“L’algebra è generosa: spesso dà più di quanto le si chieda.”
— Jean-Baptiste le Rond d’Alembert
____________________________________________________________________________________
Nel capitolo precedente abbiamo imparato a risolvere equazioni di primo grado intere: l’incognita \(x\) compariva solo in espressioni polinomiali e i due principi di equivalenza ci permettevano di isolarla. Ora facciamo due passi avanti, uno per ciascuna direzione.
L’abitudine a discutere tutti i casi possibili, anziché ragionare su un singolo esempio numerico, è uno dei tratti distintivi del pensiero matematico maturo: vale la pena costruirla con cura fin dall’inizio.
Definizione 22.1 — Equazione fratta
Un’equazione si dice fratta (o frazionaria) se l’incognita compare almeno una volta al denominatore di una frazione.
Sono equazioni fratte, ad esempio,
Non è invece fratta — pur contenendo frazioni — l’equazione
perché i denominatori sono numeri: si tratta di un’equazione intera con coefficienti razionali, già nel raggio del capitolo precedente.
Una frazione \(\dfrac {A}{B}\) ha senso solo se \(B \neq 0\): la divisione per zero non è definita. Quindi, prima ancora di iniziare a risolvere un’equazione fratta, dobbiamo individuare quali valori dell’incognita renderebbero nullo qualche denominatore: tali valori vanno esclusi dal dominio dell’incognita.
Definizione 22.2 — Condizioni di esistenza
Si chiamano condizioni di esistenza (C.E.) di un’equazione fratta le disequazioni che impongono a ciascun denominatore contenente l’incognita di essere diverso da zero.
Esempio 22.1
Determinare le C.E. delle seguenti equazioni.
Nota — Osservazione
Le condizioni di esistenza si determinano prima di iniziare a risolvere l’equazione, e si tengono presenti fino alla fine: ogni soluzione che troveremo dovrà essere confrontata con le C.E. e, se le viola, andrà scartata.
Sia data un’equazione fratta. Per risolverla si segue questo schema:
Il procedimento è sintetizzato nel diagramma di flusso di figura 22.1.
Idea-chiave. Sotto le condizioni di esistenza, moltiplicare per il mcm dei denominatori è un’operazione lecita (moltiplico per una quantità non nulla): trasforma l’equazione fratta in un’equazione intera equivalente.
Esempio 22.2 — soluzione accettabile
Risolvere \(\dfrac {x+1}{x-2} = 3\).
C.E.: \(x \neq 2\).
Risoluzione. Moltiplichiamo entrambi i membri per \((x-2) \neq 0\):
Verifica delle C.E.: \(\tfrac {7}{2} \neq 2\). La soluzione è accettabile: \(\boxed {x = \tfrac {7}{2}}\).
Esempio 22.3 — soluzione non accettabile
Risolvere
Scomposizione e C.E. \(x^{2}-1 = (x-1)(x+1)\). C.E.: \(x \neq 1\) e \(x \neq -1\).
mcm dei denominatori: \((x-1)(x+1)\). Riduciamo entrambi i membri:
Sotto le C.E. il denominatore è non nullo, quindi possiamo cancellarlo:
Verifica delle C.E.: \(x = 1\) viola la condizione \(x \neq 1\). La soluzione non è accettabile.
Conclusione: l’equazione è impossibile: \(S = \varnothing \).
Nota — Osservazione
L’esempio precedente mostra una situazione tipica: la manipolazione algebrica produce un valore di \(x\) che però annulla un denominatore dell’equazione di partenza. È esattamente il caso che le C.E. servono a intercettare. Senza la verifica finale, avremmo rischiato di accettare come soluzione un valore privo di senso.
Esempio 22.4 — con due frazioni e un termine intero
Risolvere
C.E.: \(x \neq 0\) e \(x \neq -2\).
mcm: \(x\,(x+2)\).
da cui, cancellando il denominatore (lecito sotto le C.E.),
Verifica: \(x = 2\) rispetta entrambe le C.E. \(\boxed {x = 2}\).
Definizione 22.3 — Equazione letterale
Un’equazione si dice letterale (o parametrica) se contiene, oltre all’incognita \(x\), una o più altre lettere — dette parametri — il cui valore non è fissato.
Per convenzione, in questo capitolo l’incognita è sempre \(x\), mentre useremo lettere come \(k, a, m\) per indicare i parametri.
Esempio 22.5
Sono equazioni letterali, con parametro \(k\):
Risolvere un’equazione letterale non significa trovare un singolo valore numerico di \(x\): significa stabilire, per ogni possibile valore del parametro, se l’equazione è determinata, indeterminata o impossibile, e nel primo caso esprimere la soluzione in funzione del parametro stesso.
Ogni equazione letterale di primo grado in \(x\) può essere ricondotta, con i soliti passaggi (sviluppo dei prodotti, trasporto di termini, riduzione), alla forma
dove \(A\) e \(B\) sono espressioni che dipendono solo dal parametro.
A questo punto sembrerebbe naturale dividere per \(A\) e scrivere \(x = B/A\). Ma attenzione: non sappiamo se \(A\) è diverso da zero. La risposta dipende dal parametro. Dobbiamo dunque distinguere i casi.
Discussione di \(\,A\,x = B\,\).
L’albero decisionale di figura 22.2 riassume graficamente i tre casi.
Esempio 22.6
Discutere e risolvere, al variare del parametro \(k\), l’equazione
Riduzione alla forma canonica. Trasportiamo i termini in \(x\) a sinistra e i termini noti a destra:
Quindi \(A = k-1\), \(B = -(k+2)\).
