“
Se due funzioni di \(x\), fra le quali sussiste la legge che per un valore di \(x\) l’una è minore e per un
altro valore è maggiore dell’altra, prendono per ogni valore intermedio di \(x\) valori in generale
differenti, allora deve esistere almeno un valore intermedio di \(x\) in cui le due funzioni si rendono
uguali.”
— Bernard Bolzano, Rein analytischer Beweis des Lehrsatzes… (1817), traduzione adattata
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Nel capitolo precedente (130) abbiamo definito la continuità di una funzione come una proprietà locale: \(f\) è continua in \(x_0\) se il limite per \(x \to x_0\) coincide con \(f(x_0)\). Si tratta di un’informazione che vive in un singolo punto e nei suoi intorni.
In questo capitolo facciamo un salto qualitativo: scopriamo che, se la continuità si verifica in ogni punto di un intervallo chiuso e limitato \([a,b]\), allora si possono dedurre proprietà globali potentissime, valide sull’intero intervallo. I tre teoremi che enunciamo — Weierstrass, valori intermedi (Bolzano-Darboux), zeri — sono i pilastri dell’analisi reale elementare e vengono detti teoremi globali sulle funzioni continue.
Tutti e tre sono teoremi di esistenza: non costruiscono il massimo o lo zero, ma garantiscono che esistono. La loro forza sta proprio qui: bastano poche ipotesi — continuità, dominio chiuso e limitato, eventualmente cambio di segno — per concludere risultati molto forti. Vedremo applicazioni nello studio di funzione (141), nella ricerca di massimi e minimi assoluti (139) e nella risoluzione approssimata di equazioni che non si lasciano risolvere algebricamente.
Karl Weierstrass (1815–1897), nelle sue lezioni a Berlino, formulò il teorema che oggi porta il suo nome e che rappresenta la versione rigorosa di un’intuizione antica: una funzione che si traccia “senza staccare la penna dal foglio” su un intervallo chiuso e limitato deve avere un punto più alto e uno più basso.
Teorema 131.1 — di Weierstrass
Sia \(f : [a,b] \to \mathbb{R} \) una funzione continua su un intervallo chiuso e limitato \([a,b]\). Allora \(f\) ammette massimo e minimo assoluti in \([a,b]\): esistono \(x_M, x_m \in [a,b]\) tali che
Si pone \(M = f(x_M) = \max _{[a,b]} f\) e \(m = f(x_m) = \min _{[a,b]} f\).
Dimostrazione. La dimostrazione completa richiede strumenti di topologia (teorema di Bolzano-Weierstrass sulle successioni: ogni successione limitata in \(\mathbb{R} \) ha una sottosuccessione convergente). L’idea è la seguente: si mostra prima che \(f\) è limitata (altrimenti si costruisce una successione \(x_n \in [a,b]\) con \(f(x_n) \to +\infty \); per Bolzano-Weierstrass si estrae \(x_{n_k} \to x^* \in [a,b]\) e la continuità darebbe \(f(x^*) = +\infty \), assurdo). Poi si pone \(M = \sup _{[a,b]} f\) e si costruisce una successione \(x_n\) con \(f(x_n) \to M\); passando a una sottosuccessione convergente a \(x_M \in [a,b]\), per continuità \(f(x_M) = M\). Analogamente per il minimo.
Le tre ipotesi sono tutte indispensabili: rimuovendone una sola, la tesi può venire a mancare.
Esempio 131.1 — Le tre ipotesi sono necessarie
Mostriamo che togliendo una sola delle ipotesi (continuità, chiusura, limitatezza) la tesi può fallire.
Esempio 131.2 — Polinomio su intervallo chiuso
\(f(x) = -x^2 + 4x - 1\) su \([0,3]\). È polinomio (continuo su \(\mathbb{R} \)), l’intervallo è chiuso e limitato: il teorema di Weierstrass garantisce l’esistenza di max e min. Studio: \(f'(x) = -2x + 4 = 0\) in \(x = 2\) (interno a \([0,3]\)). Confronto i valori: \(f(0) = -1\), \(f(2) = 3\), \(f(3) = 2\). Quindi \(M = 3\) (in \(x_M = 2\)), \(m = -1\) (in \(x_m = 0\)).
