Capitolo 14
Elettrostatica e campo elettrico

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“Strappò al cielo il fulmine, e ai tiranni lo scettro.”
— Anne-Robert-Jacques Turgot, motto in onore di Benjamin Franklin, 1778

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[EN] Campo Elettrico e Leggi di Gauss

[EN] Potenziale e Campi Elettrostatici

[EN] Elettrostatica Conduttori e Condensatori

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[FR] Fisica campo elettrico

[FR] Potenziale elettrico

[FR] Fisica condensatori

[ES] Carica Elettrica e Legge di Coulomb

[ES] Campo Elettrico e Leggi di Gauss

[ES] Potenziale e Campi Elettrostatici

[ES] Elettrostatica Conduttori e Condensatori

14.1 Introduzione motivazionale

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Già nell’antichità Talete (VI sec. a.C.) osservò che una bacchetta di elettron (in greco antico: ambra) sfregata con un panno attirava piccoli oggetti leggeri (pagliuzze, capelli). Dalla parola greca per ambra deriva il nostro termine elettricità. Per duemila anni il fenomeno è rimasto una curiosità da salotto, finché, nel XVIII secolo, le scariche delle bottiglie di Leida, gli esperimenti di Benjamin Franklin con i fulmini e l’invenzione della pila di Volta non hanno trasformato l’elettricità nel motore della seconda rivoluzione industriale.

In questo capitolo affrontiamo lo studio dei fenomeni elettrici in condizione statica: cariche elettriche ferme nello spazio. Pur essendo un caso particolare, l’elettrostatica contiene tutti i concetti chiave dell’elettromagnetismo: la carica elettrica come grandezza fondamentale, la legge di Coulomb che ne regola le interazioni, il campo elettrico come strumento per descrivere l’azione a distanza, il teorema di Gauss che lega flusso e carica, il potenziale elettrico come energia per unità di carica.

Sono i fondamenti su cui costruiremo, nei prossimi capitoli, lo studio delle correnti, del magnetismo, dell’induzione e delle onde elettromagnetiche.

14.2 La carica elettrica

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14.2.1 Carica elettrica e sua conservazione

L’esperienza quotidiana mostra che dopo aver sfregato una penna di plastica sui capelli, questa è capace di attirare piccoli pezzettini di carta. La penna ha acquistato una nuova proprietà fisica: si dice che è elettricamente carica.

Esperimenti sistematici, condotti soprattutto da Charles François de Cisternay du Fay (1733) e da Franklin (1747), portarono a tre risultati fondamentali.

1.
Esistono due tipi di carica elettrica: cariche di tipo opposto si attraggono, cariche dello stesso tipo si respingono.
2.
Franklin convenzionò di chiamare positiva la carica che resta su una bacchetta di vetro sfregata con seta, negativa quella sulla bacchetta di ambra (o di plastica) sfregata con panno. La scelta è puramente convenzionale, ma è quella tuttora in uso.
3.
In ogni processo fisico, la carica totale di un sistema isolato si conserva. Se da un corpo neutro si “estrae” carica positiva, vi rimane un’uguale quantità di carica negativa.

La scoperta dell’elettrone (Thomson, 1897) e la misura della sua carica (Millikan, 1909), che abbiamo visto nel capitolo 21, hanno mostrato che la carica elettrica è quantizzata: tutte le cariche osservate in natura (su corpi macroscopici, su particelle libere) sono multipli interi della carica elementare:

\[ e \approx 1.602\times 10^{-19}\,{\mathrm{C} } \label {eq:14-carica-elementare} \]

Unità SI: \([e]={\mathrm{C} }\). Carica del protone \(+e\); carica dell’elettrone \(-e\).

Il coulomb (\(\mathrm {\mathrm{C} }\)) è l’unità SI di carica; \(1\,{\mathrm{C} }\) corrisponde a circa \(6.24\times 10^{18}\) cariche elementari. È un’unità grande: una pila stilo eroga \(\sim 1\,{\mathrm{C} }\) ogni mezz’ora di funzionamento.

Attenzione!

Conservazione \(\neq \) creazione/distruzione locale La conservazione totale non vieta che cariche di segno opposto possano essere create o distrutte simultaneamente in un dato punto. Negli acceleratori di particelle, per esempio, l’urto fra una particella e la sua antiparticella può annichilare entrambe in fotoni; viceversa, da fotoni di sufficiente energia si possono produrre coppie particella-antiparticella. In ogni caso, la carica totale si conserva.

14.2.2 Conduttori e isolanti

A seconda di come la carica si distribuisce in essi, i materiali si classificano in tre grandi categorie.

In un conduttore in equilibrio elettrostatico, le cariche libere si ridistribuiscono fino a quando il campo elettrico all’interno del conduttore è nullo: se così non fosse, le cariche continuerebbero a muoversi sotto l’azione del campo. Una conseguenza importante: in un conduttore in equilibrio, l’eccesso di carica si distribuisce sulla superficie esterna, non all’interno.

14.2.3 Elettrizzazione: strofinio, contatto, induzione

Esistono tre meccanismi principali per “caricare” un corpo inizialmente neutro.

