Capitolo 5
Implicazione condizione necessaria e sufficiente

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Risolvere un problema significa stabilire un legame preciso fra ciò che è dato e ciò che è cercato.”

— George Pólya, How to Solve It (1945)

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5.1 Introduzione motivazionale

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Nei capitoli precedenti abbiamo definito l’implicazione \(p\Rightarrow q\) come connettivo logico (capitolo 3) e abbiamo visto come si comporta con i quantificatori (capitolo 4). Ora facciamo un passo in più: interpretiamo l’implicazione come la struttura portante di ogni teorema, cioè di ogni affermazione matematica che intendiamo dimostrare.

Un teorema ha sempre la forma “se vale \(p\), allora vale \(q\)”: \(p\) è l’ipotesi (ciò che si suppone), \(q\) è la tesi (ciò che si vuole concludere). Le parole necessario e sufficiente, che usiamo nel linguaggio comune in modo intercambiabile, in matematica indicano due cose nettamente diverse: “sufficiente” è la condizione che, da sola, basta a far succedere qualcosa; “necessaria” è la condizione senza la quale quel qualcosa non può succedere.

Capire bene questa distinzione è essenziale per leggere correttamente gli enunciati, per non confondere un’implicazione con la sua inversa, e per impostare in modo pulito le dimostrazioni. In questo capitolo affrontiamo la struttura logica dei teoremi e introduciamo le quattro forme che si ottengono da un’implicazione: diretta, inversa, contraria e contronominale.

5.2 Premessa e conclusione

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Definizione 5.1 — Struttura di un teorema

La maggior parte degli enunciati matematici ha la forma

\[ \text {se } p \text { allora } q, \qquad \text {in simboli} \qquad p\Rightarrow q. \]

La proposizione \(p\) si dice ipotesi (o premessa, antecedente). La proposizione \(q\) si dice tesi (o conclusione, conseguente).

Talvolta la struttura “se…allora” è esplicita; più spesso è nascosta nel linguaggio. Riconoscerla è la prima abilità da sviluppare.

Esempio 5.1 — Riconoscere ipotesi e tesi

Attenzione!

Una stessa frase può sembrare formulata senza “se…allora”, e contenere comunque un’implicazione implicita: “i quadrati hanno i lati uguali” significa “se una figura è un quadrato, allora ha i lati uguali”. Saper riformulare un enunciato in forma esplicita di implicazione è il primo passo per dimostrarlo o confutarlo.

Nota  — Interpretazione insiemistica

Se \(p\) corrisponde a “\(x\in A\)” e \(q\) a “\(x\in B\)” (dove \(A\) e \(B\) sono gli insiemi degli oggetti che soddisfano rispettivamente le due proprietà), allora l’implicazione \(p\Rightarrow q\) equivale all’inclusione \(A\subseteq B\): tutti gli elementi di \(A\) sono in \(B\). Lo riprenderemo nella figura 5.1.

5.3 Condizione sufficiente

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Definizione 5.2 — Condizione sufficiente

Se vale l’implicazione \(p\Rightarrow q\), si dice che \(p\) è condizione sufficiente per \(q\). In altre parole: “\(p\) basta a garantire \(q\)”; non appena è verificata \(p\), anche \(q\) è automaticamente vera.

Esempio 5.2

Attenzione!

“Sufficiente” non significa “unica via”. “Essere un quadrato” è sufficiente per essere un rombo, ma non è l’unica strada: un rombo non quadrato (con angoli diversi da \(\ang {90}\)) esiste. Sufficiente esprime una freccia che parte; non esclude che ce ne siano altre dirette allo stesso punto.

5.4 Condizione necessaria

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Definizione 5.3 — Condizione necessaria

Se vale l’implicazione \(p\Rightarrow q\), si dice che \(q\) è condizione necessaria per \(p\). In altre parole: “per poter avere \(p\) è indispensabile che valga \(q\)”; senza \(q\), \(p\) non può essere vera.

