Capitolo 24
Sistemi complessi e fenomeni emergenti

WEB (Materiali vari)

“Il battito d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas?”
— Edward N. Lorenz, titolo della conferenza all’American Association for the Advancement of Science, 1972

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24.1 Introduzione motivazionale

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Tutta la fisica che abbiamo costruito nei capitoli precedenti si fonda su una scommessa filosofica precisa: per capire un sistema basta capire le sue parti, poi sommare. Conosciamo la legge di Newton per una sola particella, e di lì otteniamo il moto di tutte le particelle prese una alla volta; conosciamo i campi prodotti da una singola carica e sovrapponiamo. Questo programma — chiamato riduzionismo — ha portato a successi straordinari: dalla previsione delle orbite planetarie all’esistenza del bosone di Higgs.

Ma quando si studiano sistemi composti da moltissime parti interagenti, qualcosa cambia. Una molecola d’acqua non è “bagnata” né “ribolle”; una formica isolata non costruisce formicai; un singolo neurone non ricorda né progetta. La bagnatura, il formicaio, la memoria sono proprietà collettive che emergono dall’interazione di un grande numero di unità, e che non sono iscritte nelle proprietà delle singole unità.

Negli ultimi decenni la fisica ha sviluppato un linguaggio per trattare tali fenomeni: il linguaggio dei sistemi complessi. In questo capitolo metteremo un piede in questo territorio, vedendo due idee chiave: l’auto-organizzazione (strutture macroscopiche che si formano da regole microscopiche, senza un progettista) e il caos deterministico (impredicibilità a lungo termine in sistemi rigorosamente regolati da leggi). Sono concetti che hanno ricadute in meteorologia, biologia, ecologia, neuroscienze, economia.

Attenzione!

Sulla natura di questo capitolo Diversamente dai capitoli precedenti, qui le “formule” giocano un ruolo minore: i sistemi complessi si descrivono spesso a parole, con simulazioni o con concetti qualitativi. Le poche equazioni che incontreremo sono spesso adimensionali, perché le variabili (\(x_n\) in una mappa iterata, \(\theta _1\) e \(\theta _2\) in un pendolo doppio, \(x\), \(y\), \(z\) in Lorenz) non rappresentano grandezze fisiche specifiche ma quantità riscalate. Quando questo accade, la riga “unità SI” viene omessa o sostituita da una nota analoga.

24.2 Auto-organizzazione

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24.2.1 Auto-organizzazione nei sistemi fisici

Si parla di auto-organizzazione quando, a partire da regole puramente locali fra le componenti di un sistema — senza che un “capo” coordini il tutto — emerge una struttura globale ordinata o un comportamento coerente.

Definizione 24.1 — Auto-organizzazione (idea informale)

Auto-organizzazione (idea informale) Un sistema si dice auto-organizzato quando manifesta una struttura o un comportamento collettivo coerente che è il risultato delle sole interazioni locali fra le sue componenti, senza controllo esterno o regolatore centrale, e senza che la struttura finale sia codificata nelle componenti prese singolarmente.

Alcuni esempi paradigmatici:

Una caratteristica comune a tutti questi sistemi è di trovarsi lontano dall’equilibrio termodinamico: c’è un flusso continuo di energia (la motivazione di mangiare, il sole che scalda il terreno e l’atmosfera, l’energia chimica dei motori) che attraversa il sistema. L’auto-organizzazione, in questo senso, ha un costo energetico: non viola il secondo principio della termodinamica (l’entropia totale, contando anche l’ambiente, aumenta), ma localmente crea ordine.

24.2.2 Strutture dissipative

Ilya Prigogine, premio Nobel per la chimica nel 1977, ha chiamato strutture dissipative quelle configurazioni ordinate che si sostengono soltanto grazie a un flusso continuo di energia o materia attraverso il sistema. Le strutture dissipative sono fondamentalmente diverse dalle strutture di equilibrio (per esempio un cristallo): se si toglie il flusso di energia, esse svaniscono.

Tre esempi classici:

[Picture]

Figura 24.1: Vista schematica dall’alto delle celle di Bénard. Riscaldando uniformemente dal basso uno strato di fluido sottile, oltre una soglia critica si formano spontaneamente celle convettive esagonali. Il fluido caldo sale al centro di ogni cella, quello freddo scende ai bordi; il pattern è una struttura dissipativa sostenuta dal flusso continuo di calore.

24.3 Emergenza e caos

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24.3.1 Fenomeni emergenti

Definizione 24.2 — Fenomeno emergente

Fenomeno emergente Una proprietà o un comportamento di un sistema si dice emergente se è una caratteristica del sistema considerato nel suo insieme, non riducibile in modo immediato alle proprietà delle sue componenti prese singolarmente.