Strofinio. Sfregando due materiali diversi (per esempio plastica e lana), elettroni vengono trasferiti dal materiale meno avido di elettroni (la lana) a quello più avido (la plastica). Si ottiene così la plastica caricata negativamente e la lana positivamente. Quale materiale acquisti elettroni dipende dalla cosiddetta serie triboelettrica (vetro \(>\) capelli \(>\) seta \(>\) lana \(>\) plastica \(>\) gomma, ecc.).

Contatto. Toccando un corpo conduttore neutro con un corpo carico, parte della carica si trasferisce per ridistribuzione, fino a che entrambi raggiungono lo stesso potenziale. Se i due corpi sono identici (per esempio due sfere uguali), la carica iniziale si suddivide in parti uguali.

Induzione. Avvicinando un corpo carico a un conduttore neutro, senza toccarlo, le cariche libere del conduttore si ridistribuiscono: le cariche di segno opposto sono attratte verso il corpo, quelle di segno uguale respinte. Il conduttore resta complessivamente neutro, ma è “polarizzato”. Se a questo punto lo si collega a terra (o lo si tocca con un dito), una parte di queste cariche fluirà a terra: rimuovendo poi la connessione e poi il corpo inducente, il conduttore resterà con una carica netta di segno opposto a quella del corpo inducente.

Polarizzazione (nei dielettrici). In un dielettrico le cariche sono legate: non possono migrare in massa come nei conduttori. Possono però spostarsi leggermente rispetto alla loro posizione di equilibrio, formando dipoli indotti. Il materiale resta complessivamente neutro, ma si comporta in modo differente nei confronti dei campi esterni (le bottiglie di plastica vengono attratte da una bacchetta carica anche senza contatto: è polarizzazione).

14.3 La legge di Coulomb

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14.3.1 Forza di Coulomb tra cariche puntiformi

Charles-Augustin de Coulomb, nel 1785, condusse una serie di misure quantitative dell’interazione fra cariche elettriche usando una bilancia di torsione (uno strumento simile a quello che Cavendish avrebbe usato pochi anni dopo per la gravitazione, cap. 13). La legge che ne ricavò è straordinariamente analoga a quella di Newton per la gravitazione.

Legge 14.1 — Legge di Coulomb

Due cariche puntiformi \(q_1\) e \(q_2\), poste a distanza \(r\), si esercitano reciprocamente una forza di modulo:

\[ F_C = k_e \,\dfrac {|q_1|\,|q_2|}{r^2} \label {eq:14-coulomb} \]

Unità SI: \([F_C ]={\mathrm{N} }\), \([q]={\mathrm{C} }\), \([r]={\mathrm{m} }\), \([k_e ]={\mathrm{N} \mathrm{m} ^{2} / \mathrm{C} ^{2} }\).

La forza è diretta lungo la retta congiungente le due cariche: repulsiva se le cariche hanno lo stesso segno (concordi), attrattiva se hanno segni opposti (discordi).

[Picture]

Figura 14.1: Forza di Coulomb tra due cariche puntiformi. Sopra: cariche dello stesso segno si respingono. Sotto: cariche di segno opposto si attraggono. In entrambi i casi vale il terzo principio: \(\vec {F}_{1\to 2} = -\vec {F}_{2\to 1}\).

In forma vettoriale, la forza esercitata da \(q_1\) su \(q_2\) vale:

\[ \vec {F}_{1\to 2} = k_e \,\dfrac {q_1\,q_2}{r^2}\,\hat {r}_{1\to 2}, \]

dove \(\hat {r}_{1\to 2}\) è il versore da \(1\) verso \(2\). Il segno del prodotto \(q_1\,q_2\) determina automaticamente il verso: positivo (cariche concordi) significa forza nel verso \(\hat {r}_{1\to 2}\) (repulsione); negativo (discordi), nel verso opposto (attrazione).

Sovrapposizione. Se sono presenti più cariche puntiformi \(q_1, q_2, \ldots , q_N\), la forza totale su una carica di prova \(q\) è la somma vettoriale delle forze esercitate da ciascuna carica singolarmente (principio di sovrapposizione):

\[ \vec {F}_{\text {tot}} = \sum _{i=1}^{N} \vec {F}_{i\to q}. \]

La sovrapposizione è una proprietà fondamentale dell’elettromagnetismo e ne semplifica enormemente l’analisi.

14.3.2 Costante dielettrica e mezzi materiali

La costante \(k_e \) è legata a una costante più fondamentale, chiamata permettività del vuoto:

\[ k_e = \dfrac {1}{4\pi \,\varepsilon_0 }, \quad \varepsilon_0 \approx 8.854\times 10^{-12}\,{\mathrm{F} / \mathrm{m} } \label {eq:14-epsilon0} \]

Unità SI: \([k_e ]\approx 8.99\times 10^{9}\,{\mathrm{N} \mathrm{m} ^{2} / \mathrm{C} ^{2} }\); \([\varepsilon_0 ]={\mathrm{F} / \mathrm{m} }={\mathrm{C} ^{2} / \mathrm{N} / \mathrm{m}^{2} }\).

