mezzo secolo dopo, dimostrerà che esse sono conseguenze matematiche della legge di gravitazione universale.
Legge 13.2 — Prima legge di Keplero
Prima legge di Keplero Ogni pianeta percorre un’orbita ellittica di cui il Sole occupa uno dei due fuochi.
L’ellisse è la curva luogo dei punti del piano per i quali la somma delle distanze da due punti fissi (i fuochi) è costante. Per un’orbita planetaria:
Il modello copernicano precedente assumeva orbite circolari: la correzione di Keplero (in cui occorre un’ellisse, non un cerchio) è piccola nei numeri (eccentricità delle orbite planetarie quasi tutte \(\lesssim 0.1\)) ma è qualitativamente cruciale, e si misura nettamente sulle orbite più eccentriche, come quella di Mercurio (\(e \approx 0.21\)) o di alcune comete.
Legge 13.3 — Seconda legge di Keplero (legge delle aree)
Seconda legge di Keplero (legge delle aree) La linea congiungente il Sole con un pianeta (raggio vettore) spazza aree uguali in tempi uguali.
In termini moderni: la velocità areolare è costante. Detta \(\Delta A\) l’area spazzata in un intervallo \(\Delta t\):
Unità SI: \([\Delta A / \Delta t] = {\mathrm{m}^{2} / \mathrm{s} }\).
La conseguenza geometrica e fisica è immediata: il pianeta deve muoversi più velocemente al perielio (vicino al Sole, raggio vettore corto, dunque per spazzare la stessa area in \(\Delta t\) deve percorrere un arco lungo) e più lentamente all’afelio.
Dimostrazione (legame con il momento angolare). L’area spazzata in \(\Delta t\) vale approssimativamente \(\Delta A = \tfrac {1}{2}\,r\,v_{\perp }\,\Delta t\), dove \(v_{\perp }\) è la componente di velocità perpendicolare al raggio vettore. Allora \(\Delta A/\Delta t = \tfrac {1}{2}\,r\,v_{\perp } = L/(2m)\), dove \(L = m\,r\,v_{\perp }\) è il momento angolare del pianeta rispetto al Sole. La forza di gravitazione è centrale (diretta lungo il raggio vettore), quindi non esercita momento sul pianeta: il momento angolare \(L\) si conserva, e con esso la velocità areolare.
La seconda legge di Keplero è perciò equivalente alla conservazione del momento angolare del pianeta nel campo centrale del Sole.
Legge 13.4 — Terza legge di Keplero
Terza legge di Keplero Il quadrato del periodo orbitale \(T\) di un pianeta è proporzionale al cubo del semiasse maggiore \(a\) della sua orbita:
Unità SI: \([T]={\mathrm{s} }\), \([a]={\mathrm{m} }\), \([k]={\mathrm{s} ^{2} / \mathrm{m}^{3} }\), \([M]={\mathrm{kg} }\).
Derivazione per orbite circolari. Per un’orbita circolare di raggio \(r\), percorsa con velocità uniforme \(v\), la forza gravitazionale fornisce l’accelerazione centripeta:
Il periodo è \(T = 2\pi r / v\), da cui
Per un’orbita ellittica si dimostra (in modo più tecnico) che la stessa relazione vale con \(r\) sostituito dal semiasse maggiore \(a\).
La terza legge è una formula potente: misurando periodo e semiasse di un’orbita (per esempio di un satellite attorno a un pianeta) si determina la massa del corpo centrale. È così che si misurano le masse del Sole, dei pianeti che hanno satelliti, delle stelle in sistemi binari, persino il buco nero supermassivo al centro della nostra galassia.
Per un corpo che si muove nel campo gravitazionale di una massa \(M\), la forza è conservativa e si può associare a essa una energia potenziale gravitazionale \(U(r)\). Si definisce fissando come riferimento \(U(\infty ) = 0\), cioè energia potenziale nulla a distanza infinita.
Legge 13.5 — Energia potenziale gravitazionale
Energia potenziale gravitazionale L’energia potenziale gravitazionale di un corpo di massa \(m\) a distanza \(r\) da un corpo di massa \(M\) vale:
Unità SI: \([U]={\mathrm{J} }\), \([G ]={\mathrm{N} \mathrm{m} ^{2} / \mathrm{kg} ^{2} }\), \([M]=[m]={\mathrm{kg} }\), \([r]={\mathrm{m} }\).