Esempi a vari livelli di scala:

Nel 1972 Philip Anderson, premio Nobel per la fisica, pubblicò su Science un breve saggio intitolato “More is different” (“Più è diverso”), in cui osservava che a ogni nuovo livello di organizzazione emergono leggi qualitativamente nuove, che non sono semplicemente la somma o l’estensione di quelle del livello inferiore. Il riduzionismo — “per capire l’acqua, basta capire una sua molecola” — è insufficiente: ogni livello di descrizione ha la sua autonomia concettuale.

Questa osservazione apre uno spazio teorico per la fisica dei sistemi complessi come disciplina indipendente, accanto alla fisica delle particelle e alla fisica classica.

24.3.2 Sensibilità alle condizioni iniziali e caos deterministico

Un sistema fisico deterministico è un sistema in cui, note le equazioni e le condizioni iniziali, l’evoluzione futura è univocamente determinata. La meccanica newtoniana è esemplare in questo senso: noti posizione e velocità di un corpo all’istante \(t_0\), e nota la forza, il moto a tutti i tempi successivi è determinato.

Per moltissimi sistemi però è verificata una proprietà sorprendente, detta sensibilità alle condizioni iniziali: piccolissime differenze nelle condizioni di partenza producono, dopo un tempo abbastanza lungo, traiettorie radicalmente diverse. Lo scarto fra due traiettorie inizialmente vicine cresce esponenzialmente:

\[ |\Delta x(t)| \sim |\Delta x(0)|\,e^{\lambda \,t} \label {eq:24-lyapunov} \]

Adimensionale (in coordinate riscalate); il parametro \(\lambda > 0\) è detto esponente di Lyapunov.

Per \(\lambda > 0\) il sistema si dice caotico. La parola può trarre in inganno: i sistemi caotici sono perfettamente deterministici, e tuttavia previsioni a lungo termine sono impossibili in pratica. Per capire quanto a lungo, immaginiamo di misurare le condizioni iniziali con precisione \(\Delta x(0) = 1\times 10^{-6}\); se \(\lambda = 1\,{/ \mathrm{s} }\) basta un intervallo \(t \approx 14\,{\mathrm{s} }\) perché lo scarto raggiunga \(1\) (cioè cresca di un fattore \(e6\)). Aumentare la precisione iniziale di un fattore \(10\) guadagna solo \(\ln 10 \approx 2.3\) unità di tempo: la dipendenza dalla precisione è logaritmica.

Le traiettorie di un sistema caotico, pur essendo deterministiche e imprevedibili, hanno una struttura geometrica nello spazio delle fasi: si distribuiscono attorno a un insieme detto attrattore strano, che è un oggetto frattale (di dimensione non intera). Caos non significa quindi totale disordine, ma ordine complesso che non si lascia ridurre a una formula chiusa.

Attenzione!

Caos non è casualità Un sistema caotico è ben distinto da un sistema casuale: le sue equazioni sono completamente deterministiche, prive di “rumore”. La casualità apparente nasce dall’amplificazione esponenziale di incertezze minime sulle condizioni iniziali. Casualità e caos si distinguono guardando le statistiche delle traiettorie e la loro struttura frattale.

24.3.3 Esempi: pendolo doppio, atmosfera, ecosistemi

Pendolo doppio. Un pendolo semplice (capitolo 11) è regolare: oscilla in modo periodico, isocrono, prevedibile. Basta però appendere un secondo pendolo al primo (figura 24.2) perché il sistema, pur descritto da equazioni deterministiche, diventi caotico per ampiezze non piccole. I due angoli \(\theta _1, \theta _2\) evolvono in modo tale che traiettorie partite da configurazioni iniziali quasi identiche divergono dopo pochi secondi.

[Picture]

Figura 24.2: Pendolo doppio: una massa \(m_1\) appesa a un primo filo, e una seconda massa \(m_2\) appesa al primo pendolo tramite un secondo filo. Le equazioni del moto sono deterministiche, ma per ampiezze moderate il sistema è caotico: traiettorie partite da configurazioni quasi identiche divergono in pochi secondi.