La definizione si capisce meglio considerando la contrapposta. \(p\Rightarrow q\) equivale (capitolo 3) a \(\lnot q\Rightarrow \lnot p\): se \(q\) non vale, allora non può valere neppure \(p\). Ecco perché diciamo che \(q\) è “necessaria”.

Esempio 5.3

Attenzione!

“Necessaria” non significa “sufficiente”. Avere quattro lati è necessario per essere un quadrato, ma non basta: anche un rettangolo non quadrato ha quattro lati. Una condizione necessaria è una condizione minima; può essere ben lontana dal garantire la conclusione.

Nota  — Una stessa implicazione, due letture

L’implicazione \(p\Rightarrow q\) si legge in due modi simmetrici:

Sono due descrizioni della stessa freccia, lette in due direzioni opposte.

[Picture]

Figura 5.1: Lettura insiemistica dell’implicazione. Se \(A\) è l’insieme degli oggetti che soddisfano \(p\) e \(B\) l’insieme di quelli che soddisfano \(q\), allora \(p\Rightarrow q\) equivale a \(A\subseteq B\). Ogni elemento di \(A\) è in \(B\) (caso di \(x\)); un elemento di \(B\) può non essere in \(A\) (caso di \(y\)).

5.5 Condizione necessaria e sufficiente

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Quando un’implicazione è vera in entrambi i sensi, le due proposizioni \(p\) e \(q\) stanno “alla pari”: l’una vale se e solo se vale l’altra. Si parla allora di condizione necessaria e sufficiente.

Definizione 5.4 — Condizione necessaria e sufficiente

Se valgono entrambe le implicazioni \(p\Rightarrow q\) e \(q\Rightarrow p\), si dice che \(p\) è condizione necessaria e sufficiente (in breve: c.n.s.) per \(q\), e si scrive

\[ p\Leftrightarrow q, \]

si legge “\(p\) se e solo se \(q\)”.

In termini insiemistici, \(p\Leftrightarrow q\) equivale all’uguaglianza \(A=B\) tra gli insiemi associati: ogni \(x\in A\) è in \(B\) e viceversa.

Esempio 5.4 — Caratterizzazioni notevoli

Procedura  — Dimostrare un “se e solo se”

Per dimostrare un enunciato della forma \(p\Leftrightarrow q\) si procede in due passi:

1.
Dimostrazione del “solo se” (freccia \(\Rightarrow \)): si suppone \(p\) e si conclude \(q\).
2.
Dimostrazione del “se” (freccia \(\Leftarrow \)): si suppone \(q\) e si conclude \(p\).

Le due dimostrazioni vanno fatte separatamente: nessuna delle due implica l’altra.

Esempio 5.5 — Pari e quadrato pari

Dimostrare: \(n\) è pari \(\Leftrightarrow \) \(n^2\) è pari, per \(n\in \mathbb{N} \).

Soluzione. Spezziamo in due implicazioni.

(\(\Rightarrow \)) Sia \(n\) pari: \(n=2k\) con \(k\in \mathbb{N} \). Allora \(n^2=4k^2=2(2k^2)\) è pari.

(\(\Leftarrow \)) Per contrapposizione: se \(n\) è dispari, \(n=2k+1\), allora \(n^2=4k^2+4k+1=2(2k^2+2k)+1\) è dispari. Quindi se \(n^2\) è pari, \(n\) non può essere dispari, dunque è pari.

Le due implicazioni insieme provano l’equivalenza.

5.6 Implicazione contraria, inversa, contronominale

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Data un’implicazione \(p\Rightarrow q\) (detta diretta), si possono costruire tre implicazioni derivate scambiando o negando ipotesi e tesi.