Le unità di \(\varepsilon_0 \) in \({\mathrm{F} / \mathrm{m} }\) (farad al metro) diventeranno trasparenti nel cap. 15 (corrente elettrica e condensatori). Numericamente, \(k_e \approx 9\times 10^{9}\,{\mathrm{N} \mathrm{m} ^{2} / \mathrm{C} ^{2} }\): un valore molto grande, e questo si traduce nel fatto che la forza elettrica è una forza intensa, anche per cariche modeste.

Cariche in un mezzo dielettrico. Quando le cariche sono immerse in un mezzo dielettrico (acqua, olio, gas, ecc.), la forza è ridotta rispetto a quella nel vuoto. Si introduce la costante dielettrica relativa \(\varepsilon _r\) del mezzo, definita dal rapporto:

\[ \varepsilon _r = \dfrac {\varepsilon }{\varepsilon_0 }, \]

dove \(\varepsilon \) è la permettività del mezzo. La legge di Coulomb nel mezzo diventa:

\[ F_C = \dfrac {1}{4\pi \,\varepsilon }\, \dfrac {|q_1||q_2|}{r^2} = \dfrac {1}{\varepsilon _r}\,F_C ^{(\mathrm {vuoto})}. \]

Valori tipici a temperatura ambiente:

L’alto \(\varepsilon _r\) dell’acqua è il motivo per cui i sali (per esempio NaCl) si dissolvono facilmente: la forza elettrica fra ioni Na\(^+\) e Cl\(^-\) è ridotta di un fattore \(80\) rispetto al vuoto, permettendo agli ioni di separarsi e diffondere.

14.3.3 Confronto tra forza di Coulomb e gravitazionale

La legge di Coulomb \(F_C \propto q_1 q_2/r^2\) e la legge di gravitazione universale \(F_g \propto m_1 m_2/r^2\) (cap. 13) hanno la stessa struttura matematica. Ma quanto sono intense queste forze, in confronto?

Consideriamo due elettroni. La forza di Coulomb (repulsiva, cariche concordi) e la forza gravitazionale (attrattiva) hanno modulo:

\begin{align*} F_C &= k_e \,\dfrac {e^2}{r^2}, \\ F_g &= G \,\dfrac {m_e^2}{r^2}. \end{align*}

Il rapporto, indipendente da \(r\):

\[ \dfrac {F_C }{F_g} = \dfrac {k_e \,e^2}{G \,m_e^2} \approx \dfrac {9\times 10^{9}\,{}\cdot (1.6\times 10^{-19}\,{})^2} {6.67\times 10^{-11}\,{}\cdot (9.11\times 10^{-31}\,{})^2} \approx 4\times 10^{42}. \]

La forza di Coulomb fra due elettroni è circa \(4\times 10^{42}\) volte più intensa della loro mutua attrazione gravitazionale. Eppure, su grande scala, è la gravità a dominare: stelle, galassie, sistemi planetari. Il motivo è che la materia macroscopica è quasi sempre elettricamente neutra (numero quasi uguale di protoni ed elettroni): le enormi forze coulombiane si bilanciano fra loro, mentre la massa — sempre positiva — si somma sempre. La gravità “vince” su grande scala non perché sia intensa, ma perché non si cancella.

14.4 Il concetto di campo

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14.4.1 Dal contatto al campo

Nella legge di Coulomb (e in quella di Newton per la gravità), due cariche poste a distanza \(r\) esercitano una forza l’una sull’altra istantaneamente, senza alcun “intermediario”. È l’azione a distanza: una nozione che già al tempo di Newton suscitò perplessità (lo stesso Newton, in una lettera a Bentley, la definì “così grande assurdità che credo nessuna persona con competenza in materia di filosofia naturale possa accettarla”).

L’idea di campo fu sviluppata nel XIX secolo da Michael Faraday e James Clerk Maxwell come superamento del concetto di azione a distanza. Anziché immaginare una forza che “viaggia istantaneamente” fra due cariche, si pensa la sorgente come modifichi lo spazio circostante: ogni punto dello spazio è caratterizzato da un campo, una grandezza fisica (vettoriale, in questo caso) che descrive “come si comporterebbe una carica di prova” posta in quel punto. Quando un’altra carica entra nel campo, sente la forza generata dal campo locale.

Questo cambio di prospettiva ha due vantaggi:

14.4.2 Campo elettrico

Definizione 14.1 — Campo elettrico

In un punto \(P\) dello spazio, si pone una piccola carica di prova \(q_{\mathrm {pr}}\) (assumiamo positiva) e si misura la forza \(\vec {F}\) che essa subisce. Il campo elettrico in \(P\) è il rapporto fra forza e carica di prova:

\[ \vec{E} = \dfrac {\vec {F}}{q_{\mathrm {pr}}} \label {eq:14-campo-E} \]

Unità SI: \([\vec{E} ]={\mathrm{N} / \mathrm{C} }\); equivalentemente \({\mathrm{V} / \mathrm{m} }\) (cfr. paragrafo sul potenziale).