Discussione.
Caso 1: \(A \neq 0\), cioè \(k \neq 1\). L’equazione è determinata e
Caso 2: \(A = 0\), cioè \(k = 1\). Sostituendo, \(B = -(1+2) = -3 \neq 0\). L’equazione diventa \(0 \cdot x = -3\), che non ammette soluzione: impossibile.
Riepilogo.
Esempio 22.7 — con caso indeterminato
Discutere
Discussione.
Caso 1: \(k - 2 \neq 0\), cioè \(k \neq 2\). Allora
Caso 2: \(k - 2 = 0\), cioè \(k = 2\). Allora \(B = k^{2} - 4 = 0\). L’equazione diventa \(0 \cdot x = 0\), soddisfatta da qualunque \(x \in \mathbb {R}\): indeterminata.
Riepilogo.
Nota — Osservazione
Nei due esempi precedenti il valore \(k_{0}\) che annulla il coefficiente \(A\) è cruciale: si tratta del valore critico del parametro. La discussione consiste essenzialmente nel separare il caso generico (\(k \neq k_{0}\)) dal caso critico (\(k = k_{0}\)), e in quest’ultimo guardare il valore di \(B\) per decidere fra impossibile e indeterminata.
Le situazioni più ricche — e più interessanti — nascono quando il parametro entra in gioco in più punti dell’equazione: ai denominatori, in coefficienti che si annullano per più valori, oppure simultaneamente all’incognita e al parametro al denominatore. In questi casi le condizioni di esistenza riguardano sia \(x\) sia il parametro, e la verifica finale può scartare ulteriori valori del parametro.
Quando il parametro compare al denominatore, oltre alle C.E. sull’incognita dobbiamo imporre che il denominatore non si annulli come funzione del parametro.
Esempio 22.8
Discutere
C.E.: \(k \neq 0\) e \(k+1 \neq 0\), cioè \(k \neq 0\) e \(k \neq -1\). (Per questi valori l’equazione perde di senso.)
mcm dei denominatori: \(k\,(k+1)\). Riducendo allo stesso denominatore:
Sotto le C.E. il denominatore non è nullo, quindi
Sviluppando e raccogliendo \(x\):
Discussione. Per ogni \(k \neq 0, -1\) l’equazione è determinata e \(x = -k(k+3)\). Per \(k = 0\) o \(k = -1\) l’equazione non ha senso: vanno semplicemente esclusi dal discorso.
Nota — Osservazione
Quando il parametro è al denominatore, i valori «cattivi» del parametro — quelli che lo annullano — non si dichiarano «impossibili»: per essi l’equazione nemmeno esiste. È una distinzione sottile ma importante, da rendere esplicita nella discussione.
È il caso più completo: dobbiamo combinare quanto imparato per le fratte (C.E. sull’incognita) con la discussione del parametro. Il procedimento generale è:
Esempio 22.9
Discutere e risolvere
C.E. sull’incognita: \(x \neq 1\).
Valori esclusi del parametro: \(a \neq 0\).
Cancellazione dei denominatori. Sotto le C.E., \(a\,(x-1) \neq 0\), dunque possiamo moltiplicare «in croce»:
Quindi \(A = a-2\), \(B = -(a^{2}+2)\).
Discussione.
Caso 1: \(a-2 \neq 0\), cioè \(a \neq 2\) (e già \(a \neq 0\)). L’equazione è determinata:
Caso 2: \(a = 2\). Allora \(B = -(4+2) = -6 \neq 0\): equazione impossibile.
Verifica delle C.E. sull’incognita. Imponiamo \(x \neq 1\) alla soluzione del Caso 1:
cioè \(a \neq 0\) e \(a \neq -1\). Il valore \(a = 0\) era già escluso; il nuovo valore \(a = -1\) produce \(x = 1\), che viola la C.E. sull’incognita: per \(a = -1\) l’equazione è dunque impossibile.
Riepilogo finale.
Nota — Osservazione
Il valore \(a = -1\) è particolarmente istruttivo: dal solo bilancio \(A,\,B\) avremmo concluso «equazione determinata», e solo la verifica delle C.E. sull’incognita rivela che la soluzione formale non è accettabile. È la stessa logica già incontrata nelle equazioni fratte numeriche: la discussione algebrica non basta, il dominio va sempre rispettato.
Esercizio 22.1
Indicare esplicitamente i valori del parametro per cui l’equazione è priva di senso, impossibile, determinata, e in quest’ultimo caso scrivere la soluzione.
Riepilogo
Equazioni fratte. Un’equazione è fratta se l’incognita compare almeno una volta al denominatore. Prima di risolverla si determinano le condizioni di esistenza (C.E.), imponendo a ciascun denominatore di essere diverso da zero. Si riduce poi tutto allo stesso denominatore, lo si cancella (lecito sotto le C.E.) e si risolve l’equazione intera ottenuta. Ogni soluzione trovata va confrontata con le C.E.: se le viola, è non accettabile.
Equazioni letterali. Un’equazione è letterale se contiene, oltre all’incognita, uno o più parametri. Riducendola alla forma canonica
con \(A, B\) funzioni del parametro, la discussione dà tre casi:
Casi particolari.
Tre tipi di «niente soluzione» da non confondere: equazione priva di senso (parametro fuori dominio), equazione impossibile (\(S = \varnothing \)), soluzione non accettabile (esiste ma viola le C.E.).