“L’angolo piano è l’inclinazione reciproca di due linee in un piano che si incontrano l’una con
l’altra e non giacciono in linea retta.”
— Euclide, Elementi, Libro I, Definizione 8
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La parola angolo appartiene al linguaggio quotidiano e ognuno se ne è formato un’idea intuitiva: lo spigolo di una stanza, l’inclinazione di un raggio di luce, l’apertura di un compasso. La geometria, tuttavia, ha bisogno di una nozione precisa: vogliamo poter dire quando due angoli sono uguali, quando uno è il doppio dell’altro, quando una semiretta divide un angolo in due parti uguali, e ricavare da queste definizioni teoremi rigorosi. In questo capitolo costruiamo i mattoni che servono.
Il filo conduttore è duplice. Da un lato definiamo l’oggetto angolo e ne classifichiamo i tipi (acuto, retto, ottuso, piatto, giro). Dall’altro stabiliamo i primi teoremi non banali della geometria razionale: la congruenza degli angoli opposti al vertice, la congruenza degli angoli supplementari (o complementari) di uno stesso angolo, l’esistenza e unicità della bisettrice. Sono risultati semplici, ma il loro stile dimostrativo è quello che impiegheremo in tutto il resto della geometria.
Date due semirette \(a\) e \(b\) uscenti dallo stesso punto \(V\), esse dividono il piano in due regioni distinte. Ciascuna di queste regioni, insieme con le due semirette che la delimitano, costituisce un angolo.
Definizione 31.1 — Angolo
Per indicare un angolo si usano diverse notazioni:
Definizione 31.2 — Angolo convesso e angolo concavo
In modo equivalente: un angolo è convesso se, presi due qualsiasi suoi punti \(P\) e \(Q\), il segmento \(PQ\) è interamente contenuto nell’angolo stesso. Salvo avviso contrario, quando in queste dispense parleremo di “angolo \(\widehat {AVB}\)” intenderemo l’angolo convesso individuato dalle due semirette.
Definizione 31.3 — Angolo piatto, giro, nullo
Angoli piatto, giro e nullo sono casi degeneri rispetto alla definizione generale: l’angolo piatto si ottiene quando le due semirette giacciono sulla stessa retta; angolo giro e angolo nullo quando le due semirette coincidono. Sono comunque oggetti utili per fissare i punti di riferimento della classificazione che segue.
Misurare gli angoli, come misurare i segmenti, è una operazione che si appoggia sul confronto: due angoli si dicono congruenti se si possono sovrapporre con un movimento rigido in modo che i loro lati e i loro vertici si corrispondano. Anche per gli angoli, dunque, il confronto precede la misura.
Tra tutti gli angoli ne distinguiamo uno particolarmente importante.
Definizione 31.4 — Angolo retto
Si chiama angolo retto l’angolo congruente al proprio supplementare (la nozione di angolo supplementare è ripresa nel sezione 31.4). In modo equivalente, l’angolo retto è la metà dell’angolo piatto.
La definizione moderna di angolo retto, qui adottata, evita di ricorrere a una unità di misura. Euclide la pose come quarto postulato (“tutti gli angoli retti sono congruenti fra loro”): assumeva quindi l’esistenza dell’angolo retto come dato della teoria e ne richiedeva la congruenza universale. La nostra definizione la traduce in linguaggio moderno facendo uso delle nozioni di supplementare e di metà.
Sulla base dell’angolo retto e dell’angolo piatto, classifichiamo tutti gli angoli convessi.
Definizione 31.5 — Classificazione degli angoli convessi
Quando si considerano due angoli, è importante distinguere le loro posizioni reciproche più frequenti, perché su di esse si fondano le prime relazioni di congruenza.
Definizione 31.6 — Angoli consecutivi e adiacenti
In altre parole, due angoli adiacenti sono due angoli consecutivi i cui lati non comuni costituiscono insieme un angolo piatto. La nozione di angolo adiacente è il caso particolare “rettilineo” della nozione di angolo consecutivo.