\(\vec{E} \) è un vettore con la stessa direzione e verso della forza che subirebbe una carica di prova positiva.

La carica di prova deve essere “piccola” nel senso che non perturbi sensibilmente la distribuzione di cariche sorgente. In linea di principio, si prende il limite \(q_{\mathrm {pr}} \to 0\).

Campo di una carica puntiforme. Una carica \(Q\) puntiforme genera, a distanza \(r\), una forza su una carica di prova \(q_{\mathrm {pr}}\) (legge di Coulomb): \(\vec {F} = k_e \,Q q_{\mathrm {pr}}/r^2\,\hat {r}\). Il campo corrispondente è:

\[ \vec{E} (r) = k_e \,\dfrac {Q}{r^2}\,\hat {r} \label {eq:14-campo-carica-puntiforme} \]

Unità SI: \([\vec{E} ]={\mathrm{V} / \mathrm{m} }\); \([Q]={\mathrm{C} }\), \([r]={\mathrm{m} }\); \(\hat {r}\) versore radiale.

Il verso è radiale: uscente dalla carica se \(Q > 0\), entrante se \(Q < 0\).

Sovrapposizione. Anche per il campo vale il principio di sovrapposizione: il campo totale prodotto da più cariche è la somma vettoriale dei campi prodotti da ciascuna:

\[ \vec{E} _{\mathrm {tot}} = \sum _{i} \vec{E} _i. \]

La nozione di campo si applica identica alla gravità. Il campo gravitazionale in un punto è la forza per unità di massa che agirebbe su una massa di prova:

\[ \vec {g} = \dfrac {\vec {F}_g}{m_{\mathrm {pr}}} \label {eq:14-campo-gravitazionale} \]

Unità SI: \([\vec {g}]={\mathrm{m} / \mathrm{s} ^{2} }\) (oppure \({\mathrm{N} / \mathrm{kg} }\)); \([m]={\mathrm{kg} }\).

Vicino alla superficie terrestre, \(\vec {g}\) è (approssimativamente) uniforme, diretto verso il centro della Terra, con modulo \(g \approx 9.81\,{\mathrm{m} / \mathrm{s} ^{2} }\). È lo stesso valore che incontriamo come “accelerazione di gravità”: non è una coincidenza — la forza che agisce su una massa \(m\) vale \(\vec {F} = m\vec {g}\), e dal secondo principio \(\vec {a} = \vec {F}/m = \vec {g}\), quindi il campo gravitazionale coincide numericamente con l’accelerazione gravitazionale.

Per una massa puntiforme \(M\), il campo gravitazionale è \(\vec {g}(r) = -G M/r^2\,\hat {r}\): il segno meno indica che è sempre attrattivo (verso la sorgente). Differenza significativa rispetto a \(\vec{E} \): il campo gravitazionale è sempre attrattivo, mentre quello elettrico può essere attrattivo o repulsivo a seconda del segno della carica.

14.4.4 Linee di campo

Un campo vettoriale come \(\vec{E} \) può essere rappresentato visivamente con le linee di campo: curve orientate definite dalle due proprietà:

1.
In ogni punto, la tangente alla linea di campo dà la direzione di \(\vec{E} \).
2.
La densità delle linee (numero per unità di area perpendicolare) è proporzionale al modulo di \(\vec{E} \): dove le linee sono ravvicinate il campo è intenso, dove sono sparse il campo è debole.

Convenzioni:

[Picture]

Figura 14.2: Linee di campo. A sinistra: una carica puntiforme positiva genera un campo radialmente uscente, con simmetria sferica. A destra: un dipolo elettrico (carica \(+\) e \(-\) vicine) genera linee che partono dalla carica positiva e terminano sulla negativa, disponendosi nello spazio circostante.

Altri esempi visivi noti:

14.5 Teorema di Gauss

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14.5.1 Flusso di un campo vettoriale

Prima di enunciare il teorema, introduciamo il concetto di flusso di un campo vettoriale attraverso una superficie. È una grandezza che, intuitivamente, conta “quante linee di campo attraversano la superficie”.

Definizione 14.2 — Flusso (caso uniforme)

Per un campo \(\vec{E} \) uniforme e una superficie piana di area \(A\) con normale \(\hat {n}\) formante un angolo \(\theta \) con il campo:

\[ \Phi (\vec{E} ) = \vec{E} \cdot \vec {A} = E\,A\,\cos \theta \label {eq:14-flusso-uniforme} \]

Unità SI: \([\Phi ]={\mathrm{V} \mathrm{m} }\) (oppure \({\mathrm{N} \mathrm{m} ^{2} / \mathrm{C} }\)); \([A]={\mathrm{m}^{2} }\).

Si introduce convenzionalmente il vettore area \(\vec {A} = A\,\hat {n}\), di modulo \(A\) e direzione perpendicolare alla superficie.

