“La matematica è il linguaggio con cui Dio ha scritto l’universo.”
— Galileo Galilei
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Nel capitolo precedente abbiamo imparato a misurare grandezze come la lunghezza, la massa e il tempo: per descriverle basta un numero accompagnato da un’unità di misura. Diciamo che è sufficiente \(2.5\,{\mathrm{m} }\) per indicare la lunghezza di un tavolo, oppure \(72\,{\mathrm{k} \mathrm{g} }\) per la massa di una persona.
Ma proviamo ora a rispondere a una domanda apparentemente innocua: di quanto si è spostato un’automobile che ha percorso \(30\,{\mathrm{k} \mathrm{m} }\)? La risposta dipende dalla direzione in cui ha viaggiato. Se è partita da Torino e si è spostata di \(30\,{\mathrm{k} \mathrm{m} }\) verso est arriva a Chivasso; se invece si è spostata verso sud arriva nei pressi di Carmagnola. Stessa distanza percorsa, posizioni finali diverse.
Esistono dunque grandezze fisiche per le quali un solo numero non basta: serve specificare anche dove sono dirette. Sono le grandezze vettoriali, e in questo capitolo impareremo a maneggiarle con destrezza. Vedremo che non si tratta di un puro formalismo matematico: i vettori sono lo strumento che permette di descrivere in modo conciso ed efficace una larga parte dei fenomeni fisici, dalla caduta di una mela al moto dei pianeti, dalle correnti elettriche alle onde luminose.
Osservando attentamente le grandezze fisiche che incontriamo nel mondo, ci accorgiamo che si dividono in due grandi famiglie.
Definizione 2.1 — Grandezza scalare
Una grandezza scalare è una grandezza fisica completamente determinata da un numero reale (con segno) accompagnato dall’unità di misura.
Sono scalari, ad esempio, la massa, il tempo, la temperatura, l’energia, la densità, il volume, la carica elettrica. Per dire che la temperatura di un’aula è \(20\,{^\circ\text{C} }\) non occorre nient’altro: il numero \(20\) con la sua unità esprime tutto.
Definizione 2.2 — Grandezza vettoriale
Una grandezza vettoriale è una grandezza fisica per descrivere completamente la quale occorre specificare:
Sono vettoriali, fra le altre, lo spostamento, la velocità, l’accelerazione, la forza, la quantità di moto, il campo elettrico. Tutte queste grandezze hanno in comune il fatto che cambiare la direzione cambia il fenomeno descritto.
Nota
Per indicare che una grandezza è vettoriale, in questo testo useremo il simbolo \(\vec {v}\) con la freccia sopra. In molti libri si trova anche la notazione in grassetto \(\mathbf {v}\), equivalente. Il modulo del vettore si indica con \(\left |\vec {v}\right |\) oppure semplicemente con la lettera senza freccia, \(v\).
Graficamente un vettore si rappresenta con una freccia orientata: la lunghezza della freccia (in una scala scelta) rappresenta il modulo, la retta su cui giace la freccia ne indica la direzione, la punta ne indica il verso.
Riassumiamo i quattro elementi che caratterizzano un vettore.
Definizione 2.3 — Elementi di un vettore
Dato un vettore \(\vec {v}\):
Attenzione!
Direzione \(\neq \) verso. Nel linguaggio comune si dice spesso “in direzione nord”, confondendo i due concetti. In fisica la direzione è la retta (per esempio nord-sud), mentre il verso specifica il quale dei due capi (verso nord oppure verso sud). Due vettori con uguale modulo e uguale direzione ma versi opposti sono distinti.
Nota
Per molti scopi (e per tutto questo capitolo) i vettori si considerano liberi: possono essere traslati nel piano o nello spazio senza che cambino. Il punto di applicazione diventa rilevante solo in alcuni contesti, ad esempio per i momenti di una forza (cap. 9) o per i corpi estesi.
Lavorare con frecce e righelli è efficace per la comprensione, ma diventa impraticabile per i calcoli. Introduciamo allora un metodo algebrico, basato sulla scomposizione di un vettore lungo gli assi di un sistema di riferimento cartesiano.
Dato un vettore \(\vec {v}\) nel piano e un sistema di assi cartesiani \(Oxy\), le componenti cartesiane di \(\vec {v}\) sono i due numeri \(v_x\) e \(v_y\) che si ottengono proiettando ortogonalmente la freccia sugli assi. Detto \(\theta \) l’angolo che \(\vec {v}\) forma con il semiasse positivo delle \(x\), valgono le relazioni
Le componenti hanno segno: sono positive se la proiezione è concorde con il verso positivo dell’asse, negative se è discorde.
Conoscere le componenti di un vettore equivale a conoscere il vettore stesso: dalle componenti si ricostruiscono modulo e direzione. Per il teorema di Pitagora applicato al rettangolo di figura 2.2:
e l’angolo \(\theta \) con l’asse delle \(x\) si ricava da
Attenzione!