Definizione 31.7 — Angoli opposti al vertice
Due rette \(r\) e \(s\) incidenti in un punto \(V\) formano quattro angoli, organizzati in due coppie di angoli opposti al vertice. La configurazione è così frequente da meritare un nome e un teorema dedicati.
Possiamo ora dimostrare un primo, classico risultato.
Ipotesi. Le rette \(r\) e \(s\) si intersecano nel punto \(V\); \(\alpha \) e \(\alpha '\) sono i due angoli opposti al vertice che si formano.
Tesi. \(\alpha \cong \alpha '\).
Dimostrazione. Sia \(\beta \) l’angolo adiacente ad \(\alpha \) ottenuto dal lato comune di \(r\) e \(s\) (cfr. Figura 31.3, terza configurazione). Poiché \(\alpha \) e \(\beta \) sono adiacenti, la loro somma è un angolo piatto:
Analogamente, \(\beta \) è adiacente anche ad \(\alpha '\) (lungo l’altro prolungamento), quindi
Confrontando le due uguaglianze si ha
e sottraendo \(\beta \) da entrambi i membri (operazione lecita perché si tratta di una somma di angoli):
Questo è quanto si voleva dimostrare.
Per ricorrenza si introducono nomi specifici per le coppie di angoli la cui somma è un angolo retto, piatto o giro. Sono nozioni che si useranno costantemente, sia in geometria che in trigonometria.
Definizione 31.8 — Complementari, supplementari, esplementari
Si noti la sottile differenza con la nozione di angolo adiacente: due angoli adiacenti sono sempre supplementari, ma due angoli supplementari non sono necessariamente adiacenti (possono essere disposti in qualsiasi posizione del piano, purché la loro somma sia piatta).
Sui complementari e supplementari valgono due teoremi di congruenza che useremo molto.
Teorema 31.2 — Angoli supplementari di angoli congruenti
Dimostrazione. Per ipotesi
Confrontando i due primi membri:
Poiché \(\alpha \cong \alpha '\), sottraendo da ambo i membri si ha \(\beta \cong \beta '\).
In particolare, scegliendo \(\alpha = \alpha '\), si ottiene il caso più semplice: due angoli supplementari di uno stesso angolo sono congruenti tra loro. Lo stesso enunciato vale per i complementari, con dimostrazione del tutto analoga sostituendo “piatto” con “retto”.
Teorema 31.3 — Angoli complementari di angoli congruenti
Si può ora rileggere il teorema degli angoli opposti al vertice del sezione 31.3 come un caso particolare di questa famiglia di risultati: due angoli opposti al vertice sono entrambi supplementari di uno stesso angolo (l’angolo adiacente a entrambi) e perciò congruenti.
Corollario 31.1 — Bisettrici di angoli opposti al vertice
Le bisettrici di due angoli opposti al vertice giacciono sulla stessa retta.
Il corollario richiede la nozione di bisettrice, che introduciamo nella prossima sezione; la dimostrazione è proposta come esercizio.
Così come il punto medio divide un segmento in due parti congruenti, la bisettrice divide un angolo in due angoli congruenti.
Definizione 31.9 — Bisettrice
Teorema 31.4 — esistenza e unicità della bisettrice
Dimostrazione (cenni). L’esistenza è del tutto analoga a quella del punto medio di un segmento (Capitolo 30): si muove una semiretta uscente da \(V\) a partire da uno dei due lati verso l’altro, e si confrontano gli angoli da essa formati con i due lati dell’angolo originario; per la continuità del piano esiste una posizione in cui i due angoli sono congruenti. L’unicità si dimostra per assurdo: due bisettrici distinte dividerebbero l’angolo in tre parti, e i due angoli ottenuti da una bisettrice non potrebbero essere entrambi congruenti come imposto dalla definizione.
Confronto, somma e bisettrice si definiscono senza ricorrere a una unità di misura. Tuttavia, come per i segmenti, la pratica richiede un sistema di misura numerica. Il sistema più diffuso è quello sessagesimale, di origine babilonese, che fissa convenzionalmente la misura dell’angolo giro a \(360\,{^\circ }\).
Definizione 31.10 — Sistema sessagesimale
Nel sistema sessagesimale:
Si scrive ad esempio \(37\,{^\circ } \, 24' \, 18''\) per indicare un angolo composto da \(37\) gradi, \(24\) primi e \(18\) secondi.