Esempio 131.3 — Funzione trigonometrica
\(f(x) = \operatorname{sen} x + \cos x\) su \([0, 2\pi ]\). Continua su un intervallo chiuso e limitato: max e min esistono. Si può scrivere \(f(x) = \sqrt {2}\,\operatorname{sen} (x + \pi /4)\), quindi \(M = \sqrt {2}\) (in \(x = \pi /4\)), \(m = -\sqrt {2}\) (in \(x = 5\pi /4\)).
Teorema 131.2 — dei valori intermedi
Sia \(f : [a,b] \to \mathbb{R} \) continua su \([a,b]\), e supponiamo \(f(a) \ne f(b)\). Allora, per ogni valore \(y\) compreso fra \(f(a)\) e \(f(b)\), esiste almeno un \(c \in (a,b)\) tale che \(f(c) = y\).
In forma sintetica: una funzione continua su un intervallo assume tutti i valori compresi tra due valori assunti. Geometricamente: tracciando una retta orizzontale \(y = \) costante, fra il livello di \(f(a)\) e quello di \(f(b)\), il grafico la deve attraversare almeno una volta.
Dimostrazione (cenno). La dimostrazione si riconduce al teorema degli zeri (sezione 131.4) applicato alla funzione \(g(x) = f(x) - y\): \(g\) è continua, \(g(a)\) e \(g(b)\) hanno segno opposto (perché \(y\) sta fra \(f(a)\) e \(f(b)\)), dunque \(g\) si annulla in qualche \(c \in (a,b)\), cioè \(f(c) = y\).
Corollario 131.1 — Proprietà di Darboux
L’immagine di un intervallo tramite una funzione continua è un intervallo.
In particolare, se \(f : I \to \mathbb{R} \) è continua su \(I\) intervallo, \(f(I)\) non può essere un’unione di due intervalli disgiunti: non ci sono “buchi”. Se inoltre \(I = [a,b]\) è chiuso e limitato, per Weierstrass \(f\) ha massimo \(M\) e minimo \(m\) in \([a,b]\), e per i valori intermedi \(f([a,b]) = [m, M]\): l’immagine è esattamente l’intervallo chiuso tra il minimo e il massimo.
Esempio 131.4 — Applicazione diretta
\(f(x) = x^3 + x - 5\) su \([1,2]\): \(f(1) = -3\), \(f(2) = 5\). La funzione è continua (polinomio); per il teorema dei valori intermedi, \(f\) assume in \((1,2)\) ogni valore compreso fra \(-3\) e \(5\). In particolare, esiste \(c \in (1,2)\) con \(f(c) = 0\) — ma anche con \(f(c) = 1\), con \(f(c) = -2\), e così via.
Esempio 131.5 — L’ipotesi di continuità è essenziale
Sia \(f(x) = \lfloor x \rfloor \) (parte intera) su \([0, 2]\). Si ha \(f(0) = 0\), \(f(2) = 2\), ma \(f\) non assume mai il valore \(y = 0.5\): l’immagine è \(\{0, 1, 2\}\), non un intervallo. Coerente: \(f\) non è continua (salti in \(x = 1\) e \(x = 2\)).
Il teorema degli zeri è il caso particolare del teorema dei valori intermedi per \(y = 0\). Storicamente venne dimostrato per primo da Bernard Bolzano nel 1817, in uno dei primi tentativi di analisi rigorosa: il titolo del lavoro, Dimostrazione puramente analitica del teorema che fra due valori che danno risultati di segno opposto giace almeno una radice reale dell’equazione, ne è quasi una parafrasi.
Teorema 131.3 — degli zeri (Bolzano, 1817)
Sia \(f : [a,b] \to \mathbb{R} \) continua su \([a,b]\) e supponiamo
(cioè \(f(a)\) e \(f(b)\) hanno segno opposto). Allora esiste almeno un \(c \in (a,b)\) tale che \(f(c) = 0\).
