“
La logica matematica differisce dalle altre logiche solo per il fatto di usare i simboli.”
— Giuseppe Peano, Formulario Mathematico (1908)
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Nel capitolo precedente abbiamo introdotto i connettivi \(\lnot \), \(\land \), \(\lor \), \(\Rightarrow \), \(\Leftrightarrow \), che permettono di combinare proposizioni intere. Ma molte affermazioni matematiche hanno una struttura più fine: non riguardano un singolo oggetto, riguardano tutti gli oggetti di un insieme oppure almeno uno.
“Il quadrato di ogni numero reale è non negativo” è un’affermazione di tipo nuovo: parla simultaneamente di infiniti oggetti. “Esiste un numero naturale maggiore di un milione” è anch’essa diversa da una semplice proposizione: dichiara solo che almeno uno c’è. Questi due modi di parlare — l’“ogni” e l’“esiste” — sono i quantificatori.
Senza quantificatori la matematica resterebbe muta su quasi tutto ciò che le interessa: i teoremi, le definizioni, le proprietà strutturali. In questo capitolo introduciamo i due simboli \(\forall \) (“per ogni”) ed \(\exists \) (“esiste”), impariamo a leggerli e a scriverli, e soprattutto impariamo a negarli correttamente — operazione tutt’altro che ovvia, e fonte di molti errori per chi inizia.
Definizione 4.1 — Predicato
Un predicato (o formula aperta) è una frase contenente una o più variabili, che diventa una proposizione (vera o falsa) non appena le variabili vengano sostituite con valori concreti tratti da un insieme di riferimento, detto dominio.
Indichiamo i predicati con \(P(x)\), \(Q(x,y)\), \(\ldots \), mettendo tra parentesi le variabili libere. La frase
non è in sé vera o falsa: \(P(3)\) è vera, \(P(-1)\) è falsa, \(P(\sqrt {2})\) è vera. È solo quando \(x\) riceve un valore — o quando viene “quantificata” — che si ottiene una proposizione.
Il primo modo di trasformare un predicato in proposizione è dire che il predicato vale per tutti gli elementi del dominio.
Definizione 4.2 — Quantificatore universale
Dato un predicato \(P(x)\) sul dominio \(D\), la proposizione
si legge “per ogni \(x\) in \(D\), vale \(P(x)\)” ed è vera quando \(P(x)\) è vera per ciascun elemento \(x\) del dominio, falsa quando esiste almeno un elemento del dominio per cui \(P(x)\) è falsa.
Il simbolo \(\forall \) è una A capovolta (all, “tutti”) e si scrive a sinistra della variabile cui si riferisce. Se il dominio è chiaro dal contesto si scrive semplicemente \(\forall x: P(x)\).
Esempio 4.1 — Vero o falso?
Stabilire il valore di verità delle seguenti proposizioni.
Nota — Quantificatore universale e congiunzione
Se il dominio è finito, \(D=\{a_1,a_2,\ldots ,a_n\}\), allora
Il quantificatore universale è dunque una specie di “congiunzione su tutti gli elementi” del dominio. Se \(D\) è infinito, la congiunzione diventa infinita e \(\forall \) è l’unico modo di esprimerla in modo finito.
Attenzione! — Per smentire un “\(\forall \)”
Per dimostrare che \(\forall x\in D: P(x)\) è falsa basta un singolo elemento \(x_0\in D\) per cui \(P(x_0)\) è falsa: si chiama controesempio. Trovare un controesempio è sufficiente. Verificare la proposizione su molti casi favorevoli, invece, non è mai sufficiente: il fatto che \(P(x)\) valga per i primi cento valori non garantisce nulla sul centunesimo.
Il secondo modo di trasformare un predicato in proposizione è dire che il predicato vale per almeno un elemento del dominio.
Definizione 4.3 — Quantificatore esistenziale
Dato un predicato \(P(x)\) sul dominio \(D\), la proposizione
si legge “esiste \(x\) in \(D\) tale che \(P(x)\)” ed è vera quando almeno un elemento del dominio soddisfa \(P(x)\), falsa se nessun elemento del dominio lo soddisfa.
Il simbolo \(\exists \) è una E rovesciata (exists). “Esiste” va inteso in senso debole: significa “ce n’è almeno uno”, non “ce n’è esattamente uno”.
