Nei capitoli precedenti abbiamo definito l’implicazione \(p\Rightarrow q\) come connettivo logico (capitolo 3) e
abbiamo visto come si comporta con i quantificatori (capitolo 4). Ora facciamo un passo in più:
interpretiamo l’implicazione come la struttura portante di ogni teorema, cioè di ogni affermazione
matematica che intendiamo dimostrare.
Un teorema ha sempre la forma “se vale \(p\), allora vale \(q\)”: \(p\) è l’ipotesi (ciò che si suppone), \(q\) è la tesi
(ciò che si vuole concludere). Le parole necessario e sufficiente, che usiamo nel linguaggio comune in
modo intercambiabile, in matematica indicano due cose nettamente diverse: “sufficiente” è la
condizione che, da sola, basta a far succedere qualcosa; “necessaria” è la condizione senza la quale
quel qualcosa non può succedere.
Capire bene questa distinzione è essenziale per leggere correttamente gli enunciati, per non
confondere un’implicazione con la sua inversa, e per impostare in modo pulito le dimostrazioni. In
questo capitolo affrontiamo la struttura logica dei teoremi e introduciamo le quattro forme che si
ottengono da un’implicazione: diretta, inversa, contraria e contronominale.
La maggior parte degli enunciati matematici ha la forma
\[ \text {se } p \text { allora } q, \qquad \text {in simboli} \qquad p\Rightarrow q. \]
La proposizione \(p\) si dice ipotesi (o premessa, antecedente). La proposizione \(q\) si dice tesi
(o conclusione, conseguente).
Talvolta la struttura “se…allora” è esplicita; più spesso è nascosta nel linguaggio. Riconoscerla è
la prima abilità da sviluppare.
Esempio 5.1 — Riconoscere ipotesi e tesi
“In ogni triangolo rettangolo il quadrato dell’ipotenusa è uguale alla somma dei
quadrati dei cateti” Ipotesi \(p\): “il triangolo è rettangolo”. Tesi \(q\): “vale \(a^2+b^2=c^2\) con \(c\) ipotenusa”. È il teorema di
Pitagora, \(p\Rightarrow q\).
“Un numero divisibile per \(6\) è divisibile per \(3\).” Ipotesi: “\(n\) è divisibile per \(6\)”. Tesi: “\(n\) è divisibile per \(3\)”.
“Due rette parallele tagliate da una trasversale formano angoli alterni interni
congruenti.” Ipotesi: “le rette \(r\) ed \(s\) sono parallele”. Tesi: “gli angoli alterni interni formati con la
trasversale \(t\) sono congruenti”.
Attenzione!
Una stessa frase può sembrare formulata senza “se…allora”, e contenere comunque
un’implicazione implicita: “i quadrati hanno i lati uguali” significa “se una figura è un
quadrato, allora ha i lati uguali”. Saper riformulare un enunciato in forma esplicita di
implicazione è il primo passo per dimostrarlo o confutarlo.
Nota — Interpretazione insiemistica
Se \(p\) corrisponde a “\(x\in A\)” e \(q\) a “\(x\in B\)” (dove \(A\) e \(B\) sono gli insiemi degli oggetti che soddisfano
rispettivamente le due proprietà), allora l’implicazione \(p\Rightarrow q\) equivale all’inclusione \(A\subseteq B\): tutti gli
elementi di \(A\) sono in \(B\). Lo riprenderemo nella figura 5.1.
Se vale l’implicazione \(p\Rightarrow q\), si dice che \(p\) è condizione sufficiente per \(q\). In altre parole: “\(p\)
basta a garantire \(q\)”; non appena è verificata \(p\), anche \(q\) è automaticamente vera.
Esempio 5.2
“Essere divisibile per \(6\) è condizione sufficiente per essere divisibile per \(3\)”. Se \(n\) è multiplo
di \(6\), di sicuro è multiplo di \(3\).
“Essere un quadrato è condizione sufficiente per essere un rombo”: ogni quadrato ha
i quattro lati uguali, dunque è un rombo.
“Avere \(x>5\) è condizione sufficiente per avere \(x^2>20\)”: se \(x>5\) allora \(x^2>25>20\).
Attenzione!
“Sufficiente” non significa “unica via”. “Essere un quadrato” è sufficiente per essere un
rombo, ma non è l’unica strada: un rombo non quadrato (con angoli diversi da \(\ang {90}\)) esiste.
Sufficiente esprime una freccia che parte; non esclude che ce ne siano altre dirette allo
stesso punto.
Se vale l’implicazione \(p\Rightarrow q\), si dice che \(q\) è condizione necessaria per \(p\). In altre parole: “per
poter avere \(p\) è indispensabile che valga \(q\)”; senza \(q\), \(p\) non può essere vera.