Atmosfera e modello di Lorenz. Nel 1963, lo studio di un modello semplificato della convezione atmosferica condusse Edward Lorenz a tre equazioni differenziali ordinarie (le equazioni di Lorenz):

\[ \dfrac {\mathrm {d}x}{\mathrm {d}t} = \sigma \,(y-x), \qquad \dfrac {\mathrm {d}y}{\mathrm {d}t} = x\,(\rho - z) - y, \qquad \dfrac {\mathrm {d}z}{\mathrm {d}t} = x\,y - \beta \,z, \]

con parametri di controllo \(\sigma \), \(\rho \), \(\beta \) (tipicamente \(\sigma = 10\), \(\rho = 28\), \(\beta = 8/3\)). Le tre variabili \(x\), \(y\), \(z\) (adimensionali, riscalate rispetto alle quantità fisiche convettive originali) descrivono lo stato istantaneo della convezione. Per i parametri standard, le soluzioni si avvolgono in modo erratico attorno a un attrattore strano dalla forma a doppia spira (il famoso “attrattore di Lorenz” a forma di farfalla). Lorenz osservò che riavviando il calcolo con condizioni iniziali approssimate al sesto decimale invece che al nono, la soluzione, identica per un po’, divergeva drammaticamente in tempi del modello equivalenti a poche settimane atmosferiche. Da qui l’aforisma sulla farfalla, e l’idea che la previsione meteorologica a lungo termine è intrinsecamente limitata.

Ecosistemi: preda-predatore. Il modello di Lotka-Volterra descrive la dinamica di una popolazione di prede (\(x\), ad es. lepri) e di predatori (\(y\), ad es. linci):

\[ \dfrac {\mathrm {d}x}{\mathrm {d}t} = \alpha \,x - \beta \,x\,y, \qquad \dfrac {\mathrm {d}y}{\mathrm {d}t} = \delta \,x\,y - \gamma \,y. \]

Senza predatori, le prede crescono esponenzialmente (\(\alpha x\)); senza prede, i predatori si estinguono (\(-\gamma y\)); l’interazione (\(\pm \beta xy, \delta xy\)) regola le due popolazioni. Il sistema ammette soluzioni oscillanti (“cicli predatore-preda”), come quelle effettivamente osservate nei dati storici delle compagnie pellicciere canadesi sulle linci e le lepri. Aggiungendo termini di competizione fra prede, o stagionalità, il sistema può divenire caotico.

Mappa logistica e modello di Hénon. Anche in tempo discreto compaiono comportamenti caotici. La mappa logistica

\[ x_{n+1} = r\,x_n\,(1 - x_n), \quad 0 \leq x_n \leq 1, \]

con \(r\) parametro positivo, esibisce, al variare di \(r\) da \(0\) a \(4\), una sequenza spettacolare di comportamenti: punto fisso stabile, oscillazioni di periodo \(2\), periodo \(4\), \(8\), …, fino a una “cascata di raddoppi di periodo” che culmina, intorno a \(r \approx 3.5699\), nel caos. La mappa di Hénon, \(x_{n+1} = 1 - a\,x_n^2 + y_n,\, y_{n+1} = b\,x_n\), è un altro modello classico di caos discreto, con il suo elegante attrattore frattale.

24.4 Esempi svolti

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Esempio 24.1

Divergenza esponenziale e orizzonte di prevedibilità Supponiamo che l’esponente di Lyapunov di un sistema caotico valga \(\lambda = 0.5\,{/ \mathrm{s} }\). Conosciamo le condizioni iniziali con un’incertezza relativa \(\Delta x_0 = 1\times 10^{-6}\). Dopo quanto tempo l’incertezza sulla traiettoria predetta diventa dell’ordine dell’unità (cioè la previsione perde di senso)?

Impostazione.

\[ \Delta x(t) \approx \Delta x_0 \,e^{\lambda t}. \]

Imponiamo \(\Delta x(t) \approx 1\):

\[ t = \dfrac {1}{\lambda }\,\ln \Big (\dfrac {1}{\Delta x_0}\Big ). \]

Sostituzione numerica.

\[ t = \dfrac {1}{0.5\,{/ \mathrm{s} }}\cdot \ln \Big (\dfrac {1}{1\times 10^{-6}}\Big ) = 2\,{\mathrm{s} }\cdot \ln (1\times 10^{6}) \approx 2\,{\mathrm{s} }\cdot 13.8 \approx 27.6\,{\mathrm{s} }. \]

Notiamo che, raffinando di un fattore \(1000\) la precisione iniziale (cioè \(\Delta x_0 = 1\times 10^{-9}\)), il guadagno è \(t' = (1/\lambda )\ln (1\times 10^{9}) \approx 41.4\,{\mathrm{s} }\): solo \(14\,{\mathrm{s} }\) in più. Il prezzo per spingere in avanti l’orizzonte di prevedibilità cresce logaritmicamente con la precisione iniziale.

