Capitolo 6
Tecniche di dimostrazione: diretta, per assurdo, controesempio

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La reductio ad absurdum, che Euclide amava tanto, è una delle armi più raffinate del matematico: è una mossa molto più elegante di qualsiasi gambetto degli scacchi, perché un matematico, invece di un pezzo, offre l’intera partita.”

— Godfrey Harold Hardy, A Mathematician’s Apology (1940)

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6.1 Introduzione motivazionale

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Nei capitoli precedenti abbiamo costruito il linguaggio della logica: insiemi, connettivi, quantificatori, struttura ipotesi/tesi. Ora arriva il momento di usarli per fare la cosa che caratterizza davvero la matematica: dimostrare.

Dimostrare significa convincere chi ascolta che un’affermazione \(p\Rightarrow q\) è vera, partendo da definizioni e proprietà già accettate e procedendo per passi logici inattaccabili. Non c’è un solo modo di farlo: con il tempo si sono affermate alcune tecniche di dimostrazione, ciascuna adatta a un tipo di enunciato.

In questo capitolo ne presentiamo quattro, le più comuni al biennio:

1.
la dimostrazione diretta, in cui si va dall’ipotesi alla tesi seguendo una catena di implicazioni;
2.
la dimostrazione per contronominale, in cui si dimostra \(\lnot q\Rightarrow \lnot p\) al posto di \(p\Rightarrow q\);
3.
la dimostrazione per assurdo, in cui si suppone falsa la tesi e si deriva una contraddizione;
4.
la confutazione tramite controesempio, che permette di smentire una proposizione universale.

Daremo infine un primo sguardo all’induzione matematica, che approfondiremo nel capitolo 163.

6.2 Dimostrazione diretta

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Definizione 6.1 — Dimostrazione diretta

Per dimostrare \(p\Rightarrow q\) in modo diretto, si parte dall’ipotesi \(p\) e, attraverso una catena di implicazioni valide, si arriva alla tesi \(q\):

\[ p \Rightarrow r_1 \Rightarrow r_2 \Rightarrow \cdots \Rightarrow r_n \Rightarrow q. \]

Ogni passaggio deve essere giustificato da una definizione, da una proprietà nota o da un teorema dimostrato in precedenza.

È lo stile più naturale e quello cui si ricorre per primo. Si tratta di costruire un ponte logico fra le due rive dell’implicazione.

Procedura  — Schema di una dimostrazione diretta

1.
Si dichiara apertamente l’ipotesi: “supponiamo che \(p\) valga”.
2.
Si applicano definizioni e proprietà a \(p\), ottenendo conseguenze intermedie \(r_1, r_2, \ldots \)
3.
Si prosegue fino a ottenere la tesi \(q\).
4.
Si conclude: “abbiamo dunque dimostrato \(q\), quindi \(p\Rightarrow q\)”.

Esempio 6.1 — Somma di due pari è pari

Dimostrare: se \(m,n\in \mathbb{Z} \) sono entrambi pari, allora \(m+n\) è pari.

Dimostrazione (diretta). Supponiamo che \(m\) e \(n\) siano pari. Per definizione esistono \(h,k\in \mathbb{Z} \) tali che \(m=2h\) e \(n=2k\). Allora

\[ m+n = 2h+2k = 2(h+k). \]

Poiché \(h+k\in \mathbb{Z} \), \(m+n\) è divisibile per \(2\), dunque è pari. La tesi è dimostrata.

Esempio 6.2 — Quadrato di un pari

Dimostrare: se \(n\in \mathbb{Z} \) è pari, allora \(n^2\) è pari.

Dimostrazione (diretta). Sia \(n\) pari: esiste \(k\in \mathbb{Z} \) con \(n=2k\). Allora

\[ n^2 = (2k)^2 = 4k^2 = 2(2k^2), \]

con \(2k^2\in \mathbb{Z} \). Quindi \(n^2\) è pari.

Nota  — Dimostrazione per contronominale: una variante della diretta

La dimostrazione per contronominale (capitolo 5) può essere vista come una dimostrazione diretta dell’implicazione \(\lnot q\Rightarrow \lnot p\), equivalente a \(p\Rightarrow q\). Si usa quando \(\lnot q\) è più “ricca” di informazione utile rispetto a \(p\). Vedremo un esempio nell’esempio 6.2.

Esempio 6.3 — Per contronominale

Dimostrare: se \(n^2\) è pari, allora \(n\) è pari.

