“
È impossibile che uno stesso predicato appartenga e insieme non appartenga al medesimo soggetto, e sotto lo
stesso rispetto.”
— Aristotele, Metafisica, libro IV
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Nel capitolo precedente abbiamo imparato a parlare di insiemi: a dire “\(x\) appartiene” oppure “\(x\) non appartiene”. Una volta che abbiamo un vocabolario per gli oggetti matematici, ci serve anche un vocabolario per le frasi che li riguardano: come si combinano, come si negano, quando una frase è conseguenza di un’altra.
Dire “\(\sqrt {2}\) non è razionale”, “se \(n\) è pari allora \(n^2\) è pari”, “\(x>0\) e \(y>0\) implica \(xy>0\)” significa usare delle particelle precise — non, se…allora, e, o — che in matematica hanno un significato fissato una volta per tutte. Capire questo linguaggio è il primo passo verso la dimostrazione: senza connettivi univoci non c’è ragionamento univoco.
In questo capitolo introduciamo i cinque connettivi fondamentali (negazione, congiunzione, disgiunzione, implicazione, doppia implicazione) e lo strumento delle tavole di verità, che permette di ridurre il significato di qualsiasi enunciato composto a una semplice tabella di simboli. È uno strumento meccanico ma potentissimo: ci consentirà di riconoscere quando due frasi dicono la stessa cosa e quando una è conseguenza dell’altra.
Definizione 3.1 — Proposizione
Una proposizione (o enunciato) è una frase dichiarativa che può essere classificata come vera oppure falsa, in modo univoco e indipendentemente da chi la pronuncia.
Indicheremo le proposizioni con lettere minuscole (\(p\), \(q\), \(r\), \(\ldots \)) e useremo i simboli V e F (oppure \(1\) e \(0\)) per indicare i due possibili valori di verità.
Esempio 3.1 — Frasi che sono proposizioni
Sono proposizioni:
Esempio 3.2 — Frasi che NON sono proposizioni
Non sono proposizioni:
Attenzione!
Una proposizione è vera o falsa indipendentemente dal fatto che noi sappiamo quale dei due valori abbia. La frase “esistono infinite coppie di primi gemelli” è una proposizione: o è vera o è falsa, anche se a oggi nessuno sa quale delle due cose.
Nota — Due principi cardine
La logica classica si fonda su due principi che useremo implicitamente in tutto il libro:
Sono i due principi richiamati da Aristotele nella citazione di apertura.
Le proposizioni \(p\), \(q\), \(\ldots \) scritte “così come sono” si dicono atomiche o semplici. Combinandole con i connettivi che introdurremo nelle prossime sezioni si ottengono proposizioni composte.
Il primo e più semplice connettivo è la negazione: opera su una sola proposizione e ne inverte il valore di verità.
Definizione 3.2 — Negazione
La negazione di una proposizione \(p\) è la proposizione \(\lnot p\) (si legge “non \(p\)”), che è vera quando \(p\) è falsa e falsa quando \(p\) è vera.
La regola si riassume in una tabella, detta tavola di verità del connettivo:
Esempio 3.3
Se \(p\): “\(7\) è primo” (vera), allora \(\lnot p\): “\(7\) non è primo” (falsa). Se \(q\): “\(\pi \) è razionale” (falsa), allora \(\lnot q\): “\(\pi \) non è razionale” (vera).
Attenzione!
Negare una proposizione non significa dire il contrario nel linguaggio comune. La negazione di “tutti gli studenti sono presenti” non è “tutti gli studenti sono assenti”: è “esiste almeno uno studente assente” (lo vedremo a fondo nel capitolo sui quantificatori).
Teorema 3.1 — Doppia negazione
Per ogni proposizione \(p\) vale \(\lnot (\lnot p) = p\).
Dimostrazione. Confrontiamo le colonne nella tavola di verità:
Le colonne di \(p\) e di \(\lnot (\lnot p)\) coincidono riga per riga: le due proposizioni hanno lo stesso valore di verità in ogni caso, dunque coincidono.
I due connettivi binari più semplici corrispondono al nostro “e” e al nostro “o”.
Definizione 3.3 — Congiunzione
La congiunzione di \(p\) e \(q\) è la proposizione \(p\land q\) (si legge “\(p\) e \(q\)”), che è vera quando entrambe \(p\) e \(q\) sono vere, e falsa in tutti gli altri casi.
Definizione 3.4 — Disgiunzione
La disgiunzione (inclusiva) di \(p\) e \(q\) è la proposizione \(p\lor q\) (si legge “\(p\) o \(q\)”), che è vera quando almeno una fra \(p\) e \(q\) è vera, e falsa solo quando entrambe sono false.
Le tavole di verità sono:
Attenzione!
La disgiunzione logica \(\lor \) è inclusiva: “\(p\) o \(q\)” è vera anche quando lo sono entrambe. Nel linguaggio comune “o” è talvolta esclusiva (“prendi il caffè o il tè” di solito significa “uno solo dei due”). In matematica si usa \(\lor \) in senso inclusivo; il caso esclusivo, indicato \(p\veebar q\) o XOR, è vero solo se esattamente una delle due è vera.