Dimostrazione (metodo di bisezione). Senza perdere generalità \(f(a) < 0 < f(b)\). Poniamo \(a_0 = a\), \(b_0 = b\). Per ogni \(n \ge 0\) consideriamo il punto medio \(m_n = (a_n + b_n)/2\) e definiamo:
Costruiamo così intervalli annidati \([a_n, b_n]\) di lunghezza \((b-a)/2^n\), con \(f(a_n) \le 0 \le f(b_n)\). Le successioni \((a_n)\) e \((b_n)\) sono monotone e limitate, dunque convergenti a un comune limite \(c\) (l’unico punto comune a tutti gli intervalli). Per continuità di \(f\):
quindi \(f(c) = 0\).
Attenzione!
Il teorema garantisce esistenza, non unicità. Per ottenere l’unicità si aggiunge tipicamente la monotonia di \(f\) in \([a,b]\) (vedi sezione 131.5).
Esempio 131.6 — Esistenza di una soluzione
Mostrare che l’equazione \(e^x = 3 - x\) ha almeno una soluzione in \((0, 1)\).
Poniamo \(f(x) = e^x - 3 + x\), continua su \(\mathbb{R} \). Valutiamo agli estremi:
Per il teorema degli zeri esiste \(c \in (0,1)\) con \(f(c) = 0\), cioè \(e^c = 3 - c\).
Esempio 131.7 — Metodo di bisezione
Approssimiamo lo zero di \(f(x) = x^3 + x - 1\) in \([0,1]\) con tre iterazioni di bisezione. Si ha \(f(0) = -1 < 0\) e \(f(1) = 1 > 0\): il teorema garantisce uno zero.
Dopo tre iterazioni lo zero \(c\) è confinato in \([0.625, 0.75]\), ampiezza \(0.125\). Il valore esatto è \(c \approx 0.6823\).
Il teorema degli zeri da solo non garantisce unicità: una funzione continua può cambiare segno e attraversare l’asse \(x\) molte volte. Se però \(f\) è anche strettamente monotona in \([a,b]\), allora lo zero, se esiste, è unico.
Procedura — Unicità della soluzione di \(f(x) = 0\)
Per dimostrare che l’equazione \(f(x) = 0\) ha esattamente una soluzione in \([a,b]\):
Teorema 131.4 — Radici reali dei polinomi di grado dispari
Ogni polinomio di grado dispari a coefficienti reali ha almeno una radice reale.
Dimostrazione. Sia \(P(x) = a_n x^n + a_{n-1} x^{n-1} + \cdots + a_0\) con \(n\) dispari e \(a_n \ne 0\). Senza perdere generalità \(a_n > 0\). Allora
(perché \(n\) è dispari). Esistono dunque \(a\) molto negativo con \(P(a) < 0\) e \(b\) molto positivo con \(P(b) > 0\). \(P\) è continuo su \([a,b]\) (è polinomio): il teorema degli zeri dà \(c \in (a,b)\) con \(P(c) = 0\).
Teorema 131.5 — Punto fisso per funzioni continue di un intervallo in sé
Sia \(f : [a,b] \to [a,b]\) continua. Allora \(f\) ha almeno un punto fisso: esiste \(c \in [a,b]\) con \(f(c) = c\).
Dimostrazione. Poniamo \(g(x) = f(x) - x\). \(g\) è continua. Agli estremi:
Se \(g(a) = 0\) allora \(c = a\) è punto fisso; se \(g(b) = 0\) allora \(c = b\) lo è; altrimenti \(g(a) > 0\) e \(g(b) < 0\) hanno segno opposto, e per il teorema degli zeri esiste \(c \in (a,b)\) con \(g(c) = 0\), cioè \(f(c) = c\).
Esempio 131.8 — Massimo e minimo assoluti di una funzione su intervallo chiuso
Determinare massimo e minimo assoluti di \(f(x) = x^3 - 3x\) su \([-2, 2]\).
