“Se non puoi risolvere il problema dato, c’è sempre un problema affine più facile che puoi risolvere:
trovalo.”
— George Pólya
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Il triangolo è la figura più semplice fra i poligoni: tre punti non allineati, tre segmenti, tre angoli. Eppure quasi tutta la geometria elementare può essere ricondotta allo studio dei triangoli. Ne è una buona ragione il fatto che ogni poligono possa essere decomposto in triangoli con poche linee, e che molte proprietà delle figure più complesse seguano da proprietà dei loro “triangoli costituenti”. Un’altra ragione, più profonda, è che i triangoli godono di una stupefacente proprietà di rigidità: una volta fissati alcuni elementi (tre lati, oppure due lati e l’angolo compreso, ecc.), tutto il triangolo è determinato. Sono i criteri di congruenza a esprimere matematicamente questa rigidità.
In questo capitolo definiamo i triangoli, li classifichiamo per lati e per angoli, introduciamo i loro elementi notevoli (bisettrici, mediane, altezze, assi) e infine dimostriamo i tre criteri di congruenza. Da qui in avanti, riconoscere quale criterio si può applicare a una specifica configurazione sarà la chiave di tutte le dimostrazioni di geometria sintetica.
Definizione 32.1 — Triangolo
Si chiama triangolo la figura piana costituita da tre punti non allineati \(A\), \(B\), \(C\) e dai tre segmenti \(AB\), \(BC\), \(CA\) che li congiungono a due a due. I tre punti sono i vertici, i tre segmenti i lati, e i tre angoli convessi formati dai lati nei rispettivi vertici sono gli angoli interni del triangolo. Si denota \(\triangle ABC\).
La notazione tradizionale fissa una corrispondenza fra vertici, lati opposti e angoli:
Si osservi che il lato \(a\) è quello che “non tocca” il vertice \(A\), perché è opposto ad esso. Questa convenzione è in vigore in tutta la geometria del triangolo.
Definizione 32.2 — Classificazione per lati
Si osservi che, secondo la nostra definizione, ogni triangolo equilatero è anche isoscele (poiché ha più di due lati congruenti, ne ha sicuramente due). Questa scelta è coerente con il principio per cui le classificazioni in matematica sono sempre per inclusione quando ciò è possibile: un teorema dimostrato per gli isosceli vale automaticamente anche per gli equilateri.
Definizione 32.3 — Classificazione per angoli
Vedremo nel Capitolo 35 che la somma degli angoli interni di un triangolo è un angolo piatto: di conseguenza, un triangolo non può avere più di un angolo retto né più di un angolo ottuso. La classificazione per angoli è dunque ben definita: ogni triangolo cade in una sola delle tre categorie.
Un triangolo ha sempre una caratterizzazione rispetto ai lati e una rispetto agli angoli: le due classificazioni si combinano. Non tutte le combinazioni, tuttavia, sono possibili.
A ogni vertice di un triangolo si associano alcuni segmenti notevoli, ognuno con una propria definizione e proprie proprietà. Sono quattro: bisettrice, mediana, altezza, asse.
Definizione 32.4 — Elementi notevoli di un triangolo
Dato un triangolo \(\triangle ABC\), relativamente al vertice \(A\) (e in modo analogo per gli altri vertici) si definiscono:
Bisettrice e mediana sono interne al triangolo. L’altezza è interna solo nei triangoli acutangoli: nei triangoli rettangoli due delle tre altezze coincidono con i cateti, e in quelli ottusangoli due altezze cadono sui prolungamenti dei lati opposti, quindi esterne al triangolo.
Quando si tracciano i tre segmenti omologhi di una stessa famiglia (le tre bisettrici, le tre mediane, le tre altezze, i tre assi) accade un fatto rimarchevole: essi si incontrano sempre in un punto. Si dimostrerà nei capitoli successivi che esistono dunque quattro punti caratteristici di ogni triangolo:
Le dimostrazioni di esistenza di questi punti si appoggiano sui criteri di congruenza che andiamo ora a stabilire.
I tre criteri di congruenza, nella tradizione liceale italiana, sono noti con la sigla che ricorda gli elementi che li costituiscono: LAL (lato-angolo-lato), ALA (angolo-lato-angolo), LLL (lato-lato-lato).
Teorema 32.1 — Primo criterio di congruenza — LAL
Ipotesi. Nei triangoli \(\triangle ABC\) e \(\triangle A'B'C'\) si ha
Tesi. \(\triangle ABC \cong \triangle A'B'C'\) (cioè \(BC \cong B'C'\), \(\widehat {B} \cong \widehat {B'}\), \(\widehat {C} \cong \widehat {C'}\)).
Dimostrazione. Trasportiamo rigidamente \(\triangle A'B'C'\) sopra \(\triangle ABC\) in modo da far coincidere \(A'\) con \(A\), e la semiretta \(A'B'\) con la semiretta \(AB\). Per ipotesi \(AB \cong A'B'\), dunque dopo questa sovrapposizione \(B'\) va a coincidere con \(B\). Per ipotesi \(\widehat {A} \cong \widehat {A'}\): la semiretta \(A'C'\) va dunque a coincidere con la semiretta \(AC\). Per ipotesi \(AC \cong A'C'\), dunque \(C'\) va a coincidere con \(C\). I due triangoli, sovrapposti su due lati e sul vertice di mezzo, sono congruenti.