Per una superficie non piana e/o un campo non uniforme, si suddivide la superficie in elementi \(\mathrm {d}\vec {A}\) infinitesimi e si integra:

\[ \Phi (\vec{E} ) = \int _{S} \vec{E} \cdot \mathrm {d}\vec {A}. \]

Per superfici chiuse (sfere, cubi, palloni che racchiudono una regione), la convenzione è che \(\hat {n}\) punti verso l’esterno. Il flusso uscente è positivo, quello entrante negativo.

14.5.2 Teorema di Gauss per il campo elettrico

Legge 14.2 — Teorema di Gauss per il campo elettrico

Il flusso del campo elettrico attraverso una superficie chiusa qualsiasi è proporzionale alla carica netta interna alla superficie:

\[ \Phi (\vec{E} ) = \oint _{S} \vec{E} \cdot \mathrm {d}\vec {A} = \dfrac {Q_{\mathrm {int}}}{\varepsilon_0 } \label {eq:14-gauss-E} \]

Unità SI: \([\Phi ]={\mathrm{V} \mathrm{m} }\); \([Q]={\mathrm{C} }\); \([\varepsilon_0 ]={\mathrm{F} / \mathrm{m} }\).

La superficie chiusa è detta superficie gaussiana.

Il teorema di Gauss è equivalente alla legge di Coulomb: una formulazione integrale dello stesso fatto fisico. Tuttavia, in situazioni con sufficiente simmetria, il teorema permette di calcolare il campo elettrico molto più rapidamente, scegliendo opportunamente la superficie gaussiana.

Cenno di verifica per la carica puntiforme. Per una carica puntiforme \(Q\), scegliamo come gaussiana una sfera di raggio \(r\) centrata su \(Q\). Per simmetria, \(\vec{E} \) è radiale e ha modulo uniforme sulla sfera; inoltre \(\vec{E} \) è parallela a \(\mathrm {d}\vec {A}\) (entrambi radiali). Quindi:

\[ \Phi (\vec{E} ) = E \cdot 4\pi r^2 = \dfrac {Q}{\varepsilon_0 }, \]

da cui \(E = Q/(4\pi \varepsilon_0 r^2) = k_e Q/r^2\): si riottiene la legge di Coulomb.

14.5.3 Teorema di Gauss per il campo gravitazionale

Esiste un analogo gravitazionale del teorema di Gauss. Per il campo gravitazionale \(\vec {g}\), sempre attrattivo, vale:

\[ \Phi (\vec {g}) = \oint _S \vec {g}\cdot \mathrm {d}\vec {A} = -4\pi \,G \,M_{\mathrm {int}} \label {eq:14-gauss-g} \]

Unità SI: \([\Phi ]={\mathrm{m} ^{3} / \mathrm{s} ^{2} }\); \([G ]={\mathrm{N} \mathrm{m} ^{2} / \mathrm{kg} ^{2} }\); \([M]={\mathrm{kg} }\).

Il segno meno è caratteristico: il campo gravitazionale è entrante (verso le masse), mentre quello elettrico esce dalle cariche positive. È il riflesso del fatto che la gravità è sempre attrattiva.

Da Gauss gravitazionale discende, fra l’altro, il teorema del guscio di Newton (cap. 13): il campo gravitazionale fuori da una distribuzione sferica di massa è lo stesso che si avrebbe se tutta la massa fosse concentrata nel centro.

14.5.4 Applicazioni a distribuzioni simmetriche

Il teorema di Gauss esprime il suo pieno potenziale quando la distribuzione di carica ha una qualche simmetria. Tre casi paradigmatici:

Simmetria sferica. Per una distribuzione sferica di carica \(Q\) (per esempio una sfera uniformemente carica, una carica puntiforme), il campo esterno è quello di una carica puntiforme equivalente al centro:

\[ E(r) = k_e \,\dfrac {Q}{r^2} \;\text { per } r > R. \]

Dentro la distribuzione, il risultato dipende dalla distribuzione specifica. Per una sfera uniformemente carica, il campo cresce linearmente con \(r\) (zero al centro, massimo alla superficie).

Simmetria cilindrica (filo infinito carico). Un filo rettilineo infinito con densità di carica lineare \(\lambda \) (coulomb/metro) ha un campo radiale (perpendicolare al filo). Si sceglie come gaussiana un cilindro di raggio \(r\) e lunghezza \(L\) coassiale al filo; il flusso uscente è solo dalla superficie laterale (\(\vec{E} \) è perpendicolare alle basi del cilindro): \(\Phi = E\cdot 2\pi r L = \lambda L/\varepsilon_0 \). Si ricava:

\[ E(r) = \dfrac {\lambda }{2\pi \,\varepsilon_0 \,r} \label {eq:14-filo-infinito} \]

Unità SI: \([E]={\mathrm{V} / \mathrm{m} }\); \([\lambda ]={\mathrm{C} / \mathrm{m} }\).

Il campo decresce come \(1/r\) (e non come \(1/r^2\)): è un risultato specifico della geometria cilindrica.