Esempio 3.4 — Lettura concreta
Siano \(p\): “\(6\) è pari” (V) e \(q\): “\(6\) è primo” (F). Allora:
Il legame con la teoria degli insiemi (capitolo 2) è diretto: se interpretiamo \(p\) come “\(x\in A\)” e \(q\) come “\(x\in B\)”, allora \(p\land q\) corrisponde a \(x\in A\cap B\) e \(p\lor q\) a \(x\in A\cup B\). La figura 3.1 lo visualizza.
L’implicazione è il connettivo del ragionamento: corrisponde al “se…allora…”.
Definizione 3.5 — Implicazione
L’implicazione “se \(p\) allora \(q\)” è la proposizione \(p\Rightarrow q\), che è falsa soltanto nel caso in cui \(p\) sia vera e \(q\) sia falsa, e vera in tutti gli altri casi. \(p\) si dice ipotesi (o antecedente), \(q\) si dice tesi (o conseguente).
La tavola di verità è:
Attenzione!
Le ultime due righe sono il punto più delicato per chi inizia. Se l’ipotesi \(p\) è falsa, l’implicazione \(p\Rightarrow q\) si considera vera qualunque sia \(q\). È la cosiddetta implicazione vacua: “se sono sulla Luna, allora \(2+2=4\)” è una implicazione vera, perché la premessa è falsa e dunque l’implicazione non è mai messa alla prova.
Nota — Perché questa convenzione
L’idea è che \(p\Rightarrow q\) esprime una promessa: “se si verifica \(p\), allora si verificherà \(q\)”. La promessa è violata solo se \(p\) accade ma \(q\) non accade. Se \(p\) non accade affatto, la promessa non è stata messa alla prova e quindi non è stata infranta: la consideriamo vera.
Esempio 3.5 — Quattro casi
Sia \(p\): “\(n\) è multiplo di \(4\)”; \(q\): “\(n\) è pari”. Verifichiamo \(p\Rightarrow q\) per quattro scelte di \(n\):
Per nessun \(n\) multiplo di \(4\) accade \(q\) falso: l’implicazione resta sempre vera. Se trovassimo anche un solo \(n\) multiplo di \(4\) ma dispari, avremmo \(p\) V e \(q\) F, e l’implicazione diventerebbe falsa (è il controesempio).
Definizione 3.6 — Condizione necessaria, sufficiente
Se \(p\Rightarrow q\), si dice che \(p\) è condizione sufficiente per \(q\), e che \(q\) è condizione necessaria per \(p\). Cioè: per avere \(q\) basta avere \(p\); e per poter avere \(p\) è indispensabile che valga \(q\).
Esempio 3.6
“Se piove allora la strada è bagnata” (\(p\Rightarrow q\)): la pioggia è sufficiente a bagnare la strada (basta che piova); la strada bagnata è necessaria se piove (non si dà pioggia senza strada bagnata). Ma la strada bagnata può avere altre cause (un’autobotte), quindi non è sufficiente a concludere che piova.
Definizione 3.7 — Inversa, contraria, contrapposta
Data l’implicazione \(p\Rightarrow q\), si chiamano:
Teorema 3.2 — Legge di contrapposizione
Per ogni \(p\), \(q\) vale
ovvero un’implicazione e la sua contrapposta hanno la stessa tavola di verità.
Dimostrazione. Costruiamo entrambe le colonne:
Le colonne di \(p\Rightarrow q\) e \(\lnot q\Rightarrow \lnot p\) coincidono riga per riga.
Nota
La legge di contrapposizione è alla base della dimostrazione per assurdo: per provare \(p\Rightarrow q\) si può equivalentemente provare \(\lnot q\Rightarrow \lnot p\). La affronteremo nel dettaglio nel capitolo sulle tecniche di dimostrazione.
Attenzione!
L’inversa \(q\Rightarrow p\) e la contraria \(\lnot p\Rightarrow \lnot q\), invece, non sono in generale equivalenti a \(p\Rightarrow q\). Se “piove \(\Rightarrow \) strada bagnata” è vera, “strada bagnata \(\Rightarrow \) piove” può essere falsa (autobotte). Confondere implicazione e inversa è uno degli errori logici più frequenti.
Definizione 3.8 — Doppia implicazione
La doppia implicazione (o biimplicazione, “se e solo se”) è la proposizione \(p\Leftrightarrow q\), vera quando \(p\) e \(q\) hanno lo stesso valore di verità (entrambe V oppure entrambe F), falsa altrimenti.
La tavola di verità:
Teorema 3.3 — Spezzamento della doppia implicazione
Per ogni \(p\), \(q\) vale
Dimostrazione. Si confrontano le quattro righe:
Le due colonne coincidono riga per riga.
Nota — Conseguenza pratica
Per dimostrare “\(p\) se e solo se \(q\)” è quasi sempre conveniente provare separatamente le due implicazioni: prima “se \(p\) allora \(q\)”, poi “se \(q\) allora \(p\)”. È la stessa idea della doppia inclusione tra insiemi vista nel capitolo precedente.