Esempio 4.2
Nota — Quantificatore esistenziale e disgiunzione
Se il dominio è finito, \(D=\{a_1,a_2,\ldots ,a_n\}\), allora
L’esistenziale è dunque una “disgiunzione su tutti gli elementi”. Anche qui, se \(D\) è infinito, \(\exists \) è l’unico modo finito di esprimerla.
Definizione 4.4 — Esistenza unica
Si introduce talvolta il simbolo \(\exists !\) per esprimere esistenza e unicità:
significa “esiste un unico \(x\in D\) tale che \(P(x)\)”. Equivale alla congiunzione di due fatti:
Esempio 4.3
\(\exists !\, x\in \mathbb{R} :\ 3x-7=2\): esiste un unico reale tale che \(3x-7=2\), ed è \(x=3\). L’esistenza si prova esibendolo; l’unicità deriva dall’unicità della soluzione di un’equazione lineare a coefficiente non nullo.
Attenzione! — Per smentire un “\(\exists \)”
Per dimostrare che \(\exists x\in D: P(x)\) è falsa bisogna escludere ogni elemento del dominio: equivalentemente, bisogna provare che \(\forall x\in D: \lnot P(x)\). Per provarla vera, invece, basta esibirne un esempio.
Negare un’affermazione con quantificatori è una delle operazioni più delicate per chi inizia a fare matematica. La regola, però, è semplice e ricorda da vicino le leggi di De Morgan viste nel capitolo precedente: negando si scambia \(\forall \) con \(\exists \) e si nega il predicato.
Teorema 4.1 — Leggi di De Morgan per i quantificatori
Per ogni predicato \(P(x)\) sul dominio \(D\):
Dimostrazione (idea). Dire “non è vero che \(P(x)\) vale per ogni \(x\)” significa dire “c’è almeno un \(x\) per cui \(P(x)\) non vale”: è la prima legge. Specularmente, dire “non è vero che esiste un \(x\) con \(P(x)\)” significa dire “per ogni \(x\), \(P(x)\) è falso”: è la seconda. Su dominio finito, la verifica è una applicazione iterata delle leggi di De Morgan per \(\land \) e \(\lor \) già dimostrate.
Procedura — Negare una proposizione quantificata
Per negare un’affermazione che contiene quantificatori:
Esempio 4.4 — Negazione di una frase universale
Negare: “ogni numero primo è dispari”.
Soluzione. Posto \(P(p):\) “\(p\) è dispari”, la frase è \(\forall p\in \mathbb {P}: P(p)\) (dove \(\mathbb {P}\) è l’insieme dei primi). La sua negazione è \(\exists p\in \mathbb {P}: \lnot P(p)\), ovvero “esiste un primo che non è dispari”, cioè “esiste un primo pari”. Un controesempio esiste: \(p=2\). Quindi la frase di partenza è falsa.
Esempio 4.5 — Negazione di una frase esistenziale
Negare: “esiste un numero reale uguale al proprio quadrato e diverso da \(0\) e \(1\)”.
Soluzione. Posto \(P(x):\) “\(x^2=x \land x\neq 0 \land x\neq 1\)”, la frase è \(\exists x\in \mathbb{R} : P(x)\). La negazione è \(\forall x\in \mathbb{R} : \lnot P(x)\), ovvero “per ogni \(x\in \mathbb{R} \), \(x^2\neq x\) oppure \(x=0\) oppure \(x=1\)”. (Equivalentemente: “ogni reale che soddisfa \(x^2=x\) è \(0\) o \(1\)”.) Quest’ultima è vera: \(x^2=x\Leftrightarrow x(x-1)=0\Leftrightarrow x=0\lor x=1\). Quindi la frase di partenza è falsa.
Esempio 4.6 — Negazione di un’implicazione quantificata
Negare: “per ogni \(n\in \mathbb{N} \), se \(n\) è primo allora \(n\) è dispari”.
Soluzione. Posto \(p(n):\) “\(n\) è primo” e \(q(n):\) “\(n\) è dispari”, la frase è \(\forall n\in \mathbb{N} : (p(n)\Rightarrow q(n))\). Negandola:
cioè: “esiste un \(n\in \mathbb{N} \) primo e non dispari”, ovvero “esiste un primo pari”. È vera (\(n=2\)): quindi la frase di partenza è falsa, e \(n=2\) è il controesempio.