Simmetria piana (lastra infinita carica). Una lastra piana infinita con densità superficiale di carica \(\sigma \) (coulomb/metro\(^2\)) genera un campo uniforme, perpendicolare alla lastra e con modulo:

\[ E = \dfrac {\sigma }{2\,\varepsilon_0 } \label {eq:14-lastra-infinita} \]

Unità SI: \([E]={\mathrm{V} / \mathrm{m} }\); \([\sigma ]={\mathrm{C} / \mathrm{m}^{2} }\).

Sorprendentemente, il campo non dipende dalla distanza dalla lastra (purché la lastra sia infinita): è una caratteristica della simmetria piana. Per due lastre parallele cariche di segno opposto (condensatore piano), i campi si sommano nello spazio fra le lastre e si annullano all’esterno: il campo interno vale \(\sigma /\varepsilon_0 \).

14.6 Potenziale elettrico

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14.6.1 Energia potenziale elettrica

La forza di Coulomb, come la gravitazionale, è conservativa: il lavoro fatto contro la forza per spostare una carica da un punto all’altro dipende solo dalle posizioni iniziale e finale, non dal percorso. Esiste quindi un’energia potenziale elettrica.

Per due cariche puntiformi \(q_1, q_2\) a distanza \(r\), scegliendo come riferimento \(U(\infty ) = 0\), si trova:

\[ U(r) = k_e \,\dfrac {q_1\,q_2}{r} \label {eq:14-U-coulomb} \]

Unità SI: \([U]={\mathrm{J} }\); \([q]={\mathrm{C} }\); \([r]={\mathrm{m} }\).

Notiamo:

Per portare una carica \(q\) dall’infinito a distanza \(r\) da \(Q\), si deve fare un lavoro pari a \(W = U(r) - U(\infty ) = U(r)\). Se le cariche sono concordi, occorre fornire energia (lavoro positivo); se sono opposte, l’avvicinamento avviene spontaneamente (lavoro negativo: si recupera energia).

14.6.2 Potenziale elettrico e differenza di potenziale

Analogamente al campo elettrico, definito come forza per unità di carica, definiamo il potenziale elettrico come energia potenziale per unità di carica.

Definizione 14.3 — Potenziale elettrico

\[ V = \dfrac {U}{q_{\mathrm {pr}}} \label {eq:14-V-def} \]

Unità SI: \([V]={\mathrm{V} }\); \(1\,{\mathrm{V} } = 1\,{\mathrm{J} / \mathrm{C} }\).

L’unità SI del potenziale, il volt (\(\mathrm {\mathrm{V} }\)), è familiare: le pile, le batterie, le prese di casa sono caratterizzate dalla loro tensione (differenza di potenziale).

Per una carica puntiforme \(Q\), il potenziale a distanza \(r\) è (usando \(U = kQq_{\mathrm {pr}}/r\) e \(V = U/q_{\mathrm {pr}}\)):

\[ V(r) = k_e \,\dfrac {Q}{r} \label {eq:14-V-carica-puntiforme} \]

Unità SI: \([V]={\mathrm{V} }\); \([Q]={\mathrm{C} }\); \([r]={\mathrm{m} }\).

Il potenziale è scalare (contrariamente al campo, che è vettoriale): è una semplificazione importante.

Sovrapposizione. Anche per il potenziale vale il principio di sovrapposizione: il potenziale totale di \(N\) cariche puntiformi è la somma algebrica (non vettoriale!) dei potenziali individuali:

\[ V_{\mathrm {tot}} = \sum _i V_i = \sum _i k_e \,\dfrac {Q_i}{r_i}. \]

Differenza di potenziale. In pratica, ciò che si misura non è il potenziale “assoluto”, ma la differenza di potenziale (d.d.p., o tensione) fra due punti:

\[ \Delta V_{AB} = V_A - V_B. \]

È la d.d.p. a mettere in moto le cariche: in un circuito, una pila fornisce una d.d.p. ai suoi capi che provoca lo scorrere della corrente (cap. 15).

Relazione fra \(\vec{E} \) e \(V\). Campo e potenziale non sono indipendenti: in una dimensione, \(E_x = -\mathrm {d}V/\mathrm {d}x\). In tre dimensioni, \(\vec{E} = -\nabla V\) (gradiente). Il campo punta nella direzione di massima discesa del potenziale. Una carica positiva, abbandonata in un campo elettrico, si muove “verso potenziali decrescenti”; una carica negativa, “verso potenziali crescenti”.

14.6.3 Superfici equipotenziali

Le superfici equipotenziali sono il luogo geometrico dei punti dello spazio in cui \(V\) assume lo stesso valore.

Proprietà fondamentali:

14.7 Esempi svolti

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Esempio 14.1

Forza fra protone ed elettrone in un atomo di idrogeno Nell’atomo di idrogeno (modello di Bohr), l’elettrone si trova a distanza \(r = a_0 \approx 5.29\times 10^{-11}\,{\mathrm{m} }\) dal protone. Calcoliamo la forza coulombiana.