Esempio 3.7
“Un numero intero è pari se e solo se il suo quadrato è pari”. È un teorema: dovremo dimostrare entrambe le frecce, \(\Rightarrow \) (se \(n\) è pari, \(n^2\) è pari) e \(\Leftarrow \) (se \(n^2\) è pari, \(n\) è pari, la parte più sottile).
Costruire la tavola di verità di una proposizione composta significa elencare tutti i possibili valori delle proposizioni atomiche che la compongono e calcolare passo passo il valore di verità del tutto.
Procedura — Costruzione di una tavola di verità
L’ordine di precedenza usuale (dal più stretto al più largo) è:
Le parentesi forzano un raggruppamento diverso, come nell’algebra.
Esempio 3.8 — Tavola di una formula con tre atomi
Costruiamo la tavola di verità di \((p\land q)\Rightarrow r\).
Soluzione. Le proposizioni atomiche sono tre, quindi servono \(2^3=8\) righe.
La formula è falsa solo nella seconda riga, in cui \(p\) e \(q\) sono entrambe vere ma \(r\) è falsa: in quel caso la promessa “se \(p\) e \(q\), allora \(r\)” è infranta.
Definizione 3.9 — Tautologia, contraddizione
Una proposizione composta si dice:
Esempio 3.9 — Tautologie classiche
Sono tautologie:
Si verifica costruendone la tavola di verità: la colonna finale è tutta V.
Definizione 3.10 — Equivalenza logica
Due proposizioni \(\varphi \) e \(\psi \) si dicono logicamente equivalenti, e si scrive \(\varphi \equiv \psi \), se hanno la stessa tavola di verità (cioè se \(\varphi \Leftrightarrow \psi \) è una tautologia).
Teorema 3.4 — Leggi di De Morgan per i connettivi
Per ogni \(p\), \(q\) valgono:
Dimostrazione (della prima). Si confrontano le colonne:
Le due colonne corrispondono riga per riga, quindi le due proposizioni sono logicamente equivalenti. La seconda legge si dimostra in modo analogo.
Nota
Le leggi di De Morgan per i connettivi sono il duale logico delle leggi di De Morgan per gli insiemi (capitolo 2): scambiare \(\land \) con \(\lor \) corrisponde, sul versante insiemistico, a scambiare \(\cap \) con \(\cup \), e la negazione corrisponde al complemento.
Teorema 3.5 — Implicazione tramite disgiunzione
Per ogni \(p\), \(q\) vale
Dimostrazione. Tavola:
Le due colonne coincidono.
Nota
Questa equivalenza è preziosa: permette di negare un’implicazione applicando De Morgan. Infatti
“Non è vero che se \(p\) allora \(q\)” equivale a “\(p\) e non \(q\)”: è esattamente il controesempio, cioè un caso in cui l’ipotesi è verificata ma la tesi no.
Esempio 3.10 — Negare un’implicazione
Negare la frase: “se un numero naturale è multiplo di \(6\), allora è multiplo di \(4\)”.
Soluzione. Posto \(p\): “\(n\) è multiplo di \(6\)” e \(q\): “\(n\) è multiplo di \(4\)”, la frase è \(p\Rightarrow q\). La negazione è
cioè: “esiste un numero naturale multiplo di \(6\) ma non multiplo di \(4\)”. Un controesempio: \(n=6\), multiplo di \(6\) ma non di \(4\). Quindi la frase di partenza è falsa.
Esempio 3.11 — Verifica di una tautologia: modus ponens
Verificare che \(\bigl ((p\Rightarrow q)\land p\bigr )\Rightarrow q\) è una tautologia.
Soluzione. Tavola di verità:
L’ultima colonna è tutta V: la formula è una tautologia. È il principio di inferenza più elementare: se sappiamo che \(p\Rightarrow q\) e che \(p\), possiamo concludere \(q\).
Esempio 3.12 — Contrapposta e dimostrazione indiretta
Sia data l’implicazione: “se \(n^2\) è pari, allora \(n\) è pari”. Riformularla tramite la contrapposta.
Soluzione. Posto \(p\): “\(n^2\) è pari”, \(q\): “\(n\) è pari”, vogliamo dimostrare \(p\Rightarrow q\). La contrapposta è \(\lnot q\Rightarrow \lnot p\), ovvero: “se \(n\) è dispari, allora \(n^2\) è dispari”. Quest’ultima si verifica direttamente: se \(n=2k+1\), allora
quindi \(n^2\) è dispari. Per la legge di contrapposizione, abbiamo provato anche l’implicazione di partenza.
Esempio 3.13 — Equivalenza logica
Stabilire se le due proposizioni
sono logicamente equivalenti.
Soluzione. Tre atomi, \(2^3=8\) righe:
Le colonne \(\varphi \) e \(\psi \) coincidono: le due proposizioni sono logicamente equivalenti. Si può dunque “distribuire” l’implicazione rispetto alla congiunzione.
Esercizio 3.1
Riepilogo
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