Molte definizioni della matematica usano più quantificatori in cascata. Per esempio, “per ogni numero reale esiste un naturale più grande di esso” contiene un \(\forall \) seguito da un \(\exists \). La cosa importante da capire è che l’ordine dei quantificatori conta.
Definizione 4.5 — Quantificatori dello stesso tipo
Quantificatori dello stesso tipo, in posizioni adiacenti, commutano:
Si scrivono spesso in forma compatta: \(\forall x,y : P(x,y)\) oppure \(\exists x,y : P(x,y)\).
Attenzione! — Quantificatori di tipo diverso non commutano
\(\forall x\,\exists y : P(x,y)\) e \(\exists y\,\forall x : P(x,y)\) non sono equivalenti.
La seconda è molto più forte: ne segue la prima, ma non viceversa.
Esempio 4.7 — Caso tipico
Sia \(P(x,y):\) “\(y>x\)”, con \(x,y\in \mathbb{R} \).
La differenza è nella dipendenza di \(y\) da \(x\).
Nota — Negare quantificatori in cascata
La regola si applica passo per passo, da sinistra a destra:
Ogni quantificatore si rovescia, e il predicato finale si nega.
Esempio 4.8 — Negazione di una definizione tipica
La definizione di “\(0\) è l’unico massimo di \(-x^2\) su \(\mathbb{R} \)” è del tipo \(\forall x\in \mathbb{R} : -x^2\le 0\). La sua negazione sarebbe: \(\exists x\in \mathbb{R} : -x^2>0\), cioè “esiste un reale con quadrato negativo”, falsa.
Più in generale, la negazione di “\(M\) è un maggiorante di \(A\)”, cioè \(\forall x\in A: x\le M\), è \(\exists x\in A: x>M\) (“c’è almeno un elemento di \(A\) più grande di \(M\)”). È così che si nega “maggiorante”.
Esempio 4.9 — Tradurre dal linguaggio naturale
Tradurre in simboli: “ogni numero naturale maggiore di \(1\) ha almeno un divisore primo”.
Soluzione. Posto \(D(p,n):\) “\(p\) divide \(n\)”, la frase è
Il quantificatore universale è ristretto agli \(n>1\) (lo si può anche scrivere \(\forall n\in \mathbb{N} : n>1 \Rightarrow \cdots \), equivalente). All’interno, l’esistenziale dichiara la presenza di un divisore primo.
Esempio 4.10 — Negare una proposizione complessa
Negare: “per ogni \(\varepsilon >0\) esiste un intero positivo \(n\) tale che \(\tfrac {1}{n}<\varepsilon \)”.
Soluzione. La proposizione, in simboli, è
Applicando le regole di negazione due volte:
Cioè: “esiste un \(\varepsilon >0\) tale che \(\tfrac {1}{n}\ge \varepsilon \) per ogni intero positivo \(n\)”. (La proposizione originale è la cosiddetta “proprietà archimedea” di \(\mathbb{R} \): è vera, dunque la sua negazione è falsa.)
Esempio 4.11 — Dipendenza di \(y\) da \(x\)
Dire se le proposizioni
sono vere.
Soluzione. \(\varphi \) chiede che ogni reale sia il quadrato di qualche reale: falsa, perché i reali negativi non lo sono. \(\psi \) chiede che esista un \(y\) tale che \(y^2=x\) per ogni \(x\in \mathbb{R} \): falsa, perché un \(y\) fissato dà un unico valore \(y^2\) e non può essere uguale a tutti i reali contemporaneamente. Le due sono diverse anche se entrambe false.
Se restringiamo il dominio a \(\mathbb{R} _{\ge 0}\), la prima diventa vera: \(\forall x\ge 0\ \exists y\ge 0 : y^2=x\) (basta \(y=\sqrt {x}\)). La seconda resta falsa.
Esempio 4.12 — Controesempio in un universale
Stabilire se è vera: “per ogni \(n\in \mathbb{N} \), \(n^2+n+41\) è primo”.
Soluzione. La proprietà vale per \(n=0,1,\ldots ,39\) (è la classica “formula di Eulero”): \(0+0+41=41\) è primo, \(1+1+41=43\) è primo, e così via. Si è tentati di crederla vera. Però per \(n=40\):
che non è primo. Quindi la proposizione è falsa, e \(n=40\) è il controesempio. Conferma del principio: nessuna quantità di casi favorevoli prova un universale; un solo caso sfavorevole lo confuta.
Esercizio 4.1
Riepilogo