Calcolo.

\[ F_C = k_e \,\dfrac {e^2}{a_0^2} = 8.99\times 10^{9}\,{\mathrm{N} \mathrm{m} ^{2} / \mathrm{C} ^{2} }\cdot \dfrac {(1.602\times 10^{-19}\,{\mathrm{C} })^2}{(5.29\times 10^{-11}\,{\mathrm{m} })^2} \approx 8.24\times 10^{-8}\,{\mathrm{N} }. \]

È circa \(e-7\,{\mathrm{N} }\): piccolissima in termini macroscopici, ma rapportata alla massa dell’elettrone (\(m_e \approx 9.11\times 10^{-31}\,{\mathrm{kg} }\)) genera un’accelerazione \(a = F/m_e \approx 9\times 10^{22}\,{\mathrm{m} / \mathrm{s} ^{2} }\), enorme.

Esempio 14.2

Campo a metà strada fra due cariche Due cariche \(q_1 = +2.0\,{\mu \mathrm{C} }\) e \(q_2 = -2.0\,{\mu \mathrm{C} }\) si trovano a distanza \(d = 20\,{\mathrm{c} \mathrm{m} }\). Calcoliamo il campo elettrico nel punto medio fra di loro.

Soluzione. Nel punto medio, \(r_1 = r_2 = d/2 = 10\,{\mathrm{c} \mathrm{m} }\). Il campo dovuto a \(q_1\) (positiva) punta lontano da \(q_1\), cioè verso \(q_2\). Il campo dovuto a \(q_2\) (negativa) punta verso \(q_2\), sempre nello stesso verso. I due contributi si sommano:

\begin{align*} E_1 &= k_e \,\dfrac {|q_1|}{r_1^2} = 8.99\times 10^{9}\,{}\cdot \dfrac {2.0\times 10^{-6}\,{}}{(0.10\,{})^2} = 1.80\times 10^{6}\,{\mathrm{V} / \mathrm{m} }, \\ E_2 &= E_1 = 1.80\times 10^{6}\,{\mathrm{V} / \mathrm{m} }. \end{align*}

\(E_{\mathrm {tot}} = E_1 + E_2 = 3.60\times 10^{6}\,{\mathrm{V} / \mathrm{m} }\), diretto da \(q_1\) verso \(q_2\).

Esempio 14.3

Filo carico infinito Un filo rettilineo di lunghezza enorme è uniformemente carico con densità lineare \(\lambda = 1.0\times 10^{-6}\,{\mathrm{C} / \mathrm{m} }\). Calcoliamo il campo elettrico a distanza \(r = 5.0\,{\mathrm{c} \mathrm{m} }\) dal filo.

Soluzione.

\[ E = \dfrac {\lambda }{2\pi \,\varepsilon_0 \,r} = \dfrac {1.0\times 10^{-6}\,{\mathrm{C} / \mathrm{m} }}{2\pi \cdot 8.854\times 10^{-12}\,{}\cdot 0.050\,{\mathrm{m} }} \approx 3.6\times 10^{5}\,{\mathrm{V} / \mathrm{m} }. \]

Esempio 14.4

Potenziale di due cariche Due cariche \(q_1 = +3.0\,{\mu \mathrm{C} }\) e \(q_2 = +5.0\,{\mu \mathrm{C} }\) si trovano nei punti \(P_1 = (0,0)\) e \(P_2 = (4.0\,{}, 0)\,{\mathrm{m} }\). Calcoliamo il potenziale nel punto \(P = (0, 3.0\,{\mathrm{m} })\).

Distanze. \(r_1 = 3.0\,{\mathrm{m} }\); \(r_2 = \sqrt {4.0^2 + 3.0^2}\,{\mathrm{m} } = 5.0\,{\mathrm{m} }\).

Potenziale (somma algebrica).

\begin{align*} V &= k_e \,\bigg (\dfrac {q_1}{r_1} + \dfrac {q_2}{r_2}\bigg ) \\ &= 8.99\times 10^{9}\,{}\cdot \bigg (\dfrac {3.0\times 10^{-6}\,{}}{3.0\,{}} + \dfrac {5.0\times 10^{-6}\,{}}{5.0\,{}}\bigg ) \\ &= 8.99\times 10^{9}\,{}\cdot 2.0\cdot e-6\,{} = 1.80\times 10^{4}\,{\mathrm{V} }. \end{align*}

Esempio 14.5

Energia di ionizzazione dell’idrogeno Stimiamo, classicamente, l’energia necessaria per ionizzare l’atomo di idrogeno (portare l’elettrone da \(r = a_0\) a \(r \to \infty \)).

Energia potenziale a distanza \(a_0\).

\[ U(a_0) = k_e \,\dfrac {(-e)(+e)}{a_0} = -k_e \,\dfrac {e^2}{a_0}. \]

Numericamente:

\[ U(a_0) = -8.99\times 10^{9}\,{\mathrm{N} \mathrm{m} ^{2} / \mathrm{C} ^{2} }\cdot \dfrac {(1.602\times 10^{-19}\,{\mathrm{C} })^2}{5.29\times 10^{-11}\,{\mathrm{m} }} \approx -4.36\times 10^{-18}\,{\mathrm{J} } \approx -27.2\,{\mathrm{eV}}. \]

Energia totale (modello di Bohr). Nell’atomo di idrogeno l’elettrone ha anche energia cinetica; il modello di Bohr (cap. 22) mostra che \(E_k = -\tfrac {1}{2}\,U\), quindi \(E_{\mathrm {tot}} = U + E_k = \tfrac {1}{2}\,U \approx -13.6\,{\mathrm{eV}}\). L’energia di ionizzazione è \(E_{\mathrm {ion}} = -E_{\mathrm {tot}} = 13.6\,{\mathrm{eV}}\), in pieno accordo con i dati sperimentali.