La definizione si capisce meglio considerando la contrapposta. \(p\Rightarrow q\) equivale (capitolo 3) a \(\lnot q\Rightarrow \lnot p\): se \(q\) non
vale, allora non può valere neppure \(p\). Ecco perché diciamo che \(q\) è “necessaria”.
Esempio 5.3
“Essere divisibile per \(3\) è condizione necessaria per essere divisibile per \(6\)”: se \(n\) non è
divisibile per \(3\), allora certamente non è divisibile per \(6\).
“Avere quattro lati è condizione necessaria per essere un quadrato”: se una figura
non ha quattro lati, non può essere un quadrato.
“Avere \(x^2>0\) è condizione necessaria per avere \(x>5\)”: se \(x^2\le 0\) (cioè \(x=0\)), allora \(x\) non può essere \(>5\).
Attenzione!
“Necessaria” non significa “sufficiente”. Avere quattro lati è necessario per essere un
quadrato, ma non basta: anche un rettangolo non quadrato ha quattro lati. Una
condizione necessaria è una condizione minima; può essere ben lontana dal garantire la
conclusione.
Nota — Una stessa implicazione, due letture
L’implicazione \(p\Rightarrow q\) si legge in due modi simmetrici:
“\(p\) è sufficiente per \(q\)” (la freccia parte da \(p\));
“\(q\) è necessaria per \(p\)” (la freccia arriva a \(q\), e senza \(q\) non si arriva a \(p\)).
Sono due descrizioni della stessa freccia, lette in due direzioni opposte.
Figura 5.1: Lettura insiemistica dell’implicazione. Se \(A\) è l’insieme degli oggetti che soddisfano
\(p\) e \(B\) l’insieme di quelli che soddisfano \(q\), allora \(p\Rightarrow q\) equivale a \(A\subseteq B\). Ogni elemento di \(A\) è in \(B\) (caso di \(x\));
un elemento di \(B\) può non essere in \(A\) (caso di \(y\)).
Quando un’implicazione è vera in entrambi i sensi, le due proposizioni \(p\) e \(q\) stanno
“alla pari”: l’una vale se e solo se vale l’altra. Si parla allora di condizione necessaria e
sufficiente.
Definizione 5.4 — Condizione necessaria e
sufficiente
Se valgono entrambe le implicazioni \(p\Rightarrow q\) e \(q\Rightarrow p\), si dice che \(p\) è condizione necessaria e
sufficiente (in breve: c.n.s.) per \(q\), e si scrive
\[ p\Leftrightarrow q, \]
si legge “\(p\) se e solo se \(q\)”.
In termini insiemistici, \(p\Leftrightarrow q\) equivale all’uguaglianza \(A=B\) tra gli insiemi associati: ogni \(x\in A\) è in \(B\) e
viceversa.
Esempio 5.4 — Caratterizzazioni notevoli
“\(n\) è pari \(\Leftrightarrow \) \(n^2\) è pari” (sui naturali). Sia “pari \(\Rightarrow \) \(n^2\) pari” che il viceversa sono veri.
“Un quadrilatero è un rombo \(\Leftrightarrow \) ha le diagonali perpendicolari e che si bisecano”.
“\(ax^2+bx+c=0\) con \(a\neq 0\) ha due soluzioni reali distinte \(\Leftrightarrow \) il discriminante \(\Delta =b^2-4ac>0\)”.
Procedura — Dimostrare un “se e solo se”
Per dimostrare un enunciato della forma \(p\Leftrightarrow q\) si procede in due passi:
1.
Dimostrazione del “solo se” (freccia \(\Rightarrow \)): si suppone \(p\) e si conclude \(q\).
2.
Dimostrazione del “se” (freccia \(\Leftarrow \)): si suppone \(q\) e si conclude \(p\).
Le due dimostrazioni vanno fatte separatamente: nessuna delle due implica l’altra.
Esempio 5.5 — Pari e quadrato pari
Dimostrare: \(n\) è pari \(\Leftrightarrow \) \(n^2\) è pari, per \(n\in \mathbb{N} \).
Soluzione. Spezziamo in due implicazioni.
(\(\Rightarrow \)) Sia \(n\) pari: \(n=2k\) con \(k\in \mathbb{N} \). Allora \(n^2=4k^2=2(2k^2)\) è pari.
(\(\Leftarrow \)) Per contrapposizione: se \(n\) è dispari, \(n=2k+1\), allora \(n^2=4k^2+4k+1=2(2k^2+2k)+1\) è dispari. Quindi se \(n^2\) è pari, \(n\) non può
essere dispari, dunque è pari.
Le due implicazioni insieme provano l’equivalenza.