Alcune osservazioni:
Recupero della formula locale. A quota \(h\) sopra la superficie terrestre, \(r = R_{\oplus } + h\), da cui
avendo usato \(g = G \,M_{\oplus }/R_{\oplus }^2\) e sviluppato \(1/(R_{\oplus } + h)\) al primo ordine in \(h/R_{\oplus }\).
L’energia meccanica totale di un corpo di massa \(m\) nel campo gravitazionale di un corpo di massa \(M\) è
Essendo \(U\) una funzione che vale \(0\) all’infinito e \(-\infty \) al centro, il segno di \(E\) classifica completamente il moto in tre categorie.
In termini di geometria: la forma dell’orbita di una massa nel campo di un’altra è una sezione conica (ellisse, parabola, iperbole), e il segno dell’energia ne classifica il tipo. Questo risultato è uno dei trionfi del programma di Newton.
Quale è la velocità minima con cui un corpo deve essere lanciato dalla superficie di un pianeta (massa \(M\), raggio \(R\)) per non ricadere e raggiungere l’infinito? L’orbita-limite è quella parabolica, con \(E = 0\). Scrivendo \(E = 0\) in superficie:
Legge 13.6 — Velocità di fuga
Velocità di fuga La velocità di fuga dalla superficie di un corpo celeste di massa \(M\) e raggio \(R\) vale:
Unità SI: \([v_{\mathrm {fuga}}]={\mathrm{m} / \mathrm{s} }\), \([G ]={\mathrm{N} \mathrm{m} ^{2} / \mathrm{kg} ^{2} }\), \([M]={\mathrm{kg} }\), \([R]={\mathrm{m} }\).
Sostituendo i dati terrestri: \(v_{\mathrm {fuga},\oplus } = \sqrt {2\,G \,M_{\oplus }/R_{\oplus }} \approx 1.12\times 10^{4}\,{\mathrm{m} / \mathrm{s} } \approx 11.2\,{\mathrm{k} \mathrm{m} / \mathrm{s} }\). È la velocità con cui sono partiti, dopo la fase di propulsione, i veicoli delle missioni Apollo per la Luna e Pioneer e Voyager per gli esterni del Sistema Solare.
Notiamo due aspetti.
Attenzione!
Raggio di Schwarzschild (cenno) Se in un corpo di massa \(M\) tutta la massa è confinata in una sfera di raggio \(R\) tale che \(v_{\mathrm {fuga}} = c \) (la velocità della luce), neppure la luce riesce a sfuggire. Risolvendo \(\sqrt {2 G M / R} = c \) si ottiene il raggio di Schwarzschild \(R_{\mathrm {S}} = 2 G M / c ^2\). Per una massa pari al Sole, \(R_{\mathrm {S}} \approx 3\,{\mathrm{k} \mathrm{m} }\): se tutta la massa solare fosse compressa in una sfera di tale raggio, nessuna luce uscirebbe. Sono i buchi neri. La derivazione corretta richiede però la relatività generale; quella appena vista fornisce, per coincidenza numerica, il valore esatto.
Esempio 13.1
Forza fra due corpi terrestri Due persone di massa \(70\,{\mathrm{kg} }\) sono a \(1.0\,{\mathrm{m} }\) di distanza. Quanto vale la forza di attrazione gravitazionale fra loro?
Calcolo.
Una forza di circa \(0.3\,{\mu \mathrm{N} }\): del tutto trascurabile rispetto alle altre forze in gioco (attrito, contatto, ecc.). Per questo nei problemi terrestri usuali la gravità reciproca fra oggetti si trascura.
Esempio 13.2
Calcolo della massa del Sole La Terra orbita attorno al Sole con periodo \(T = 365.25\,{\mathrm{day}}\) e semiasse maggiore \(a = 1.496\times 10^{11}\,{\mathrm{m} }\) (la “unità astronomica”). Usando la terza legge di Keplero, calcoliamo la massa del Sole.
Impostazione.
Conversione del periodo.
Sostituzione numerica.