Quando si calcola \(\theta \) con la funzione \(\arctan \) bisogna prestare attenzione al quadrante in cui giace il vettore. La calcolatrice restituisce sempre un angolo compreso fra \(-90\,{^\circ }\) e \(+90\,{^\circ }\), ma se \(v_x < 0\) occorre aggiungere \(180\,{^\circ }\) al risultato. Conviene sempre disegnare un piccolo schema per controllare.
Per scrivere un vettore in modo compatto a partire dalle componenti si usano i versori.
Definizione 2.4 — Versore
Un versore è un vettore di modulo unitario. I versori associati agli assi cartesiani \(x\), \(y\), \(z\) si indicano rispettivamente con \(\hat{\imath} \), \(\hat{\jmath} \), \(\hat{k} \) e hanno modulo \(\left |\hat{\imath} \right | = \left |\hat{\jmath} \right | = \left |\hat{k} \right | = 1\), direzione e verso quelli dei rispettivi semiassi positivi.
Un vettore qualsiasi nel piano si scrive allora come somma dei suoi due “pezzi” lungo gli assi:
e nello spazio
In alternativa si usa la notazione per coordinate: \(\vec {v} = (v_x, v_y)\) oppure \(\vec {v} = (v_x, v_y, v_z)\).
Esempio 2.1 — Componenti di uno spostamento
Un escursionista si sposta di \(5.0\,{\mathrm{k} \mathrm{m} }\) in direzione nord-est, formando un angolo di \(30\,{^\circ }\) con la direzione est. Determinare le componenti dello spostamento rispetto a un sistema di riferimento con l’asse \(x\) verso est e l’asse \(y\) verso nord.
Soluzione
Detto \(\vec {s}\) lo spostamento, \(\left |\vec {s}\right | = 5.0\,{\mathrm{k} \mathrm{m} }\) e \(\theta = 30\,{^\circ }\). Algebricamente:
Sostituendo i valori:
Lo spostamento si scrive dunque \(\vec {s} = (4.3 \, \hat{\imath} + 2.5 \, \hat{\jmath} )\,{\mathrm{k} \mathrm{m} }\).
Verifica dimensionale: entrambe le componenti hanno le dimensioni di una lunghezza, come deve essere. Verifica di plausibilità: \(\sqrt {4.3^2 + 2.5^2} \approx 5.0\), coerente con il modulo dato.
La somma di due vettori non si calcola sommando i moduli: due forze di \(3\,{\mathrm{N} }\) ciascuna applicate nello stesso punto possono dare luogo a una risultante di \(6\,{\mathrm{N} }\) (se concordi), di \(0\,{\mathrm{N} }\) (se opposte) o di un valore intermedio (in tutti gli altri casi).
Esistono due metodi grafici equivalenti per costruire la somma \(\vec {w} = \vec {u} + \vec {v}\).
Procedura — Metodo punta-coda
Per sommare \(\vec {u}\) e \(\vec {v}\):
Procedura — Metodo del parallelogramma
Per sommare \(\vec {u}\) e \(\vec {v}\):
La differenza \(\vec {u} - \vec {v}\) si costruisce sommando a \(\vec {u}\) il vettore opposto \(-\vec {v}\) (stesso modulo, stessa direzione, verso opposto):
Il metodo grafico è intuitivo ma poco preciso. Per i calcoli si lavora per componenti.
Legge 2.1 — Somma di vettori per componenti
Dato un vettore \(\vec {v}\) e un numero reale \(k\), il prodotto \(k\vec {v}\) è un vettore che ha:
In componenti, \(k\vec {v} = (k v_x, \, k v_y)\). Se \(k = 0\) si ottiene il vettore nullo \(\vec {0}\), di modulo zero e direzione e verso indeterminati.
Esempio 2.2 — Vettore risultante
Su un punto materiale agiscono due forze: \(\vec {F}_1 = (3.0\,{\mathrm{N} }) \, \hat{\imath} + (4.0\,{\mathrm{N} }) \, \hat{\jmath} \) e \(\vec {F}_2 = (-1.0\,{\mathrm{N} }) \, \hat{\imath} + (2.0\,{\mathrm{N} }) \, \hat{\jmath} \). Determinare la forza risultante \(\vec {R}\), il suo modulo e l’angolo che forma con l’asse \(x\).
Soluzione
Algebricamente:
Sostituendo i valori:
La forza risultante è \(\vec {R} = (2.0\,{\mathrm{N} }) \, \hat{\imath} + (6.0\,{\mathrm{N} }) \, \hat{\jmath} \), ha modulo \(6.3\,{\mathrm{N} }\) e forma un angolo di circa \(72\,{^\circ }\) con l’asse \(x\).