In generale, invece, diretta e inversa (o contraria) non sono logicamente equivalenti.
Dimostrazione. La prima equivalenza è la legge di contrapposizione (capitolo 3). La seconda si
ottiene applicando la stessa legge all’implicazione inversa \(q\Rightarrow p\): la sua contrapposta è \(\lnot p\Rightarrow \lnot q\), cioè la contraria
di \(p\Rightarrow q\).
Figura 5.2: Le quattro implicazioni derivate da \(p\Rightarrow q\). Sulla diagonale principale (in blu) stanno la
diretta e la contronominale, sempre logicamente equivalenti. Sull’altra diagonale (in arancio)
stanno inversa e contraria, anch’esse equivalenti tra loro ma non con la diretta.
Attenzione! — L’errore più frequente
Confondere un’implicazione con la sua inversa è uno degli errori più comuni nei
ragionamenti. Da “se piove, la strada è bagnata” non segue “se la strada è bagnata,
allora piove”: la strada potrebbe essere bagnata per un’autobotte o per la rugiada. Dal
punto di vista logico, l’inversa va dimostrata a parte; non discende dalla diretta.
Esempio 5.6 — Le quattro forme in un esempio
concreto
Considera l’implicazione diretta: “se \(n\) è divisibile per \(4\), allora \(n\) è pari” (vera).
Inversa: “se \(n\) è pari, allora \(n\) è divisibile per \(4\)”. Falsa: \(n=6\) è pari ma non multiplo di \(4\).
Contraria: “se \(n\) non è divisibile per \(4\), allora \(n\) è dispari”. Falsa: \(n=6\).
Contronominale: “se \(n\) è dispari, allora \(n\) non è divisibile per \(4\)”. Vera, e infatti è
equivalente alla diretta.
Diretta e contronominale hanno lo stesso valore di verità; inversa e contraria lo stesso valore di
verità (qui entrambe false).
Esempio 5.7 — Riformulare con “necessario” e
“sufficiente”
Esprimere la frase “ogni triangolo equilatero è isoscele” usando i termini necessario e
sufficiente.
Soluzione. Posto \(p\): “il triangolo è equilatero” e \(q\): “il triangolo è isoscele”, la frase è \(p\Rightarrow q\). Possiamo
dire:
“Essere equilatero è condizione sufficiente per essere isoscele.”
“Essere isoscele è condizione necessaria per essere equilatero.”
L’inversa “ogni triangolo isoscele è equilatero” è falsa: un triangolo isoscele con angolo al
vertice diverso da \(\ang {60}\) ha solo due lati uguali. Quindi “essere isoscele” non è sufficiente per essere
equilatero.
Esempio 5.8 — Caratterizzare con un “se e solo
se”
Provare che un numero naturale è divisibile per \(9\) se e solo se la somma delle sue cifre è
divisibile per \(9\).
Soluzione. Sia \(n=a_k\,10^k+a_{k-1}\,10^{k-1}+\cdots +a_1\,10+a_0\) con \(a_i\) cifre. Poiché \(10\equiv 1\pmod 9\), si ha \(10^i\equiv 1\pmod 9\) per ogni \(i\ge 0\). Quindi
\[ n \equiv a_k+a_{k-1}+\cdots +a_1+a_0 \pmod 9. \]
Ne segue che \(9\mid n\) se e solo se \(9\) divide la somma delle cifre. Le due frecce sono provate
simultaneamente da una sola equivalenza modulare. È una c.n.s. (il celebre criterio di
divisibilità per \(9\)).
Esempio 5.9 — Smentire un’implicazione con un
controesempio
Confutare la frase “se un numero è un quadrato perfetto, allora è dispari”.
Soluzione. La frase ha la forma \(\forall n\in \mathbb{N} : (n\text { è quadrato}\Rightarrow n\text { è dispari})\). Per smentirla basta un controesempio: \(n=4=2^2\) è un quadrato
perfetto, ma è pari. La frase è falsa.
Esempio 5.10 — Dimostrazione per
contronominale
Dimostrare: “se \(n^2\) è dispari, allora \(n\) è dispari” (con \(n\in \mathbb{N} \)).
Soluzione. È più comodo dimostrare la contronominale: “se \(n\) è pari, allora \(n^2\) è pari”. Sia \(n=2k\)
con \(k\in \mathbb{N} \): allora \(n^2=4k^2=2(2k^2)\) è pari. Per la legge di contrapposizione (diretta \(\equiv \) contronominale), abbiamo
dimostrato anche l’implicazione di partenza.
Esempio 5.11 — Identificare condizioni nelle
definizioni
Considera la definizione: “un parallelogrammo è un quadrilatero con i lati opposti
paralleli”. Quali sono le condizioni necessarie e sufficienti coinvolte?