In ottimo accordo con il valore tabulato \(M_{\odot } \approx 1.99\times 10^{30}\,{\mathrm{kg} }\).
Esempio 13.3
Periodo di un satellite geostazionario Un satellite geostazionario ha periodo orbitale uguale a quello di rotazione terrestre, \(T = 86164\,{\mathrm{s} }\) (giorno siderale). Calcoliamo a che altezza sopra l’equatore si trova.
Impostazione. Dalla terza legge, \(r^3 = G \,M_{\oplus }\,T^2/(4\pi ^2)\), e l’altezza sulla superficie è \(h = r - R_{\oplus }\).
Calcolo.
È la quota a cui sono posizionati i satelliti per le telecomunicazioni (televisione, GPS in parte, meteorologia).
Esempio 13.4
Velocità di fuga dalla Luna La Luna ha massa \(M_{\mathrm {L}} = 7.35\times 10^{22}\,{\mathrm{kg} }\) e raggio \(R_{\mathrm {L}} = 1.737\times 10^{6}\,{\mathrm{m} }\). Calcoliamo la velocità di fuga dalla sua superficie.
Calcolo.
Circa \(2.4\,{\mathrm{k} \mathrm{m} / \mathrm{s} }\): cinque volte meno della velocità di fuga terrestre, per via della massa molto minore della Luna. È il motivo per cui i moduli lunari delle missioni Apollo, dopo l’allunaggio, hanno potuto risalire in orbita lunare con propulsori molto modesti.
Esercizio 13.1
Riepilogo
Legge di gravitazione universale (Newton) — \(F = G \,m_1\,m_2/r^2\), forza sempre attrattiva, diretta lungo la retta congiungente i due corpi. Vale per qualunque coppia di masse, “terrestri” o “celesti”.
Costante di gravitazione universale — \(G = 6.674\times 10^{-11}\,{\mathrm{N} \mathrm{m} ^{2} / \mathrm{kg} ^{2} }\); misurata per la prima volta da Cavendish (1798) con la bilancia di torsione.
Forza-peso — Caso particolare della gravitazione universale sulla superficie di un pianeta: \(\vec{F}_{\!P} = m\,g \) con \(g = G \,M/R^2\). Diminuisce con la quota e dipende leggermente dalla latitudine (rotazione terrestre, schiacciamento del pianeta).
Prima legge di Keplero — Ogni pianeta percorre un’ellisse; il Sole si trova in uno dei due fuochi. Caratterizzazione: semiasse maggiore \(a\), eccentricità \(e\), perielio \(a(1-e)\), afelio \(a(1+e)\).
Seconda legge di Keplero — Il raggio vettore Sole-pianeta spazza aree uguali in tempi uguali (\(\Delta A/\Delta t = \text {cost}\)). Equivale alla conservazione del momento angolare nel campo centrale.
Terza legge di Keplero — \(T^2 = (4\pi ^2/G M)\,a^3\): il rapporto \(T^2/a^3\) è lo stesso per tutti i pianeti del Sistema Solare ed è una misura della massa del corpo centrale.
Energia potenziale gravitazionale — \(U(r) = -G \,M\,m/r\), con riferimento \(U(\infty ) = 0\). Sempre negativa per la forza attrattiva. In prossimità della superficie terrestre \(\Delta U \approx m\,g \,h\).
Energia totale e tipi di orbita — \(E = E_k + U\). Se \(E < 0\) orbita ellittica chiusa; \(E = 0\) orbita parabolica (limite); \(E > 0\) orbita iperbolica di fuga. La geometria dell’orbita è una sezione conica.
Velocità di fuga — \(v_{\mathrm {fuga}} = \sqrt {2\,G \,M/R}\). Sulla Terra \(v_{\mathrm {fuga}} \approx 11.2\,{\mathrm{k} \mathrm{m} / \mathrm{s} }\); sulla Luna \(\approx 2.4\,{\mathrm{k} \mathrm{m} / \mathrm{s} }\); su Giove \(\approx 60\,{\mathrm{k} \mathrm{m} / \mathrm{s} }\). Non dipende dalla massa del corpo che fugge né dalla direzione di lancio (in assenza di atmosfera).
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