Algebra prima dei numeri. \(f\) è polinomio, dunque continua su \(\mathbb{R} \); \([-2,2]\) è chiuso e limitato: per Weierstrass max e min esistono. I candidati sono gli estremi dell’intervallo e i punti interni in cui \(f'(x) = 0\):
Entrambi \(\pm 1\) sono interni a \([-2,2]\). Valutiamo \(f\) nei quattro candidati:
Quindi \(M = 2\), raggiunto in \(x = -1\) e in \(x = 2\); \(m = -2\), raggiunto in \(x = -2\) e in \(x = 1\).
Esempio 131.9 — Esistenza e unicità della soluzione
Mostrare che l’equazione \(x^3 + x = 10\) ha esattamente una soluzione reale.
Sia \(f(x) = x^3 + x - 10\). \(f\) è polinomio (continua su \(\mathbb{R} \)). Esistenza: \(f(0) = -10 < 0\), \(f(3) = 27 + 3 - 10 = 20 > 0\). Per il teorema degli zeri esiste \(c \in (0,3)\) con \(f(c) = 0\). Unicità: \(f'(x) = 3x^2 + 1 > 0\) per ogni \(x \in \mathbb{R} \), quindi \(f\) è strettamente crescente su \(\mathbb{R} \) — in particolare iniettiva: la soluzione è unica.
Esempio 131.10 — Equazione trascendente
Provare che l’equazione \(\cos x = x\) ha esattamente una soluzione in \([0, \pi /2]\).
Sia \(f(x) = \cos x - x\), continua su \(\mathbb{R} \). Agli estremi:
Segni opposti: esiste \(c \in (0, \pi /2)\) con \(f(c) = 0\), cioè \(\cos c = c\). Inoltre \(f'(x) = -\operatorname{sen} x - 1 < 0\) per \(x \in (0, \pi /2]\) (perché \(\operatorname{sen} x > -1\) lì), quindi \(f\) è strettamente decrescente: la soluzione è unica. Il valore numerico approssimato è \(c \approx 0.7391\) (la cosiddetta costante di Dottie).
Esempio 131.11 — Polinomio di grado dispari
Mostrare che \(P(x) = x^5 - 4x^3 + 2x - 7\) ha almeno una radice reale.
\(P\) è polinomio di grado dispari \(5\): per il teorema sui polinomi di grado dispari, esiste almeno una radice reale. Localizziamola: \(P(0) = -7\), \(P(2) = 32 - 32 + 4 - 7 = -3\), \(P(3) = 243 - 108 + 6 - 7 = 134\). Tra \(2\) e \(3\) il segno cambia: la radice cercata sta in \((2,3)\).
Esempio 131.12 — Punto fisso esplicito
Sia \(f : [0,1] \to [0,1]\) definita da \(f(x) = (x + 1)/3\). Verificare che \(f\) è una mappa di \([0,1]\) in sé, dedurre l’esistenza di un punto fisso e trovarlo.
Mappa in sé: \(x \in [0,1] \Rightarrow x + 1 \in [1,2] \Rightarrow (x+1)/3 \in [1/3, 2/3] \subseteq [0,1]\). Continua: sì (è affine). Per il teorema del punto fisso esiste \(c \in [0,1]\) con \(f(c) = c\). Risolvendo: \(c = (c+1)/3 \Rightarrow 3c = c + 1 \Rightarrow c = 1/2\). Notiamo che \(1/2 \in [1/3, 2/3]\), coerente.
Esempio 131.13 — Bisezione con tolleranza assegnata
Quante iterazioni di bisezione servono per localizzare lo zero di \(f(x) = x^2 - 2\) in \([1,2]\) con errore minore di \(10^{-3}\)?
Lo zero cercato è \(c = \sqrt {2}\). Dopo \(n\) iterazioni l’intervallo ha ampiezza \((b-a)/2^n = 1/2^n\); il punto medio ne dista al massimo \(1/2^{n+1}\). Imponiamo
Bastano 9 iterazioni. (In effetti \(2^{10} = 1024\).)
Esercizio 131.1
Riepilogo