Dimostrazione (per contronominale). Mostriamo la contronominale: se \(n\) è dispari, allora \(n^2\) è dispari. Sia \(n\) dispari: esiste \(k\in \mathbb{Z} \) con \(n=2k+1\). Allora

\[ n^2 = (2k+1)^2 = 4k^2+4k+1 = 2(2k^2+2k)+1, \]

e poiché \(2k^2+2k\in \mathbb{Z} \), \(n^2\) è della forma \(2m+1\) con \(m\in \mathbb{Z} \): è dispari. Per la legge di contrapposizione (capitolo 3), l’implicazione iniziale è dimostrata.

6.3 Dimostrazione per assurdo

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Definizione 6.2 — Dimostrazione per assurdo

Per dimostrare \(p\Rightarrow q\) per assurdo (o reductio ad absurdum) si suppone simultaneamente \(p\) e \(\lnot q\), e si deriva da queste ipotesi una contraddizione, cioè una proposizione del tipo \(r\land \lnot r\) che è certamente falsa.

Poiché da premesse vere non si può dedurre il falso, una delle ipotesi è insostenibile: l’unica che possiamo rifiutare è \(\lnot q\) (perché \(p\) è la nostra ipotesi). Concludiamo dunque \(q\).

La struttura ricalca la legge logica \(\lnot q\Rightarrow (p\Rightarrow r\land \lnot r)\): se negare la tesi conduce a un’assurdità, la tesi non può essere negata.

Procedura  — Schema di una dimostrazione per assurdo

1.
Si fissa l’ipotesi \(p\).
2.
Si suppone, per assurdo, che la tesi \(q\) sia falsa: dunque \(\lnot q\).
3.
Si lavora con \(p\land \lnot q\) fino a ricavare una proposizione \(r\) e contemporaneamente la sua negazione \(\lnot r\): è la contraddizione cercata.
4.
Si conclude che \(\lnot q\) è insostenibile, dunque \(q\) è vera.

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Figura 6.1: Schema di una dimostrazione per assurdo. L’ipotesi \(p\) e la negazione della tesi \(\lnot q\) entrano insieme nella catena deduttiva. Se ne esce una contraddizione, allora \(\lnot q\) deve essere falsa: quindi \(q\) è vera.

Esempio 6.4 — Irrazionalità di \(\sqrt {2}\)

Dimostrare: \(\sqrt {2}\) non è un numero razionale.

Dimostrazione (per assurdo). Supponiamo per assurdo che \(\sqrt {2}\) sia razionale. Allora si può scrivere come frazione \(\sqrt {2}=\tfrac {a}{b}\) con \(a,b\in \mathbb{Z} \), \(b\neq 0\), e \(\tfrac {a}{b}\) già ridotta ai minimi termini (cioè \(a\) e \(b\) non hanno fattori comuni). Elevando al quadrato:

\[ 2 = \frac {a^2}{b^2} \quad \Longrightarrow \quad a^2 = 2b^2. \]

Allora \(a^2\) è pari; per quanto dimostrato nell’esempio 6.2, anche \(a\) è pari: \(a=2k\) con \(k\in \mathbb{Z} \). Sostituendo:

\[ (2k)^2 = 2b^2 \quad \Longrightarrow \quad 4k^2 = 2b^2 \quad \Longrightarrow \quad b^2 = 2k^2, \]

quindi anche \(b^2\) è pari, e dunque anche \(b\). Ma allora \(a\) e \(b\) hanno il fattore \(2\) in comune: questo contraddice l’ipotesi che \(\tfrac {a}{b}\) fosse ridotta ai minimi termini. La supposizione iniziale è insostenibile: \(\sqrt {2}\) non è razionale.

Esempio 6.5 — Infinità dei numeri primi, da Euclide

Dimostrare: esistono infiniti numeri primi.

Dimostrazione (per assurdo). Supponiamo per assurdo che esistano solo un numero finito di primi: chiamiamoli \(p_1, p_2, \ldots , p_n\). Consideriamo il numero

\[ N = p_1\,p_2\cdots p_n + 1. \]

\(N\) è un intero maggiore di \(1\), dunque ha almeno un divisore primo (proprietà nota di \(\mathbb{N} \)). Chiamiamo \(q\) uno di questi divisori primi: per ipotesi, \(q\) deve coincidere con uno dei \(p_i\) della lista. Ma allora \(q\) divide sia \(p_1 p_2\cdots p_n\) sia \(N=p_1 p_2\cdots p_n + 1\); quindi divide anche la loro differenza, cioè \(q\mid 1\). È impossibile, perché nessun primo divide \(1\). Contraddizione.