Attenzione!
Sul fondamento del primo criterio. La dimostrazione per “sovrapposizione” che abbiamo presentato è quella classica dell’Euclide. Essa fa uso, in modo implicito, dell’esistenza dei movimenti rigidi del piano, cioè dell’idea che si possa trasportare una figura senza deformarla. Nella sistemazione moderna (Hilbert) questa proprietà è un assioma, non un teorema: in altre parole, il primo criterio di congruenza è equivalente ad accettare l’invarianza delle figure per movimento rigido. Lo presentiamo come teorema seguendo la tradizione liceale italiana, ma il lettore tenga presente che il suo statuto logico è in realtà più vicino a quello di un postulato.
Il secondo criterio si fonda sul primo: dato il primo criterio, si dimostra il secondo per assurdo.
Teorema 32.2 — Secondo criterio di congruenza — ALA
Ipotesi. Nei triangoli \(\triangle ABC\) e \(\triangle A'B'C'\) si ha
Tesi. \(\triangle ABC \cong \triangle A'B'C'\).
Dimostrazione. Ragioniamo per assurdo: supponiamo che \(\triangle ABC\) e \(\triangle A'B'C'\) non siano congruenti. Tra i lati corrispondenti, in particolare, almeno uno dei due lati \(AC\) e \(A'C'\) deve essere diverso dall’altro (poiché su due lati e un angolo basterebbe il primo criterio per la congruenza). Sia, ad esempio, \(AC > A'C'\).
Sul lato \(AC\) del primo triangolo, prendiamo il punto \(D\) tale che \(AD \cong A'C'\) (esiste ed è unico). Si considerino i triangoli \(\triangle ABD\) e \(\triangle A'B'C'\). Per ipotesi:
Per il primo criterio di congruenza, \(\triangle ABD \cong \triangle A'B'C'\). In particolare,
Ma per ipotesi \(\widehat {ABC} \cong \widehat {A'B'C'}\), dunque
Le due semirette \(BD\) e \(BC\) formano allora con \(BA\) lo stesso angolo dalla stessa parte: per il postulato di trasporto degli angoli, esse devono coincidere. Ma allora \(D\) giace sulla semiretta \(BC\) e, dato che giace anche sul segmento \(AC\), deve essere \(D = C\). Si ha quindi \(AC \cong AD \cong A'C'\), contro l’ipotesi \(AC > A'C'\). La supposizione è insostenibile.
Pertanto \(AC \cong A'C'\), e per il primo criterio i due triangoli sono congruenti.
Una variante utile del secondo criterio, dimostrabile a partire dal teorema della somma degli angoli interni di un triangolo (Capitolo 35), è la seguente.
Teorema 32.3 — Secondo criterio generalizzato — LAA
La dimostrazione si riconduce al secondo criterio osservando che, se due angoli di un triangolo sono assegnati, anche il terzo è determinato (perché la somma è un angolo piatto, dunque costante); pertanto la conoscenza di un angolo adiacente al lato e dell’angolo opposto equivale alla conoscenza dei due angoli adiacenti al lato.
Il terzo criterio è il più sorprendente dei tre: garantisce che un triangolo è univocamente determinato dalle sole lunghezze dei suoi tre lati, senza informazioni angolari.
Teorema 32.4 — Terzo criterio di congruenza — LLL
Ipotesi. Nei triangoli \(\triangle ABC\) e \(\triangle A'B'C'\) si ha
Tesi. \(\triangle ABC \cong \triangle A'B'C'\).
Dimostrazione (cenni). L’idea della dimostrazione classica è la seguente. Si trasporti \(\triangle A'B'C'\) in modo che \(A'\) coincida con \(A\) e \(B'\) con \(B\) (possibile per il fatto che \(A'B' \cong AB\)), e tale che \(C'\) vada in un punto \(C''\) dalla parte opposta di \(C\) rispetto alla retta \(AB\). Si ottengono allora due triangoli, \(\triangle ABC\) e \(\triangle ABC''\), con lati corrispondenti congruenti. Considerando il quadrilatero \(ACBC''\), si osserva che i triangoli \(\triangle ACC''\) e \(\triangle BCC''\) sono isosceli (per la congruenza dei lati). Si conclude, usando il teorema sugli angoli alla base del triangolo isoscele (che dimostreremo nel Capitolo 33), che gli angoli \(\widehat {ACB}\) e \(\widehat {AC''B}\) sono congruenti, da cui per il primo criterio i due triangoli originari sono congruenti.
Nota
La piena dimostrazione del terzo criterio richiede il teorema del triangolo isoscele, che vedremo nel prossimo capitolo. La storia mostra che logicamente è possibile invertire l’ordine: alcuni autori (fra cui Hilbert) presentano il terzo criterio in modo autonomo, e ne deducono successivamente le proprietà del triangolo isoscele. Per chiarezza espositiva noi seguiamo l’ordine tradizionale.