Tra vettori esistono due tipi di prodotto, profondamente diversi: il prodotto scalare, che dà come risultato uno scalare, e il prodotto vettoriale, che dà come risultato un altro vettore. Entrambi hanno un significato geometrico preciso e compaiono in numerose leggi della fisica.
Definizione 2.5 — Prodotto scalare
Il prodotto scalare fra due vettori \(\vec {u}\) e \(\vec {v}\), indicato con \(\vec {u}\cdot \vec {v}\), è il numero
In componenti, nel piano, vale la formula compatta
che si estende facilmente allo spazio aggiungendo il termine \(u_z v_z\).
Nota — Significato geometrico
Il prodotto scalare \(\vec {u}\cdot \vec {v}\) rappresenta il prodotto del modulo di uno dei due vettori per la proiezione dell’altro sulla direzione del primo. È quindi una misura di “quanto i due vettori vanno nella stessa direzione”. In particolare:
L’ultimo punto è particolarmente utile: il prodotto scalare è uno strumento per riconoscere algebricamente la perpendicolarità. Incontreremo il prodotto scalare nella definizione di lavoro di una forza (cap. 8): \(L = \vec {F}\cdot \vec {s}\).
Definizione 2.6 — Prodotto vettoriale
Il prodotto vettoriale fra due vettori \(\vec {u}\) e \(\vec {v}\), indicato con \(\vec {u}\times \vec {v}\), è un vettore \(\vec {w}\) così definito:
Procedura — Regola della mano destra
Per determinare il verso di \(\vec {u}\times \vec {v}\):
Attenzione!
Nota — Significato geometrico
Il modulo \(\left |\vec {u}\times \vec {v}\right | = \left |\vec {u}\right |\left |\vec {v}\right |\sin \alpha \) è numericamente uguale all’area del parallelogramma costruito su \(\vec {u}\) e \(\vec {v}\). In particolare \(\vec {u}\times \vec {v} = \vec {0}\) se i due vettori sono paralleli (concordi o discordi), perché in tal caso \(\sin \alpha = 0\) e il parallelogramma degenera in un segmento.
Il prodotto vettoriale comparirà nella forza di Lorentz su una carica in moto in un campo magnetico (cap. 16), \(\vec {F} = q\,\vec {v}\times \vec {B}\), e nella definizione di momento angolare e momento di una forza (cap. 9).
Prima di buttarsi sui numeri conviene sempre impostare il problema in forma simbolica. Questo metodo, che useremo costantemente in tutto il corso, ha tre vantaggi: rende trasparente la struttura del ragionamento, consente di controllare la coerenza dimensionale, e facilita la verifica di casi limite.
Procedura — Strategia generale
La scelta del sistema di riferimento è libera, ma non tutte le scelte sono ugualmente comode. Una buona regola è orientare gli assi lungo le direzioni naturali del problema: per il moto su un piano inclinato si scelgono assi paralleli e perpendicolari al piano; per un proiettile si scelgono orizzontale e verticale; per una corda tesa si sceglie la direzione della corda. La fatica matematica si riduce drasticamente.
Esempio 2.3 — Forza su un piano inclinato
Un blocco di peso \(\vec {P}\) è appoggiato su un piano inclinato di un angolo \(\alpha \) rispetto all’orizzontale. Determinare le componenti del peso parallela e perpendicolare al piano.
Soluzione
Scegliamo un sistema di riferimento con l’asse \(x\) parallelo al piano (con verso positivo verso l’alto del piano) e l’asse \(y\) perpendicolare al piano (verso uscente). Il vettore peso \(\vec {P}\) è verticale e diretto verso il basso. Detta \(P = \left |\vec {P}\right |\), dalla geometria della figura 2.5 si ricava:
Il segno meno indica che entrambe le componenti puntano nei versi negativi degli assi scelti: \(P_x\) trascina il blocco verso il basso del piano, \(P_y\) lo schiaccia contro il piano stesso.
Verifica con un caso limite: per \(\alpha = 0\) (piano orizzontale) otteniamo \(P_x = 0\) e \(P_y = -P\), come ci si aspetta (il peso è interamente perpendicolare al piano, non c’è componente che spinge il blocco lateralmente). Per \(\alpha = 90\,{^\circ }\) (piano verticale) si ha \(P_x = -P\) e \(P_y = 0\), anche questo corretto.
Ogni risultato dev’essere sottoposto ad almeno tre controlli prima di essere accettato.
Procedura — Tre controlli sul risultato
Attenzione!
Una verifica numerica positiva non garantisce la correttezza del procedimento, ma una verifica negativa è prova certa di un errore. Se il risultato non torna ai controlli, occorre rivedere il ragionamento dall’inizio.
Riepilogo
Esercizio 2.1
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Presentazioni— slide NotebookLM (clic per aprire il PDF)
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