Concludiamo che l’elenco dei primi non può essere finito: i primi sono infiniti.

Attenzione!

La dimostrazione per assurdo è potente ma va maneggiata con cura: la contraddizione deve essere esplicita (una proposizione e la sua negazione), non un semplice “sembra strano”. Inoltre, se l’enunciato di partenza è \(p\Rightarrow q\), l’ipotesi assurda da assumere è \(p\land \lnot q\), non solo \(\lnot q\): l’ipotesi \(p\) rimane in vigore.

Dimostrazione per casi

Un’altra strategia utile è la dimostrazione per casi: si esamina separatamente ogni possibile situazione, dimostrando la tesi in ciascuna. È giustificata dalla regola di inferenza “se \(p_1\lor p_2\lor \cdots \lor p_n\) e ogni \(p_i\Rightarrow q\), allora \(q\)”.

Esempio 6.6

Dimostrare: per ogni \(n\in \mathbb{Z} \), \(n(n+1)\) è pari.

Dimostrazione (per casi). Distinguiamo due casi sulla parità di \(n\).

Caso 1: \(n\) pari. Allora \(n=2k\) e \(n(n+1)=2k(n+1)\) è pari.

Caso 2: \(n\) dispari. Allora \(n+1\) è pari, \(n+1=2k\), e \(n(n+1)=n\cdot 2k=2(nk)\) è pari.

In entrambi i casi \(n(n+1)\) è pari, dunque la tesi è dimostrata.

6.4 Confutazione tramite controesempio

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Le tecniche viste finora servono a dimostrare che un’affermazione è vera. Spesso però ci troviamo di fronte a una congettura della forma “per ogni \(x\) vale \(P(x)\)” e vogliamo capire se è vera o falsa. Se è falsa, il modo più rapido di smentirla è esibire un controesempio.

Definizione 6.3 — Controesempio

Un controesempio a una proposizione universale \(\forall x\in D:\ P(x)\) è un elemento \(x_0\in D\) tale che \(P(x_0)\) è falso. Esibire un controesempio è sufficiente a smentire la proposizione.

La regola si giustifica con la legge di De Morgan per i quantificatori (capitolo 4):

\[ \lnot \bigl (\forall x\in D : P(x)\bigr ) \equiv \exists x\in D : \lnot P(x). \]

Attenzione!  — Cento esempi non bastano, un controesempio sì

Per smentire un universale basta un singolo controesempio. Al contrario, verificare l’universale su molti casi (cento, mille, un milione) non lo dimostra: la matematica richiede una dimostrazione per ogni elemento del dominio, non una statistica.

Esempio 6.7 — La formula di Eulero

Confutare la congettura: “per ogni \(n\in \mathbb{N} \), \(n^2+n+41\) è primo”.

Soluzione. La formula dà primi per \(n=0,1,2,\ldots ,39\) (caso curioso, già notato da Eulero). Però per \(n=40\):

\[ 40^2+40+41 = 1600+40+41 = 1681 = 41\cdot 41, \]

non è primo. Il controesempio \(n=40\) smentisce la congettura.

Esempio 6.8 — Tutte le potenze di \(2\) aumentate di \(1\) sono prime?

Confutare: “per ogni \(n\in \mathbb{N} \), \(2^n+1\) è primo”.

Soluzione. Verifichiamo: \(n=0\)\(2\), \(n=1\)\(3\), \(n=2\)\(5\), \(n=4\)\(17\)…sembra promettente. Ma con \(n=3\) otteniamo \(2^3+1=9=3^2\): non è primo. Il controesempio \(n=3\) smentisce la frase. (I numeri della forma \(2^{2^k}+1\) si chiamano numeri di Fermat; il primo composto è \(2^{32}+1\), ma il problema dei primi della forma \(2^n+1\) è ancora più sottile.)

6.5 Cenni alla dimostrazione per induzione

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Le tecniche viste finora trattano un singolo enunciato \(p\Rightarrow q\). C’è però una situazione tipicissima in cui dobbiamo dimostrare un’infinità di enunciati contemporaneamente: una proposizione \(P(n)\) che dipende da un numero naturale \(n\). Ad esempio, “la somma dei primi \(n\) numeri naturali è \(\tfrac {n(n+1)}{2}\)”. Per dimostrarla per ogni \(n\), non possiamo verificarla un caso alla volta: useremo il principio di induzione matematica.