Esempio 24.2

Iterazioni della mappa logistica Consideriamo la mappa \(x_{n+1} = r\,x_n(1-x_n)\) con \(r = 3.2\) e condizione iniziale \(x_0 = 0.4\).

Calcolo a mano dei primi termini.

\begin{align*} x_1 &= 3.2 \cdot 0.4 \cdot 0.6 = 0.768, \\ x_2 &= 3.2 \cdot 0.768 \cdot 0.232 \approx 0.570, \\ x_3 &= 3.2 \cdot 0.570 \cdot 0.430 \approx 0.784, \\ x_4 &\approx 3.2 \cdot 0.784 \cdot 0.216 \approx 0.542, \\ x_5 &\approx 3.2 \cdot 0.542 \cdot 0.458 \approx 0.795. \end{align*}

La sequenza non converge a un punto fisso: oscilla fra due valori (\(\approx 0.55\) e \(\approx 0.79\)). È il regime di periodo 2. Per \(r\) poco più grande il regime diventa di periodo \(4\), poi \(8\), e così via, fino a entrare nel caos per \(r \gtrsim 3.57\).

Esempio 24.3

Stima del numero di iterazioni prima della divergenza Due simulazioni della stessa mappa caotica partono da \(x_0\) e \(x_0 + \varepsilon \) con \(\varepsilon = 10^{-9}\). L’esponente di Lyapunov medio è \(\lambda \approx \ln 2 \approx 0.69\) per iterazione (caso tipico). Dopo quante iterazioni la differenza diventa dell’ordine dell’unità?

Calcolo. \(\varepsilon \,e^{\lambda n} \approx 1\) \(\Longrightarrow \) \(n \approx \ln (1/\varepsilon )/\lambda = \ln (10^9)/\ln 2 \approx 9 \cdot 2.303/0.693 \approx 30\) iterazioni.

24.5 Esercizi proposti

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Esercizio 24.1

1.
Spiega con parole tue, con almeno tre esempi non citati nel capitolo, che cosa si intende per auto-organizzazione in fisica. Indica per ogni esempio se si tratta di un sistema all’equilibrio o lontano dall’equilibrio. [risposta libera]
2.
Discuti la differenza fra una struttura di equilibrio (esempio: un cristallo di sale) e una struttura dissipativa (esempio: una cella convettiva nell’atmosfera). Cosa succede a ciascuna se si interrompe il flusso di energia? [risposta libera]
3.
Un sistema caotico ha esponente di Lyapunov \(\lambda = 0.20\,{/ \mathrm{s} }\). L’incertezza iniziale è \(\Delta x_0 = e-4\,{}\). Dopo quanto tempo l’incertezza raggiunge l’unità? Quale precisione iniziale sarebbe necessaria per spingere l’orizzonte di prevedibilità a \(2\,{\mathrm{min} }\)? [\(t \approx 46\,{\mathrm{s} }\); \(\Delta x_0 \approx e-11\,{}\)]
4.
Itera la mappa logistica \(x_{n+1} = r\,x_n(1-x_n)\) con \(r = 2.5\) e \(x_0 = 0.1\) per almeno \(10\) passi. Verifica che la sequenza converge a un valore fisso. Confronta con il valore teorico del punto fisso non banale, \(x^{*} = 1 - 1/r\). [convergenza a \(x^{*} = 0.6\)]
5.
Stesso esercizio, con \(r = 3.5\). Cosa osservi? Si tratta di un punto fisso, di un’oscillazione periodica o di caos? [oscillazione di periodo \(4\)]
6.
Nel modello di Lotka-Volterra, cosa succede se le condizioni iniziali sono \(x_0 = 0\) (niente prede) oppure \(y_0 = 0\) (niente predatori)? In quale dei due casi la popolazione rimasta cresce esponenzialmente, e in quale si estingue? [niente prede \(\to \) predatori si estinguono; niente predatori \(\to \) prede crescono esponenzialmente]
7.
Spiega perché la previsione meteorologica perde affidabilità dopo circa \(10\,{\mathrm{day}}\) e perché il problema non si risolve semplicemente aumentando la potenza di calcolo. Suggerimento: ragiona in termini di Lyapunov e di precisione delle misure iniziali nella rete osservativa globale. [risposta libera]
8.
Un fenomeno emergente (es. temperatura di un gas) può essere “ridotto” alla descrizione microscopica delle sue componenti? In che senso sì e in che senso no? Argomenta usando l’esempio della temperatura in termodinamica statistica. [risposta libera]

24.6 Riepilogo del capitolo

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Presentazioni— slide NotebookLM (clic per aprire il PDF)