La scelta del \(360\) non è casuale: il numero \(360\) ammette molti divisori interi (\(2, 3, 4, 5, 6, 8, 9, 10, 12, 15, 18, 20, 24, 30, \dots \)), il che rende comodo dividere l’angolo giro in parti uguali. La tradizione risale ai babilonesi (\(\approx 2000\) a.C.), il cui sistema di numerazione era a base \(60\).
Un angolo espresso in \(g\) gradi, \(p\) primi e \(s\) secondi corrisponde alla forma decimale
Viceversa, dato \(\alpha _{\text {dec}}\) in gradi decimali, si ottengono le componenti sessagesimali con la procedura seguente.
Procedura — Conversione da forma decimale a sessagesimale
Quando si sommano o si sottraggono angoli espressi in gradi-primi-secondi, conviene operare colonna per colonna (gradi con gradi, primi con primi, secondi con secondi) e poi normalizzare il risultato:
Nella sottrazione, se i secondi (o i primi) del primo termine sono insufficienti, si “prende in prestito” un’unità dalla colonna superiore: un primo vale \(60\) secondi, un grado \(60\) primi.
Attenzione!
Notazione. Nei calcoli può essere comodo passare dalla forma sessagesimale alla forma decimale e viceversa, soprattutto quando si usano calcolatrici o fogli di calcolo. La forma decimale è sempre quella più adatta alle operazioni; la forma sessagesimale è quella tradizionale e quella richiesta dai problemi di astronomia, navigazione e topografia.
Esempio 31.1 — Complementare e supplementare
Determiniamo il complementare e il supplementare dell’angolo \(\alpha = 37\,{^\circ }\).
Complementare. Per definizione, \(\alpha + \alpha _c \cong \text {retto}\), ovvero
Supplementare. Per definizione, \(\alpha + \alpha _s \cong \text {piatto}\), ovvero
Esempio 31.2 — Conversione da decimale a sessagesimale
Si converta \(\alpha = 42.7825\,{^\circ }\) in forma sessagesimale.
Gradi. \(g = \lfloor 42.7825 \rfloor = 42\).
Primi. La parte decimale è \(42.7825 - 42 = 0.7825\). In primi:
Quindi \(p = \lfloor 46.95 \rfloor = 46\).
Secondi. La parte decimale residua è \(46.95 - 46 = 0.95\). In secondi:
Risultato. \(\alpha = 42\,{^\circ } \, 46' \, 57''\).
Esempio 31.3 — Somma di angoli sessagesimali
Si calcoli la somma \(\alpha + \beta \), con
Somma colonna per colonna.
Normalizzazione. I secondi superano \(60\): \(77'' = 60'' + 17'' = 1' + 17''\). Aggiungiamo \(1'\) ai primi:
I primi superano \(60\): \(93' = 60' + 33' = 1{^\circ } + 33'\). Aggiungiamo \(1{^\circ }\) ai gradi:
Esempio 31.4 — Problema con la bisettrice
Due angoli \(\alpha \) e \(\beta \) sono adiacenti e \(\beta \) misura il doppio di \(\alpha \). La bisettrice di \(\alpha \) e la bisettrice di \(\beta \) formano un certo angolo \(\gamma \). Determiniamo \(\gamma \).
Impostazione algebrica. Poiché \(\alpha \) e \(\beta \) sono adiacenti, la loro somma è un angolo piatto:
Con la condizione \(\beta = 2\alpha \):
da cui \(\alpha = \frac {1}{3}\,\text {piatto}\) e \(\beta = \frac {2}{3}\,\text {piatto}\).
L’angolo \(\gamma \) tra le due bisettrici è la somma delle metà:
Verifica numerica. Con \(\alpha = 60\,{^\circ }\) e \(\beta = 120\,{^\circ }\):
Si noti il fatto, interessante per sé, che \(\gamma \) non dipende dai valori particolari di \(\alpha \) e \(\beta \), ma solo dal fatto che siano adiacenti.
Esercizio 31.1
Riepilogo