Definizione 5.5 — Le quattro implicazioni

Data l’implicazione diretta \(p\Rightarrow q\), si chiamano:

Teorema 5.1 — Equivalenze tra le quattro forme

Per ogni \(p\), \(q\) valgono le seguenti equivalenze e non valgono le altre:

\[ (p\Rightarrow q) \equiv (\lnot q\Rightarrow \lnot p) \qquad \text {(diretta $\equiv $ contronominale),} \]
\[ (q\Rightarrow p) \equiv (\lnot p\Rightarrow \lnot q) \qquad \text {(inversa $\equiv $ contraria).} \]

In generale, invece, diretta e inversa (o contraria) non sono logicamente equivalenti.

Dimostrazione. La prima equivalenza è la legge di contrapposizione (capitolo 3). La seconda si ottiene applicando la stessa legge all’implicazione inversa \(q\Rightarrow p\): la sua contrapposta è \(\lnot p\Rightarrow \lnot q\), cioè la contraria di \(p\Rightarrow q\).

[Picture]

Figura 5.2: Le quattro implicazioni derivate da \(p\Rightarrow q\). Sulla diagonale principale (in blu) stanno la diretta e la contronominale, sempre logicamente equivalenti. Sull’altra diagonale (in arancio) stanno inversa e contraria, anch’esse equivalenti tra loro ma non con la diretta.

Attenzione!  — L’errore più frequente

Confondere un’implicazione con la sua inversa è uno degli errori più comuni nei ragionamenti. Da “se piove, la strada è bagnata” non segue “se la strada è bagnata, allora piove”: la strada potrebbe essere bagnata per un’autobotte o per la rugiada. Dal punto di vista logico, l’inversa va dimostrata a parte; non discende dalla diretta.

Esempio 5.6 — Le quattro forme in un esempio concreto

Considera l’implicazione diretta: “se \(n\) è divisibile per \(4\), allora \(n\) è pari” (vera).

Diretta e contronominale hanno lo stesso valore di verità; inversa e contraria lo stesso valore di verità (qui entrambe false).

5.7 Esempi svolti

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Esempio 5.7 — Riformulare con “necessario” e “sufficiente”

Esprimere la frase “ogni triangolo equilatero è isoscele” usando i termini necessario e sufficiente.

Soluzione. Posto \(p\): “il triangolo è equilatero” e \(q\): “il triangolo è isoscele”, la frase è \(p\Rightarrow q\). Possiamo dire:

L’inversa “ogni triangolo isoscele è equilatero” è falsa: un triangolo isoscele con angolo al vertice diverso da \(\ang {60}\) ha solo due lati uguali. Quindi “essere isoscele” non è sufficiente per essere equilatero.

Esempio 5.8 — Caratterizzare con un “se e solo se”

Provare che un numero naturale è divisibile per \(9\) se e solo se la somma delle sue cifre è divisibile per \(9\).

Soluzione. Sia \(n=a_k\,10^k+a_{k-1}\,10^{k-1}+\cdots +a_1\,10+a_0\) con \(a_i\) cifre. Poiché \(10\equiv 1\pmod 9\), si ha \(10^i\equiv 1\pmod 9\) per ogni \(i\ge 0\). Quindi

\[ n \equiv a_k+a_{k-1}+\cdots +a_1+a_0 \pmod 9. \]

Ne segue che \(9\mid n\) se e solo se \(9\) divide la somma delle cifre. Le due frecce sono provate simultaneamente da una sola equivalenza modulare. È una c.n.s. (il celebre criterio di divisibilità per \(9\)).

Esempio 5.9 — Smentire un’implicazione con un controesempio

Confutare la frase “se un numero è un quadrato perfetto, allora è dispari”.

Soluzione. La frase ha la forma \(\forall n\in \mathbb{N} : (n\text { è quadrato}\Rightarrow n\text { è dispari})\). Per smentirla basta un controesempio: \(n=4=2^2\) è un quadrato perfetto, ma è pari. La frase è falsa.