14.8 Esercizi proposti

quiz e materiali con l’AI

Esercizio 14.1

1.
Quante cariche elementari occorrono per formare un coulomb? [\(N = 1/e \approx 6.24\times 10^{18}\)]
2.
Due piccole sfere identiche, inizialmente neutre, vengono caricate per strofinio in modo che la prima ceda \(e10\) elettroni alla seconda. Calcola la carica di ciascuna e la forza coulombiana fra di loro se sono poste a \(r = 10\,{\mathrm{c} \mathrm{m} }\). [\(|q| \approx 1.6\times 10^{-9}\,{\mathrm{C} }\); \(F \approx 2.3\times 10^{-6}\,{\mathrm{N} }\), attrattiva]
3.
Due cariche \(q_1 = +4.0\,{\mu \mathrm{C} }\) e \(q_2 = +1.0\,{\mu \mathrm{C} }\) sono a distanza \(r = 30\,{\mathrm{c} \mathrm{m} }\). Dove sull’asse fra di loro il campo elettrico è nullo? [a \(20\,{\mathrm{c} \mathrm{m} }\) da \(q_1\), \(10\,{\mathrm{c} \mathrm{m} }\) da \(q_2\) (più vicino alla carica più piccola)]
4.
Una carica puntiforme \(Q = +5.0\,{\mu \mathrm{C} }\) è al centro di una sfera di raggio \(r = 10\,{\mathrm{c} \mathrm{m} }\). Calcola il flusso del campo elettrico attraverso la superficie sferica. Cosa cambierebbe se la sfera avesse raggio doppio? [\(\Phi = Q/\varepsilon_0 \approx 5.65\times 10^{5}\,{\mathrm{V} \mathrm{m} }\); nulla cambierebbe (Gauss dipende solo da \(Q_{\mathrm {int}}\))]
5.
Un dipolo elettrico è formato da \(q_1 = +1.0\,{\mu \mathrm{C} }\) in \((0,0)\) e \(q_2 = -1.0\,{\mu \mathrm{C} }\) in \((2.0\,{\mathrm{c} \mathrm{m} }, 0)\). Calcola il potenziale elettrico nel punto \((1.0\,{\mathrm{c} \mathrm{m} }, 1.5\,{\mathrm{c} \mathrm{m} })\). [le due distanze sono uguali per simmetria \(\to V = 0\)]
6.
Una lastra piana infinita ha densità superficiale di carica \(\sigma = 4.0\,{\mu \mathrm{C} / \mathrm{m}^{2} }\). Calcola il campo a distanza arbitraria dalla lastra. [\(E = \sigma /(2\varepsilon_0 ) \approx 2.26\times 10^{5}\,{\mathrm{V} / \mathrm{m} }\), indipendente da \(r\)]
7.
Due lastre parallele cariche di segno opposto con \(\sigma = 8.85\times 10^{-9}\,{\mathrm{C} / \mathrm{m}^{2} }\) formano un condensatore piano di distanza \(d = 1.0\,{\mathrm{m} \mathrm{m} }\). Calcola il campo elettrico fra le lastre e la d.d.p. [\(E = \sigma /\varepsilon_0 = 1000\,{\mathrm{V} / \mathrm{m} }\); \(\Delta V = E\cdot d = 1.0\,{\mathrm{V} }\)]
8.
Calcola l’accelerazione di un elettrone in un campo elettrico uniforme di \(1000\,{\mathrm{V} / \mathrm{m} }\). Confronta con \(g \) (gravità). [\(a = eE/m_e \approx 1.76\times 10^{14}\,{\mathrm{m} / \mathrm{s} ^{2} }\); \(\sim e13\) volte \(g \)]
9.
Una pila stilo da \(1.5\,{\mathrm{V} }\) porta una carica da \(-\) a \(+\). Quanto lavoro fa la pila per ogni \(q = 1.0\,{\mathrm{C} }\) di carica trasportata? [\(W = q\,\Delta V = 1.5\,{\mathrm{J} }\) per coulomb]
10.
Confronta la forza di Coulomb fra due protoni (\(r = 1\,{\mathrm{fm}}\), scala nucleare) con la loro mutua attrazione gravitazionale. Discuti quale forza “dovrebbe vincere” nel nucleo, e cosa lo impedisce in pratica. [\(F_C /F_g \approx 1.2\times 10^{36}\); la Coulomb domina ampiamente. Il nucleo è tenuto insieme dalla forza nucleare forte, non da Coulomb né gravità]

14.9 Riepilogo del capitolo

quiz e materiali con l’AI

Video overview— panoramiche NotebookLM (clic per riprodurre)