Nota  — Principio di induzione

Per dimostrare \(\forall n\in \mathbb{N} : P(n)\), basta provare due cose:

Da queste due proprietà segue che \(P(n)\) è vera per ogni \(n\in \mathbb{N} \). È come una fila infinita di tessere del domino: se la prima cade (base) e se ogni tessera fa cadere la successiva (passo), allora cadono tutte.

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Figura 6.2: L’idea dell’induzione come “effetto domino”. La prima tessera cade (base \(P(0)\)); ogni tessera che cade fa cadere la successiva (passo induttivo \(P(n)\Rightarrow P(n+1)\)). In conseguenza, cadono tutte: \(P(n)\) è vera per ogni \(n\in \mathbb{N} \).

Esempio 6.9 — Somma dei primi \(n\) naturali

Dimostrare: per ogni \(n\in \mathbb{N} ^*\), \(\displaystyle 1+2+\cdots +n = \frac {n(n+1)}{2}\).

Dimostrazione (per induzione). Sia \(P(n)\): “\(1+2+\cdots +n=\tfrac {n(n+1)}{2}\)”.

Base (\(n=1\)). \(P(1)\): “\(1=\tfrac {1\cdot 2}{2}=1\)”. Vera.

Passo induttivo. Supponiamo vera \(P(n)\) e mostriamo \(P(n+1)\). Per ipotesi induttiva,

\[ 1+2+\cdots +n = \frac {n(n+1)}{2}. \]

Aggiungiamo \(n+1\) a entrambi i membri:

\[ 1+2+\cdots +n+(n+1) = \frac {n(n+1)}{2}+(n+1) = \frac {n(n+1)+2(n+1)}{2} = \frac {(n+1)(n+2)}{2}. \]

Questa è proprio \(P(n+1)\).

Per induzione, \(P(n)\) è vera per ogni \(n\ge 1\).

L’induzione meriterà un capitolo a sé: la riprenderemo in dettaglio nel capitolo 163, dove vedremo varianti (induzione forte, induzione a partire da \(n_0\neq 0\)) e numerose applicazioni.

6.6 Esempi svolti

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Esempio 6.10 — Diretta: prodotto di due dispari è dispari

Dimostrare: se \(m,n\in \mathbb{Z} \) sono entrambi dispari, allora \(mn\) è dispari.

Dimostrazione (diretta). Siano \(m=2h+1\) e \(n=2k+1\) con \(h,k\in \mathbb{Z} \). Allora

\[ mn=(2h+1)(2k+1)=4hk+2h+2k+1=2(2hk+h+k)+1, \]

con \(2hk+h+k\in \mathbb{Z} \). Dunque \(mn\) è dispari.

Esempio 6.11 — Per contronominale

Dimostrare: se \(n^3\) è pari (con \(n\in \mathbb{Z} \)), allora \(n\) è pari.

Dimostrazione (per contronominale). Mostriamo: se \(n\) è dispari, allora \(n^3\) è dispari. Sia \(n\) dispari: per l’esempio precedente \(n\cdot n=n^2\) è dispari, e \(n^2\cdot n=n^3\) è dispari (prodotto di due dispari). Per contrapposizione, la tesi iniziale è dimostrata.

Esempio 6.12 — Per assurdo: irrazionalità di \(\sqrt {3}\)

Dimostrare: \(\sqrt {3}\) non è razionale.

Dimostrazione (per assurdo). Supponiamo \(\sqrt {3}=\tfrac {a}{b}\) con \(a,b\in \mathbb{Z} \), \(b\neq 0\) e \(\tfrac {a}{b}\) ridotta. Allora \(a^2=3b^2\), dunque \(3\mid a^2\). Poiché \(3\) è primo, \(3\mid a\) (proprietà nota: se un primo divide un prodotto, divide uno dei fattori). Scriviamo \(a=3k\) con \(k\in \mathbb{Z} \). Sostituendo: \(9k^2=3b^2\), cioè \(b^2=3k^2\). Allora \(3\mid b^2\) e quindi \(3\mid b\). Ma allora \(a\) e \(b\) avrebbero il fattore \(3\) in comune, contro l’ipotesi che \(\tfrac {a}{b}\) fosse ridotta. Contraddizione. Quindi \(\sqrt {3}\) non è razionale.

Esempio 6.13 — Per casi: valore assoluto di una somma

Dimostrare: per ogni \(a,b\in \mathbb{R} \), \(|ab|=|a|\,|b|\).

Dimostrazione (per casi). Distinguiamo i segni.