Soluzione. Una definizione è sempre una c.n.s. Posto \(p\): “il quadrilatero è un parallelogrammo”
e \(q\): “il quadrilatero ha i lati opposti paralleli”, la definizione afferma \(p\Leftrightarrow q\):
\(p\Rightarrow q\): ogni parallelogrammo ha lati opposti paralleli (definizione);
\(q\Rightarrow p\): ogni quadrilatero con lati opposti paralleli è un parallelogrammo (definizione, in
senso opposto).
È così che funzionano tutte le definizioni: introducono un nome per chi soddisfa una proprietà,
e dichiarano simultaneamente le due frecce.
Identifica ipotesi e tesi nelle seguenti proposizioni: (a) “ogni numero primo maggiore
di \(2\) è dispari”; (b) “se due rette sono parallele, hanno lo stesso coefficiente angolare”;
(c) “i triangoli equilateri hanno tutti gli angoli congruenti”; (d) “se \(a^2+b^2=0\) con \(a,b\in \mathbb{R} \), allora \(a=b=0\)”.
2.
Per ciascuna delle seguenti implicazioni, scrivi inversa, contraria e contronominale,
e stabilisci quali sono vere e quali false: (a) “se \(n\) è pari, allora \(n+2\) è pari”; (b) “se \(x>0\),
allora \(x^2>0\)”; (c) “se un quadrilatero ha quattro angoli retti, allora è un rettangolo”.
3.
Per ciascuna proposizione, riformula usando “necessario” e “sufficiente”: (a) “ogni
rettangolo ha gli angoli retti”; (b) “se \(\Delta >0\), l’equazione \(ax^2+bx+c=0\) (\(a\neq 0\)) ha due soluzioni reali distinte”;
(c) “se un numero è multiplo di \(12\), è multiplo di \(4\)”.
4.
Stabilisci, motivando, quali tra le seguenti coppie di condizioni sono c.n.s. tra loro:
(a) “\(n\) è multiplo di \(5\)” / “l’ultima cifra di \(n\) è \(0\) o \(5\)”; (b) “un quadrilatero è un quadrato”
/ “ha tutti i lati uguali”; (c) “\(x^2=4\)” / “\(x=2\)” (con \(x\in \mathbb{R} \)); (d) “\(x^2=4\)” / “\(x=\pm 2\)”.
5.
Dimostra per contronominale: “se \(3n+1\) è pari, allora \(n\) è dispari” (con \(n\in \mathbb{N} \)).
6.
Trova un controesempio per la frase “se \(n\) è dispari, allora \(n\) è primo” (con \(n\in \mathbb{N} \)).
7.
Scrivi una formula del tipo \(p\Rightarrow q\) il cui senso comune sembra suggerire l’equivalenza con la
propria inversa, ma che in realtà non vale. (Suggerimento: pensa a frasi del linguaggio
quotidiano del tipo “se la macchina parte, allora c’è benzina”.)
8.
(Discussione.) Un compagno dice: “per dimostrare \(p\Leftrightarrow q\) basta dimostrare \(p\Rightarrow q\), poi negare
le proposizioni e ottenere automaticamente \(q\Rightarrow p\)”. È corretto? Giustifica e, se necessario,
indica quale è il passo logico mancante.
Ogni teorema ha la struttura \(p\Rightarrow q\), dove \(p\) è l’ipotesi e \(q\) è la tesi.
Dall’implicazione \(p\Rightarrow q\) si dice: \(p\) è condizione sufficiente per \(q\) (basta \(p\) per concludere \(q\)); \(q\) è
condizione necessaria per \(p\) (senza \(q\), \(p\) non può essere vera).
L’interpretazione insiemistica è \(A\subseteq B\), dove \(A\) è l’insieme degli oggetti che soddisfano \(p\), \(B\) quelli
che soddisfano \(q\).
Se valgono entrambe \(p\Rightarrow q\) e \(q\Rightarrow p\), si scrive \(p\Leftrightarrow q\) e si dice che \(p\) è condizione necessaria e sufficiente
(c.n.s.) per \(q\). In insiemi: \(A=B\).
Per dimostrare un “se e solo se” si dimostrano le due frecce separatamente.
Da \(p\Rightarrow q\) si costruiscono: inversa \(q\Rightarrow p\), contraria \(\lnot p\Rightarrow \lnot q\), contronominale \(\lnot q\Rightarrow \lnot p\).
Equivalenze: diretta \(\equiv \) contronominale; inversa \(\equiv \) contraria. In generale diretta e inversa
non sono equivalenti — confonderle è un errore tipico.
Per smentire un’implicazione basta un controesempio: un caso in cui l’ipotesi è
verificata ma la tesi no.