Riconoscere quale criterio si possa applicare a una specifica configurazione è la chiave del metodo dimostrativo della geometria sintetica. Una strategia generale per impostare una dimostrazione è la seguente.
Procedura — Dimostrare la congruenza di due triangoli
Esempio 32.1 — Diagonale di un parallelogramma — anticipazione
Si abbia un quadrilatero \(ABCD\) in cui \(AB \cong CD\) e \(AD \cong BC\). Dimostriamo che la diagonale \(BD\) divide il quadrilatero in due triangoli congruenti.
Ipotesi. \(AB \cong CD\), \(AD \cong BC\).
Tesi. \(\triangle ABD \cong \triangle CDB\).
Dimostrazione. Consideriamo i due triangoli \(\triangle ABD\) e \(\triangle CDB\). Si ha:
Per il terzo criterio di congruenza (LLL), \(\triangle ABD \cong \triangle CDB\). In particolare, anche gli angoli corrispondenti sono congruenti: \(\widehat {ABD} \cong \widehat {CDB}\) e \(\widehat {ADB} \cong \widehat {CBD}\).
Esempio 32.2 — Triangoli rettangoli con cateti congruenti
Dimostriamo che due triangoli rettangoli sono congruenti se hanno ordinatamente congruenti i due cateti.
Ipotesi. \(\triangle ABC\) e \(\triangle A'B'C'\) con \(\widehat {C} \cong \widehat {C'} \cong \) retto, \(CA \cong C'A'\), \(CB \cong C'B'\).
Tesi. \(\triangle ABC \cong \triangle A'B'C'\).
Dimostrazione. I due triangoli hanno due lati corrispondenti congruenti (\(CA \cong C'A'\) e \(CB \cong C'B'\)) e l’angolo compreso, \(\widehat {C} \cong \widehat {C'}\), anch’esso congruente (entrambi retti). Per il primo criterio di congruenza, \(\triangle ABC \cong \triangle A'B'C'\).
Si osservi che in geometria del triangolo rettangolo questo criterio prende a volte il nome di criterio dei cateti: è semplicemente l’applicazione del LAL al caso \(\widehat {C} = \) retto.
Esempio 32.3 — Riconoscere il criterio applicabile
Per ciascuna delle seguenti coppie di triangoli, determiniamo quale criterio (se ne esiste uno) garantisce la loro congruenza.
(a) \(\triangle ABC\) e \(\triangle DEF\) con \(AB \cong DE\), \(\widehat {A} \cong \widehat {D}\), \(\widehat {B} \cong \widehat {E}\).
Si ha un lato (\(AB\) e \(DE\)) e i due angoli ad esso adiacenti (\(\widehat {A}, \widehat {B}\) e \(\widehat {D}, \widehat {E}\)). Si applica il secondo criterio (ALA).
(b) \(\triangle ABC\) e \(\triangle DEF\) con \(AB \cong DE\), \(BC \cong EF\), \(\widehat {A} \cong \widehat {D}\).
Qui i dati sono “lato, lato, angolo non compreso”. Questa configurazione non è in generale sufficiente a stabilire la congruenza (può dare luogo a due triangoli diversi, fenomeno noto come “caso ambiguo” in trigonometria). Nessun criterio dei tre principali si applica direttamente.
(c) \(\triangle ABC\) e \(\triangle DEF\) con \(AB \cong DE\), \(AC \cong DF\), \(BC \cong EF\).
Tre lati congruenti: si applica il terzo criterio (LLL).
(d) \(\triangle ABC\) e \(\triangle DEF\) con \(\widehat {A} \cong \widehat {D}\), \(\widehat {B} \cong \widehat {E}\), \(\widehat {C} \cong \widehat {F}\).
Tre angoli congruenti: i due triangoli sono simili, non necessariamente congruenti (saranno congruenti solo se anche un lato coincide). Nessun criterio di congruenza si applica.
Esempio 32.4 — Una dimostrazione articolata
Si abbia un triangolo \(\triangle ABC\) isoscele su base \(BC\) (cioè \(AB \cong AC\)). Sia \(M\) il punto medio di \(BC\). Dimostriamo che la mediana \(AM\) è anche altezza relativa a \(BC\).
Ipotesi. \(AB \cong AC\); \(M\) punto medio di \(BC\).
Tesi. \(AM \perp BC\).
Dimostrazione. Consideriamo i triangoli \(\triangle ABM\) e \(\triangle ACM\). Si ha:
Per il terzo criterio (LLL), \(\triangle ABM \cong \triangle ACM\). In particolare gli angoli \(\widehat {AMB}\) e \(\widehat {AMC}\) sono congruenti. Ma essi sono anche adiacenti, perché \(B\), \(M\), \(C\) sono allineati: dunque la loro somma è un angolo piatto. Due angoli adiacenti congruenti misurano ciascuno la metà di un piatto, cioè un retto. Quindi \(\widehat {AMB} \cong \widehat {AMC} \cong \) retto, ovvero \(AM \perp BC\).
Esercizio 32.1
Riepilogo
Video overview— panoramiche NotebookLM (clic per riprodurre)