Caso 1: \(a,b\ge 0\). Allora \(ab\ge 0\) e \(|ab|=ab=|a|\,|b|\).

Caso 2: \(a\ge 0\), \(b<0\). Allora \(ab\le 0\), quindi \(|ab|=-(ab)=a(-b)=|a|\,|b|\).

Caso 3: \(a<0\), \(b\ge 0\). Analogo al caso 2 scambiando i ruoli.

Caso 4: \(a,b<0\). Allora \(ab>0\) e \(|ab|=ab=(-a)(-b)=|a|\,|b|\).

In tutti i casi \(|ab|=|a|\,|b|\).

Esempio 6.14 — Controesempio

Confutare: “ogni primo dispari è della forma \(4k+1\) per qualche \(k\in \mathbb{N} \)”.

Soluzione. È falsa: il primo \(3\) è dispari ma \(3=4\cdot 0+3\), non della forma \(4k+1\). Più in generale tutti i primi \(\equiv 3\pmod 4\) (come \(3\), \(7\), \(11\), \(19\), \(\ldots \)) sono controesempi. Esibire \(p=3\) è sufficiente a smentire l’universale.

Esempio 6.15 — Induzione: somma di dispari

Dimostrare per induzione: \(1+3+5+\cdots +(2n-1)=n^2\) per ogni \(n\ge 1\).

Dimostrazione. Sia \(P(n)\): “\(1+3+\cdots +(2n-1)=n^2\)”.

Base (\(n=1\)). \(P(1)\): “\(1=1^2\)”. Vera.

Passo. Supposto \(P(n)\), sommiamo \(2(n+1)-1=2n+1\):

\[ 1+3+\cdots +(2n-1)+(2n+1) = n^2 + (2n+1) = n^2+2n+1 = (n+1)^2. \]

Quindi \(P(n+1)\) è vera. Per induzione \(P(n)\) vale per ogni \(n\ge 1\).

6.7 Esercizi proposti

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Esercizio 6.1

1.
Dimostra direttamente: (a) la somma di due numeri dispari è pari; (b) il prodotto di un numero pari e di un numero dispari è pari; (c) se \(a\) è multiplo di \(4\), allora \(a^2\) è multiplo di \(16\).
2.
Dimostra per contronominale: (a) se \(5n+3\) è pari, allora \(n\) è dispari; (b) se \(n^2\) non è divisibile per \(3\), allora \(n\) non è divisibile per \(3\).
3.
Dimostra per assurdo: (a) \(\sqrt {5}\) è irrazionale; (b) non esiste un razionale \(r\) tale che \(r^2=2\) (variante della \(\sqrt {2}\)); (c) se \(a^2\) è pari, allora \(a\) è pari (riformulazione della contronominale come assurdo).
4.
Dimostra per casi: (a) per ogni \(n\in \mathbb{Z} \), \(n^2\) ha la stessa parità di \(n\); (b) per ogni \(a,b\in \mathbb{R} \), \(|a+b|\le |a|+|b|\) (disuguaglianza triangolare; quattro casi sui segni di \(a\) e \(b\)).
5.
Confuta con un controesempio: (a) “per ogni \(n\in \mathbb{N} \), \(n^2-n+11\) è primo”; (b) “ogni quadrilatero con due lati uguali è un parallelogrammo”; (c) “per ogni \(x\in \mathbb{R} \), \(x^2\ge x\)”.
6.
Dimostra per induzione: (a) \(1^2+2^2+\cdots +n^2=\tfrac {n(n+1)(2n+1)}{6}\) per \(n\ge 1\); (b) \(2^n>n\) per ogni \(n\in \mathbb{N} ^*\) (puoi assumere \(2^n>n\) per \(n=1,2,3\) e verificare); (c) \(1+r+r^2+\cdots +r^n=\tfrac {r^{n+1}-1}{r-1}\) per \(r\neq 1\) e \(n\ge 0\).
7.
Una congettura: “ogni intero positivo della forma \(n^2+1\) è primo”. Verifica per \(n=1,2,3,4\). È vera?
8.
(Discussione.) Un compagno propone questa “dimostrazione” che \(\sqrt {2}\) è razionale: “se \(\sqrt {2}=a/b\) ridotta, elevando al quadrato \(2=a^2/b^2\). Quindi \(a^2=2b^2\). Allora \(a^2\) è pari e \(a\) pari, quindi anche \(b\) pari, contraddizione. Conclusione: \(\sqrt {2}\) è razionale”. Trova l’errore logico.

6.8 Riepilogo del capitolo

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