Esempio 5.10 — Dimostrazione per contronominale

Dimostrare: “se \(n^2\) è dispari, allora \(n\) è dispari” (con \(n\in \mathbb{N} \)).

Soluzione. È più comodo dimostrare la contronominale: “se \(n\) è pari, allora \(n^2\) è pari”. Sia \(n=2k\) con \(k\in \mathbb{N} \): allora \(n^2=4k^2=2(2k^2)\) è pari. Per la legge di contrapposizione (diretta \(\equiv \) contronominale), abbiamo dimostrato anche l’implicazione di partenza.

Esempio 5.11 — Identificare condizioni nelle definizioni

Considera la definizione: “un parallelogrammo è un quadrilatero con i lati opposti paralleli”. Quali sono le condizioni necessarie e sufficienti coinvolte?

Soluzione. Una definizione è sempre una c.n.s. Posto \(p\): “il quadrilatero è un parallelogrammo” e \(q\): “il quadrilatero ha i lati opposti paralleli”, la definizione afferma \(p\Leftrightarrow q\):

È così che funzionano tutte le definizioni: introducono un nome per chi soddisfa una proprietà, e dichiarano simultaneamente le due frecce.

5.8 Esercizi proposti

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Esercizio 5.1

1.
Identifica ipotesi e tesi nelle seguenti proposizioni: (a) “ogni numero primo maggiore di \(2\) è dispari”; (b) “se due rette sono parallele, hanno lo stesso coefficiente angolare”; (c) “i triangoli equilateri hanno tutti gli angoli congruenti”; (d) “se \(a^2+b^2=0\) con \(a,b\in \mathbb{R} \), allora \(a=b=0\)”.
2.
Per ciascuna delle seguenti implicazioni, scrivi inversa, contraria e contronominale, e stabilisci quali sono vere e quali false: (a) “se \(n\) è pari, allora \(n+2\) è pari”; (b) “se \(x>0\), allora \(x^2>0\)”; (c) “se un quadrilatero ha quattro angoli retti, allora è un rettangolo”.
3.
Per ciascuna proposizione, riformula usando “necessario” e “sufficiente”: (a) “ogni rettangolo ha gli angoli retti”; (b) “se \(\Delta >0\), l’equazione \(ax^2+bx+c=0\) (\(a\neq 0\)) ha due soluzioni reali distinte”; (c) “se un numero è multiplo di \(12\), è multiplo di \(4\)”.
4.
Stabilisci, motivando, quali tra le seguenti coppie di condizioni sono c.n.s. tra loro: (a) “\(n\) è multiplo di \(5\)” / “l’ultima cifra di \(n\) è \(0\) o \(5\)”; (b) “un quadrilatero è un quadrato” / “ha tutti i lati uguali”; (c) “\(x^2=4\)” / “\(x=2\)” (con \(x\in \mathbb{R} \)); (d) “\(x^2=4\)” / “\(x=\pm 2\)”.
5.
Dimostra per contronominale: “se \(3n+1\) è pari, allora \(n\) è dispari” (con \(n\in \mathbb{N} \)).
6.
Trova un controesempio per la frase “se \(n\) è dispari, allora \(n\) è primo” (con \(n\in \mathbb{N} \)).
7.
Scrivi una formula del tipo \(p\Rightarrow q\) il cui senso comune sembra suggerire l’equivalenza con la propria inversa, ma che in realtà non vale. (Suggerimento: pensa a frasi del linguaggio quotidiano del tipo “se la macchina parte, allora c’è benzina”.)
8.
(Discussione.) Un compagno dice: “per dimostrare \(p\Leftrightarrow q\) basta dimostrare \(p\Rightarrow q\), poi negare le proposizioni e ottenere automaticamente \(q\Rightarrow p\)”. È corretto? Giustifica e, se necessario, indica quale è il passo logico mancante.

5.9 Riepilogo del capitolo

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